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LA CONFERENZA STAMPA

Sanremo 2026, la seconda serata risale nello share ma accorcia la platea: numeri, contesto e perché la Rai parla di «Festival in ottima salute»

Ascolti in calo in valori assoluti ma con una quota di pubblico in crescita: i dati Auditel/Total Audience, i picchi, il confronto con le scorse edizioni e le parole di Carlo Conti e della Rai. Ecco cosa dicono davvero i numeri

26 Febbraio 2026, 14:35

14:42

Sanremo 2026, la seconda serata risale nello share ma accorcia la platea: numeri, contesto e perché la Rai parla di “festival in ottima salute”

Ascolti in calo in valori assoluti ma con una quota di pubblico in crescita: i dati Auditel/Total Audience, i picchi, il confronto con le scorse edizioni e le parole di Carlo Conti e della Rai. Ecco cosa dicono davvero i numeri

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Una platea che si assottiglia, una percentuale che cresce: nell’intercapedine di questo apparente paradosso si gioca l’identità televisiva del Festival di Sanremo 2026. Alle 21:57 l’Ariston sfiora il primo picco della serata: l’ingresso di Pilar Fogliati accanto a Laura Pausini trascina fino a 13.389.000 schermi accesi; poco dopo la mezzanotte, alle 00:49, lo show di Lillo spinge lo share fino al 65,73%. Eppure, a fine corsa, la media racconta un’altra verità: la seconda serata si chiude a 9.053.000 spettatori con share al 59,5%, secondo la rilevazione di Auditel/Total Audience. Un quadro che, al netto dei confronti con gli anni d’oro, porta la Rai a definire il Festival “in ottima salute”, forte di una quota che sale rispetto al debutto del 24 febbraio e di un posizionamento tra i migliori risultati degli ultimi decenni.

Il numero che conta davvero: share in crescita, platea più piccola

La seconda serata totalizza in media 9.053.000 spettatori e 59,5% di share, con una crescita di circa +1,5 punti rispetto alla prima serata (ferma al 58% con 9,6 milioni). In altre parole, il Festival intercetta una porzione più ampia dei telespettatori presenti davanti alla tv, pur rivolgendosi a una platea complessiva leggermente più ridotta rispetto alla vigilia.

Tradotto: la “torta” complessiva degli spettatori in quella fascia oraria è un po’ più piccola, ma la fetta di Rai 1 si allarga. È il segno di una tenuta competitiva del brand Festival in un prime time affollato da eventi e controprogrammazione.

I picchi: quando lo spettacolo si allarga

Picco in valori assoluti alle 21:57: 13.389.000 telespettatori davanti alla performance con Pilar Fogliati e Laura Pausini. Picco di share alle 00:49: 65,73% durante il bis di Lillo. Questi sono i numeri comunicati e rilanciati da ilfattoquotidiano.it. Alcune agenzie segnalano lievi scostamenti (picco assoluto a 13.706.000 alle 21:47 e picco share al 66,1% alle 00:48), oscillazioni fisiologiche che non cambiano il senso della serata: la parte centrale-prima e la coda notturna restano i momenti più “caldi” del mercoledì sanremese.

Che cos’è la “Total Audience” e perché rende sensati i confronti

Dal dicembre 2024 Auditel ha introdotto la Total Audience, metrica che somma tv tradizionale e fruizioni da dispositivi digitali, rendendo i confronti 2025–2026 più lineari e affidabili rispetto al passato. Ne deriva che il - (meno) in valori assoluti e il + (più) nello share di quest’anno sono due facce della stessa fotografia, scattata con lo stesso obiettivo.

È anche per questo che il giudizio non può ridursi all’aritmetica “pura” del pubblico medio: il perimetro di consumo è più frammentato, la capacità di Rai 1 di concentrare oltre la metà della platea resta un fattore dirimente per inserzionisti, industria musicale e immaginario collettivo.

Le parole della Rai: “Festival in ottima salute”

Il direttore dell’Intrattenimento Prime Time Rai, Williams Di Liberatore, ha letto i dati in conferenza stampa: “Un Festival in ottima salute con numeri importanti. Lo share cresce di un punto e mezzo rispetto alla prima serata ed è il quarto miglior risultato dal 1995 a oggi”. Il criterio, sottolinea il manager, è guardare l’evento “nella sua interezza”, incrociando share, consumo digitale e rilevanza editoriale. È una cornice interpretativa coerente con i mercati maturi dell’audience, dove la qualità della quota pesa almeno quanto la quantità della platea.

L’ironia (strategica) di Carlo Conti

In sala stampa Carlo Conti sceglie il registro dell’autoironia per raffreddare il dibattito: “Gli ascolti sono diminuiti e la colpa è del direttore artistico; lo share è aumentato e il merito non è del direttore artistico”. Una battuta che fa due cose insieme: riconosce il calo in valori assoluti rispetto al 2025 e, al tempo stesso, rivendica la crescita percentuale come indice di tenuta editoriale. Un modo elegante – e pratico – per spostare la discussione dalle curve al progetto, senza negare i numeri.

La bussola dei confronti: 2026 vs 2025 (e oltre)

Nel 2025 la seconda serata registrò, in media, circa 11,8 milioni con 64,6% di share: il 2026 perde poco meno di 3 milioni e oltre 5 punti percentuali rispetto a quel benchmark eccezionale, ma resta in un’area alta se rapportata alla storia lunga del Festival post-1995.

Nel confronto immediato con la prima serata 2026 (media 9,6 milioni e 58%), la seconda serata guadagna +1,5 punti di share pur con una flessione contenuta di pubblico medio, segnale di fidelizzazione nella fruizione e di una linea editoriale che ha funzionato nella distribuzione dei momenti forti.

Se allarghiamo lo sguardo, diversi osservatori evidenziano come il 59–60% di share collochi questa seconda serata tra i risultati più alti degli ultimi trent’anni a parità di metrica, confermando che l’asticella del 2025 resta un unicum difficilmente replicabile, ma che la “nuova normalità” del Festival si attesta comunque molto sopra la media del prime time generalista.

Cosa incide davvero sugli ascolti: fattori esogeni ed editoriali

  1. Il calendario televisivo ha proposto eventi sportivi in concorrenza, variabili che il direttore artistico ha citato con ironia (“partite e contropartite”, “ruote e controruote”). Anche il meteo più mite di fine febbraio – ha scherzato Conti – può ridurre la “platea potenziale” in early prime time, favorendo la socialità fuori casa. Fattori esogeni? Sì, ma prevedibili, e con effetti ormai tracciati sui grafici Auditel.
  2. Dal lato editoriale, il mercoledì ha puntato su una miscela di ospiti ad alta riconoscibilità e narrazione musicale. Il picco con Pilar Fogliati e Laura Pausini rivela la forza delle contaminazioni pop; la coda con Lillo segnala l’appeal del comedy factor come driver di retention nella notte. Scelte coerenti con l’obiettivo di equilibrare target e di “spalmare” momenti virali sull’intero arco della diretta.

La strategia di racconto: la “metrica mista” come chiave di lettura

La Rai insiste su una metrica mista: share, consumo digitale, engagement su RaiPlay e social. Nella conferenza stampa del mercoledì, Williams Di Liberatore ha rimarcato la crescita della quota e del digitale, interpretando il 59,5% come un “quarto miglior risultato dal 1995”, un dato utile a riportare il Festival nella sua dimensione storica e non in un one-off da inseguire.

Il ragionamento ha un fondamento: la Total Audience ha riallineato le basi del confronto, mentre il comportamento ibrido del pubblico (tra tv lineare e on demand) impone di leggere i risultati su più assi temporali. Anche per questo, alcuni scostamenti di picco tra fonti (minuti e valori leggermente diversi) non sono anomalie ma segnali della dinamica fluida del consumo live.

Le voci in sala stampa: tra understatement e realismo

  1. L’understatement di Carlo Conti è una scelta di posizionamento: alleggerire la pressione mediatica, ricompattare la squadra, riportare la conversazione sulle scelte artistiche. Ma è anche un segnale verso il mercato: “guardate allo share, non solo agli spettatori medi”. In un’industria dove la monetizzazione pubblicitaria e il valore promozionale passano dalla “presa” sul pubblico presente, la percentuale – al netto della platea – racconta la capacità di Rai 1 di vincere la serata.
  2. Dal lato Rai, l’accento sul “quarto miglior risultato dal 1995” non è un esercizio di nostalgia, ma un criterio per storicizzare l’oggi: se la tv generalista del 2026 può ancora mobilitare simili quote, significa che il Festival continua a essere un bene culturale condiviso, oltre che un asset industriale.

Perché la seconda serata è un test cruciale

Tradizionalmente, il mercoledì misura la resilienza della kermesse: superata la curiosità della prima, la seconda serata verifica la tenuta dell’impianto e la forza delle storie. Il rimbalzo dello share (+1,5), i picchi distribuiti e la coda in crescita percentuale dicono che la macchina di Sanremo ha ingranato. Resta il nodo del calo assoluto: la curva andrà osservata sulla terza e, soprattutto, sulla serata finale, quando l’interesse musicale e la competizione tradizionalmente allargano la platea.