il festival
Sanremo e l'ospitata di Vincenzo Schettini che diventa un giallo: dopo la bufera social il prof più famoso del web sarà all'Ariston?
Nelle ultime ore le accuse all'influencer di alzare i voti ai suoi alunni in base ai like ai suoi contenuti. Sembrava dovesse rinunciare, invece sarà sul palco per parlare di "dipendenze dei giovani: droga, alcol, social"
L'edizione 2026 del Festival di Sanremo si è tinta di giallo durante le ore frenetiche che precedono il penultimo atto della kermesse. Al centro della bufera mediatica non figura un cantante in gara, bensì il professore-influencer più popolare d’Italia: Vincenzo Schettini, fondatore e volto del celebre progetto digitale "La Fisica che ci piace".
Invitato sul palco dell’Ariston per affrontare il delicato e attualissimo tema delle "dipendenze dei giovani: droga, alcol, social", Schettini si è ritrovato paradossalmente travolto da una bufera che riguarda proprio il suo presunto uso spregiudicato delle piattaforme digitali all'interno della scuola.
Il giallo del forfait smentito
La giornata sanremese si è aperta all'insegna del caos comunicativo. Fin dal mattino, i telefoni degli addetti ai lavori hanno iniziato a vibrare all’unisono rilanciando un flash clamoroso: "Ha rinunciato". Si parlava di una scelta dettata da ragioni di "opportunità comunicativa", un modo per sottrarsi a un clima giudicato ormai troppo polarizzato a causa delle crescenti polemiche. Tuttavia, a poche ore dalla diretta, il clamoroso ribaltone. Durante la conferenza stampa della Rai, il vicedirettore del Prime Time, Claudio Fasulo, ha smentito categoricamente il forfait, confermando la presenza di Schettini per parlare proprio di dipendenze "soprattutto social". Dall'entourage del docente anzi è trapelato che non vi fosse mai stata alcuna reale intenzione di rinunciare.
La scintilla: la "cultura in vendita"
Ma qual è l'origine di questo incendio mediatico? Il primo fiammifero è stato acceso durante un'intervista rilasciata al podcast "Passa dal BSMT" condotto da Gianluca Gazzoli. In quella sede, Schettini ha delineato una visione del futuro scolastico che ha fatto storcere il naso ai puristi dell'educazione: ha ipotizzato una scuola fruibile "moltissimo anche online" e ha suggerito che i docenti potrebbero optare per il "part-time" per dedicarsi alla creazione di contenuti, "magari anche a pagamento". A far esplodere la polemica è stata una sua provocazione specifica: "Perché un prodotto deve essere in vendita in un supermercato e perché la buona cultura non deve essere in vendita?". Queste parole, accusate di voler "mercificare" l'istruzione, hanno fatto rapidamente il giro del web, scatenando reazioni indignate nel mondo della scuola.
Le accuse degli ex alunni: l'algoritmo entra in classe
Dal dibattito puramente teorico, la polemica si è presto spostata sulle dinamiche interne alle aule scolastiche, aprendo un fronte ben più dirompente: quello dei metodi di lavoro e dei criteri di valutazione. Diverse testimonianze di ex studenti sono emerse in rete, delineando un quadro in cui la didattica si intreccia pericolosamente con le logiche dei social network. I ragazzi hanno raccontato di lezioni registrate in classe per essere caricate su YouTube – con l'ausilio di smartphone e stabilizzatori – e di veri e propri "compiti social". L'accusa più pesante riguarda la promessa di "bonus fino a due voti in più" per chi avesse interagito con le dirette del professore. Secondo quanto riportato da MOW, esisteva un vero e proprio tariffario: un "pollice in su valeva 0,25 punti", mentre un "cuore" fruttava "0,5 punti". Per incassare il bonus e alzare il voto finale, gli studenti avrebbero dovuto presentare un "report" delle interazioni al momento dell'interrogazione. A corroborare queste tesi sono intervenute schermate di chat interne pubblicate da Newsroom Italia e riprese dalla newsletter "Vale Tutto" di Selvaggia Lucarelli, dove gli studenti discutevano apertamente su "cosa commentare" per ottenere i fatidici crediti extra.
La difesa del prof e il mistero dei video rimossi
Visualizza questo post su Instagram
Travolto dalla valanga mediatica, Vincenzo Schettini ha affidato la sua difesa all'agenzia ANSA. Il professore ha respinto fermamente le accuse di coercizione, definendo "infelice" e puramente "ironico" l'uso del verbo "costringere". "Se io avessi veramente costretto i miei studenti, sarebbe arrivata una lamentela, una segnalazione. A scuola non è arrivato mai niente, se non lodi", ha affermato. A dargli manforte, un dato istituzionale oggettivo aggiornato al 25 febbraio 2026: all'Ufficio scolastico regionale non risulta depositata alcuna segnalazione formale a suo carico. Inoltre, una nutrita schiera di studenti si è mossa in sua difesa. Sul profilo Instagram della sua pagina è comparsa una lettera di solidarietà firmata da 24 rappresentanti d'istituto. Ciononostante, il clima resta teso: oltre 100 video sarebbero stati rimossi dai canali ufficiali del professore, trasformando anche il catalogo digitale in un silenzioso campo di battaglia.