I NUMERI
Sanremo 2026, il fotofinish che non ti aspetti: Sal Da Vinci l'ha spunta su Sayf per uno zero virgola
Una corsa al cardiopalma, percentuali alla mano e un regolamento che ha pesato come un metronomo:
Un display luminoso in controluce, il brusio dell’Ariston che si fa respiro trattenuto e poi quel numero: 22,2%. Appena tre decimi sopra il 21,9%. Tanto è bastato perché Sal Da Vinci trasformasse una finale in equilibrio instabile in un trionfo di misura, davanti al rapper Sayf che al solo televoto avrebbe vinto lui, di slancio. Il “colpo di scena” non è stato un imprevisto: è il risultato matematico di un meccanismo di voto tripartito che in questa edizione ha mostrato il suo peso specifico con una precisione quasi crudele. A certificare numeri e posizioni c’è il riepilogo ufficiale: alle spalle del vincitore, appunto Sayf (21,9%), quindi Ditonellapiaga (20,6%), Arisa (18,9%) e la coppia Fedez e Marco Masini (16,5%). Un ordine di arrivo stretto, dove ogni decimale ha contato.
Il fotofinish in cifre: perché ha vinto Sal Da Vinci
- Nel computo complessivo, il brano di Sal Da Vinci ha raccolto il 22,2% delle preferenze, superando di appena 0,3 punti Sayf (21,9%). Una differenza sottilissima che ha rovesciato l’esito del televoto puro.
- Se avesse deciso esclusivamente il pubblico da casa, la fotografia finale sarebbe un’altra: Sayf davanti con il 26,4%, Sal Da Vinci secondo a 23,6%, poi Arisa (19,2%), Ditonellapiaga (18,9%) e Fedez e Masini (11,9%). Il peso delle giurie ha dunque “riportato al centro” il partenopeo.
Questa divergenza fra preferenza popolare e dato aggregato non è un’anomalia: è intrinseca a un sistema che divide il potere decisionale fra televoto (34%), Giuria della Sala Stampa, Tv e Web (33%) e Giuria delle Radio (33%). Regola scritta, pubblica, ribadita dalla stessa Rai.
Come si è votato davvero: il “metronomo” del regolamento
Il regolamento della 76ª edizione è stato lineare ma determinante. Nelle prime serate, pesi diversi per comporre la graduatoria parziale; nella finale del 28 febbraio 2026, il mix a tre voci ha stabilito chi rientrava nella superfinale a cinque, quindi si è rivotato con lo stesso bilanciamento 34/33/33 per assegnare la vittoria. Un dettaglio non banale – e che ha inciso sulla dinamica del televoto – è stata la nuova limitazione nella superfinale: per l’ultima votazione ciascun numero ha potuto esprimere un solo voto, scelta introdotta per contenere distorsioni e “raffiche”.
La classifica finale (e perché conta ogni decimale)
- Sal Da Vinci – “Per sempre sì” – 22,2%
- Sayf – “Tu mi piaci tanto” – 21,9%
- Ditonellapiaga – “Che fastidio!” – 20,6%
- Arisa – “Magica favola” – 18,9%
- Fedez e Marco Masini – “Male necessario” – 16,5%.
Nel confronto diretto al televoto, però, la clessidra girava al contrario: Sayf primo (26,4%), Sal Da Vinci secondo (23,6%), Arisa davanti a Ditonellapiaga (19,2% contro 18,9%), e chiudevano Fedez e Masini (11,9%). Una forbice che racconta pubblici diversi e, soprattutto, un equilibrio perfetto tra linguaggi musicali e platee.
Le serate, una a una: come si è formata la volata
La progressione verso la finale ha avuto scarti e conferme. Gli osservatori hanno sottolineato come la terza serata abbia consolidato un nucleo di testa fatto – fra gli altri – da Serena Brancale, Arisa, Sayf, Luchè e lo stesso Sal Da Vinci. Un quadro dinamico, che anticipava la stretta finale.
Un chiarimento utile: la serata delle cover del venerdì, amatissima dal pubblico, non incideva sulla classifica complessiva, sebbene fosse premiata con un proprio titolo e votata con la medesima architettura 34/33/33. È una scelta che punta a valorizzare lo spettacolo senza “spostare” il verdetto della gara.
La mappa dei premi: critica, sala stampa, testo e composizione
Sul fronte dei riconoscimenti parallelamente assegnati, il Premio della Critica “Mia Martini” è andato a Fulminacci per “Stupida sfortuna”, mentre il Premio “Lucio Dalla” della Sala Stampa Radio-Tv-Web ha incoronato Serena Brancale con “Qui con me”. Il Premio “Sergio Bardotti” per il miglior testo è stato assegnato all’inedita accoppiata Fedez e Marco Masini per “Male necessario”, e il Premio “Giancarlo Bigazzi” per il miglior componimento musicale – votato dai professori dell’orchestra – a Ditonellapiaga con “Che fastidio!”. A completare il quadro, il Premio TIM all’artista più amato sui canali ufficiali è andato ancora a Serena Brancale. Premi confermati da più fonti autorevoli.
Nella sezione Nuove Proposte, il titolo è andato a Nicolò Filippucci, mentre il Premio NuovoIMAIE per l’interpretazione è stato assegnato a Mazzariello per “Manifestazione d’amore”: tasselli che arricchiscono il mosaico della 76ª edizione.
Il peso delle giurie e del televoto: che cosa ci dicono i numeri
La vicenda Sal Da Vinci–Sayf è il caso di scuola perfetto per capire il bilanciamento fra giurie tecniche e voto popolare. Il televoto, da solo, avrebbe premiato la spinta generazionale e digitale del rapper genovese, ma la Sala Stampa e le Radio – ciascuna con un terzo del peso tecnico – hanno spostato l’asse sulla scrittura, sull’interpretazione e sulla tenuta musicale del brano del vincitore. Il ribaltamento di appena 0,3 punti è la prova che i segmenti “competenti” del voto non schiacciano il pubblico: lo correggono o lo rifiniscono in prossimità. Un equilibrio replicato per intero nella superfinale.
A rendere trasparente e intellegibile questo meccanismo hanno contribuito i media che hanno pubblicato, durante la proclamazione, le percentuali della cinquina e quelle del solo televoto. Un patrimonio informativo raro e prezioso per capire il “come” oltre al “chi” del verdetto.
Gli ascolti: numeri alti, ma in flessione rispetto al 2025
Sul fronte Auditel (Total Audience), la finale del 28 febbraio 2026 ha registrato in media 11.022.000 telespettatori e il 68,8% di share, un dato molto alto per la tv generalista contemporanea, ma in calo rispetto all’ultimo atto del 2025 (13.427.000 e 73,1%). Nel dettaglio, prima parte a 13.299.000 con 64,4%, seconda parte a 8.777.000 con 74,4%. Un trend confermato anche dai canali informativi della Rai.
Il passo indietro rispetto al 2025 non cancella la forza del marchio: si tratta comunque di un risultato di grande tenuta, superiore alla serata delle cover (65,6%) e dentro la tradizione dei picchi da evento nazionale. I numeri delle altre serate – come la terza, a 9,543 milioni con 60,6% – hanno confermato una curva in crescita verso l’ultima notte.
Il passaggio di consegne che fa storia: Stefano De Martino per il 2027
C’è poi l’immagine destinata a restare: Carlo Conti che, durante la finale, annuncia dal palco dell’Ariston il suo successore. Sarà Stefano De Martino il conduttore e direttore artistico di Sanremo 2027. Non un semplice comunicato, ma un passaggio di testimone in diretta, rarissimo per il Festival, con le parole del nuovo “regista” già proiettate alla prossima edizione: “Ascolto, rispetto, entusiasmo”. La notizia è stata confermata e rilanciata da testate e canali della Rai.
Un gesto simbolico che racconta anche la strategia dell’azienda: continuità con l’impianto editoriale costruito in queste stagioni e, insieme, rinnovamento nella guida. Una scelta che ha dato alla serata un sapore di “capitolo finale e prologo insieme”.