stile a sanremo
I look della terza serata: dominano anni '70 e stile gangster, Irina di beleniana memoria. E la nonna approva la discrezione
Il racconto insolito della serata del giovedì. Grandi regine le due co-presentatrici e i loro cambi di abito
Al via la terza serata di Sanremo, ai tempi di mia nonna forse sarebbe stata l’ultima, ai nostri stiamo ancora in alto mare, quello di Sanremo, appunto. A proposito, lei lo chiama Festivàl, con l’accento sulla A. Come si conviene a chi le edizioni le ha viste tutte, dal 1951 ad oggi. Non oso correggerla. “Che te ne pare dell’abito di Laura Pausini?”, le chiedo: “Non è ancora in onda”. “Ma come nonna! È appena iniziato, accendi la tv”. Stasera si esibiscono gli altri 15 big, si comincia.
Carlo Conti non molla lo scettro di eleganza che gli abbiamo affidato la prima sera, ma stavolta opta per l’abbinamento gilet e cravatta, sempre sui toni blu notte e sempre dello stilista Stefano Ricci.
Laura Pausini dopo la svolta dei pantaloni di ieri abbandona Armani in favore di Alberta Ferretti e torna in abito: a vita bassa, in velluto con strascico di piume dal quale si intravedono le gambe, rimaste rigorosamente nascoste nei giorni precedenti. Un look d’ispirazione spagnola evocata anche dall’acconciatura dei capelli, raccolti in una coda da un grande fiocco.
Gianluca Gazzoli che presenta la finale delle nuove proposte, per la sua seconda e ultima apparizione sul palco dell’Ariston (almeno per questa edizione), sceglie un abito di Emporio Armani spezzato. E noi, per non fargli torto, spezziamo pure il giudizio, salvando solo il doppiopetto in velluto blu, il pantalone bianco abbinato sotto fa un po’ gelataio, un po’ benvenuta primavera. E va bene che a Sanremo fa già caldo, però…
A cantare comincia Angelica che, a differenza di ieri, in bianco, sfoggia un outfit total black con camicia aperta a scoprire la pancia, e pantaloni. In pendant con il suo avversario nella gara, Nicolò Filippucci, che, con la blusa trasparente e i pantaloni brillanti, ricorda Blanco nel duetto di Brividi insieme a Mahmood. Una reference che profuma di vittoria, che toccò al duo nel 2022 e che infatti tocca anche a lui, che si aggiudica il titolo di migliore nuova proposta del 2026. Angelica si accontenta (si fa per dire) del nostro attestato di stile ma soprattutto del premio della critica Mia Martini e della sala stampa Lucio Dalla.
Al via anche la gara dei big, i primi a salire sul palco sono Maria Antonetta e Colombre che continuano ad attestarsi sulle influenze anni ’70. Il fondo schiena di lei che rischia di fare capolino dal mini abito è il vero protagonista dell’esibizione. Speriamo ne nasca almeno una polemica.
La quota bellezza disarmante di questo Sanremo scende le scale: la co-conduttrice della terza serata, Irina Shayk. Di bella è bella da mozzare il fiato, peccato sia vestita come una vedova siciliana d’altri tempi, in piena estate: pizzo nero, costume intero e pareo. La nonna mi rivolge uno sguardo complice, un po' divertito, anche tacendo dice più di tante parole.
Conquista il palco Leo Gassman, anche lui vittima dal trend anni ’70, la decade più abusata di questi giorni: l’insieme risulta nel complesso di un’eleganza informale adatta alla sua età.
Malika interpreta il suo brano con un look giocoso ma raffinato che regala un po’ di verve e di movimento ad una serata senza eccessi. Maxi paillettes a disco applicate sull’abito riflettono la luce durante tutta l’esibizione.
Il nuovo outfit di Irina lascia a bocca aperta, un po' per il cappello, accessorio inedito per Sanremo, un po’ per la salopette rivelatrice che evoca farfalle di Beleniana memoria. L’ensemble è del designer Riccardo Tisci per Givenchy.
Arriva Sal Da Vinci, ancora una volta in un completo sartoriale dalla vestibilità impeccabile, sempre in nero ma la sua attitudine frizzante accende anche l’abbigliamento più serio.
È il momento del primo cambio di Laura, che, in Alberta Ferretti, splende come un sole sul palco dell’Ariston con un abito senza spalline in chiffon, etereo, quasi impalpabile ma forse un po’ troppo acceso, ci riporta al mondo delle principesse Disney con Belle della Bella e la Bestia.
Compare Tredici Pietro. "Ah, il figlio di Gianni Morandi è? Si sono presentati tutti i figli d’arte” è il commento di nonna C****. Il look è fluido e cade bene ma i colori suggeriscono quelli della mise di Leonardo Di Caprio nel ruolo di Jacke poco prima del naufragio del Titanic.
Raf versione grande puffo in velluto ceruleo con tanto di scarpe in pendant riesce ad attingere ad un immaginario stilistico che mai avremmo pensato di vedere riproposto sul palco della kermesse canora dell’anno.
Ecco Eros Ramazzotti e Alicia Keys, entrambi in nero, lei con una tuta in pelle che si addice al suo personaggio, lui con un completo Giorgio Armani illuminato da un fiore sul rever. Risolto un problema tecnico l’esibizione può cominciare.
Francesco Renga conquista il palco in un doppiopetto di Canali che sembra bagnato dalla pioggia, merito dei cristalli applicati sulle spalle. Nonna C**** dice “scombinato nei capelli ma è vestito bene”.
Eddie Brock elegante in ton sur ton con un completo su misura dalle note cioccolato di Luigi Bianchi Flirt.
Terzo look per Irina che attinge all’archivio 2014 di Riccardo Tisci per Givenchy con un abito di paillettes con frange che si aprono sul fondo con un arcobaleno di colori. Il comico Ubaldo Pantani, ospite della serata, commenta: “Me lo ricordavo diverso il pantone”, come dargli torto.
Fine secondo tempo, arriva l’ultimo cambio di Laura Pausini: “Quest’abito marrone non mi piace proprio, non ha niente di bello”, “se non altro le dona, nonna”, intervengo io. “Non mi fa nessuna simpatia”, ribatte lei. Mi taccio. Sempre di Alberta Ferretti, è tempestato di paillettes effetto bagnato che catturano la luce ed esaltano le forme, alleggerite dalle maniche a cappa in chiffon.
È il turno di Serena Brancale che, virato su uno stile decisamente più sobrio rispetto all’anno scorso, abbraccia tuttavia una semplicità eccessiva per un palco importante come quello dell’Ariston.
Ci pensa Samurai Jay a ridare brio alla moda sanremese, a modo suo: in total white con soprabito lungo e scarpe a punta in coordinato.
Finalmente arriva Arisa, reginetta canora per la nonna, icona anni ’20 per la serata. L’abito su misura di Des Phemmes è un tubino in maglia ricamato di Swarovski degno delle feste iconiche del Grande Gatsby.
Arriva Michele Bravi e sfodera l’altro trend di questa 76ª edizione, lo stile gangster. In doppiopetto, che quest’anno va forte, marrone, abbinato ad un pantalone dal fit ampio di Antonio Marras.
Luchè, fedele all’estetica urban, indossa una mise Louis Vitton che ruota attorno ad un unico focus: la giacca in tessuto teddy.
Altri due artisti in gara e sarà il momento della classifica. Mara Sattei prosegue la liaison con Vivienne Westwood, come la prima sera ma cambia colore optando per un rosso ciliegia caratterizzato da un bustier con spalline scivolate.
Manca una sola esibizione ma non prima di aver apprezzato l’ultimo cambio d’abito della co-conduttrice per una notte Irina Shayk. Il più elegante, forse perché di una sensualità accennata e non urlata. Ancora una volta attinto dall’archivio di Riccardo Tisci.
Sayf chiude la scaletta in versione Michael Jackson con un completo grigio che si accende di luce con la camicia e la cravatta di cristalli, poteva andare peggio, ma anche meglio.
Il giudizio della nonna? “Quest’anno l’abbigliamento è discreto, delle donne ma anche degli uomini e persino dei più giovani, gli altri anni si sono presentati con i pantaloni tutti strappati, e in eurovisione abbiamo fatto brutta figura. Li promuovo!”. L’oracolo ha parlato, cala il sipario sulla terza serata del Festivàl, possiamo andare a letto.

