IL FESTIVAL
Sanremo, Adriano Celentano si schiera: «Bravo, è impossibile che non vinca lui»
Il post notturno del Molleggiato che non lascia dubbi sulla sua preferenza e che però non ha spiazzato gli addetti ai lavori
Alla vigilia della finale del 76° Festival di Sanremo, in programma domani, un intervento a sorpresa ha rimescolato le gerarchie mediatiche – e forse anche quelle del televoto: Adriano Celentano, fresco degli 88 anni, ha rotto il suo proverbiale riserbo per incoronare pubblicamente Ermal Meta.
In un post su Instagram apparso tra il pomeriggio del 26 febbraio e la notte della terz’ultima serata, il Molleggiato ha affidato alla rete poche, cristalline parole: “Bravo Ermal! La tua canzone è bellissima… è quasi impossibile che tu non vinca!”. Una frase scarna ma inequivocabile, immediatamente rimbalzata su tutte le testate nazionali, capace di trasformare un semplice “like” in un caso mediatico.
Per un artista che negli ultimi anni ha scelto il basso profilo, riaffacciandosi sporadicamente sui social con lucidità e autoironia, una presa di posizione così esplicita pesa ben oltre il valore di un pronostico. La reazione di Ermal Meta è stata immediata, trasformando lo scambio digitale in una breve, intensa narrazione capace di unire due generazioni. Dopo lo stupore iniziale, espresso con alcune emoji e la frase “Che onore maestro!”, il cantautore ha imbracciato la chitarra e, in un’inquadratura essenziale, ha dedicato a Celentano un frammento di “Acqua e sale”, lo storico duetto con Mina. L’omaggio, circolato rapidamente su X e Instagram, ha offerto a una parte del pubblico sanremese un baricentro emotivo, restituendo la sensazione concreta di un passaggio di testimone.
Cosa ha spinto un “mostro sacro” a esporsi con tale nettezza? La risposta è nell’anima di “Stella stellina”, il brano in gara di Meta. Costruita su un paradosso consapevole – un ritmo che invita al movimento in contrasto con un testo che costringe a guardare in faccia la tragedia – la canzone, nata come filastrocca canticchiata alla figlia, si è trasformata in un’allegoria che dà voce a una bambina palestinese senza nome, simbolo di tutti i piccoli colpiti dalla guerra. In sala stampa, Meta ha sottolineato come il silenzio sia il grande tema del nostro tempo, rivendicando la necessità di pronunciare parole come “Gaza” e “Palestina”, da considerare realtà da nominare a voce alta e non “bestemmie”.
L’intuizione del Molleggiato trova peraltro sponda anche nei numeri e nelle analisi degli addetti ai lavori. L’idea che Ermal Meta sia il principale favorito poggia sulla sua credibilità critica, sulla forza radiofonica e sulla capacità di mobilitare i fan. Un algoritmo predittivo “multi-fattore” diffuso online lo indica come il profilo più coerente con l’architettura di voto di questo 76° Festival, attribuendogli una probabilità di vittoria del 24,6%. Non è una scienza esatta, ma il dato certifica la centralità del suo brano nel meccanismo della competizione.