la kermesse
Sanremo, il trionfo "quasi" neomelodico di Sal Da Vinci e il passaggio del testimone tra Carlo Conti e Stefano De Martino: sipario sul Festival
Il cantante napoletano vince e dedica il successo alla sua città. Al secondo posto Sayf. Serata segnata da appelli per la pace e l'omaggio alle vittime di violenza domestica
Sal Da Vinci trionfa al Festival di Sanremo 2026 con il brano «Per sempre sì». In un serrato testa a testa finale supera Sayf, in gara con «Tu mi piaci tanto». Terzo posto per Ditonellapiaga con «Che fastidio!», a cui va anche il Premio Giancarlo Bigazzi per la migliore composizione musicale; quarta Arisa con «Magica favola», quinti Fedez & Masini — tra i favoriti della vigilia — con «Male necessario». A loro anche il Premio Bardotti per il miglior testo, mentre Fulminacci, con «Stupida sfortuna», si aggiudica il Premio della Critica Mia Martini.
L’epilogo della kermesse fa i conti con l’eco dell’attacco all’Iran e con la crisi internazionale: nei minuti in cui fa il giro del mondo la notizia della morte di Ali Khamenei, la serata si apre con le parole di Carlo Conti e delle co-conduttrici Laura Pausini e Giorgia Cardinaletti, che rilanciano l’appello dell’Unicef per i bambini, soprattutto nelle aree di conflitto.
«Da una parte vorremmo il popolo iraniano libero da oppressione e sofferenze, dall’altra — sottolinea Cardinaletti — si sta aprendo un conflitto di cui non conosciamo l’esito. Il ruolo del servizio pubblico è cercare di capire cosa accadrà, lo stiamo facendo e continueremo a farlo grazie al lavoro di inviati e corrispondenti».
A metà serata, al rientro dallo spazio del Tg1, il pubblico dell’Ariston scandisce «Pace, pace». Anche diversi artisti prendono posizione. Le Bambole di Pezza cantano «Resta con me», Cleo sfoggia sull’abito sottoveste rosa cipria la scritta «Give Peace a Chance» e urla «Diamo una chance alla pace». Leo Gassmann chiude «Naturale» con «Abbasso la guerra e le tirannie, viva la pace e l’amore!». Ermal Meta propone «Stella Stellina», trasformando la filastrocca in «un urlo di dolore per tutti i bambini silenziati dalle bombe». Michele Bravi conclude «Prima o poi» con una riflessione: «Noi qui abbiamo il lusso di festeggiare una serata incredibile, non dimentichiamoci di quello che succede nel mondo». «Crediamo che la felicità e la pace siano un lavoro collettivo: siamo tutti responsabili e possiamo fare qualcosa sempre», affermano Maria Antonietta e Colombre, in gara con «La felicità e basta».
Evento senza precedenti nella storia del festival e della Rai, l’investitura in diretta del successore. Poco dopo le 23, il direttore artistico scende in platea: «Ho un grande onore, per la prima volta accade a Sanremo. Posso annunciare ufficialmente che Stefano De Martino sarà il conduttore e il direttore artistico del prossimo festival», dice prendendo per mano il volto di Affari Tuoi. «È un onore vero, un gesto di generosità non scontata che ricorderò per sempre, voglio ringraziare la Rai, e ora testa bassa e pedalare», commenta De Martino, che porta la mano di Conti sul petto («senti qua», il batticuore) e gli chiede di non spegnere il telefono. Con questa scelta l’azienda gli concede un anno per preparare la prossima edizione.
Il superospite è Andrea Bocelli: arriva all’esterno dell’Ariston in sella al suo cavallo bianco, Caudillo, quindi al pianoforte — introdotto da immagini di Pippo Baudo — intona «Il mare calmo della sera», brano scritto anche da Zucchero con cui vinse tra le Nuove Proposte nel 1994, e poi «Con te partirò». L’Ariston si alza in piedi in una lunga standing ovation.
Gli eterni Pooh celebrano la loro storia, esibendosi sul palco di piazza Colombo, dove Conti li raggiunge per consegnare il premio alla carriera. La comicità surreale di Nino Frassica riparte dai tormentoni dello scorso anno: l’acconciatura alla Malgioglio, il «decameron» del bravo presentatore e le notizie improbabili di Novella Bella.
Si cambia registro con Gino Cecchettin e i 301 nomi delle donne uccise negli ultimi tre anni, proiettati sullo schermo della sala. Tra questi, quello di sua figlia Giulia, assassinata nel 2023: il padre si commuove. Il suo messaggio alle donne è che «non sono sole, la loro libertà non è negoziabile, chiedere rispetto è il minimo. Non facciamo la guerra agli uomini, ma al maschilismo tossico che sta minando la nostra vita. L’amore non urla, non ferisce, lascia libera la vita».
Laura Pausini ricorda il «signal for help», il gesto della mano da compiere per chiedere aiuto in situazioni di violenza domestica o pericolo. Sanremo chiude come aveva iniziato, nel segno degli affetti.
Se quella di Sal Da Vinci è una trascinante promessa d’amore eterno, Raf dedica «Ora e per sempre» alla moglie Gabriella Labate, che lo segue con gli occhi lucidi dalla platea. Tommaso Paradiso canta «I Romantici», poi saluta la madre: «Non pensavo di potercela fare, sono vivo, ringrazio voi e Dio per essere vivo». Serena Brancale indossa l’abito della madre scomparsa, cui è dedicata la struggente «Qui con me». Sayf, rivelazione del festival, interpreta «Tu mi piaci tanto» e porta per mano la madre Samia. È la serata delle mamme: anche Samurai Jay coinvolge la sua al termine di «Ossessione», tra lacrime finali.

