il lutto
Addio al genio dell'organo stroncato a 63 anni: la chiamata a raccolta per il suo ultimo viaggio
Dall'orfanotrofio romano ai palchi europei, una vita di musica e tragedie: l'appello commovente degli amici per riportare la salma nella città del cuore
Immaginate un bambino romano di pochi anni, orfano e solo, che trova rifugio tra le note di un pianoforte grazie all'adozione del maestro Ettore Gaiezza, leggendario accompagnatore di Beniamino Gigli e Mario Del Monaco. A soli 10 anni, però, il destino gli strappa anche quel padre acquisito, lasciandolo alle cure delle zie. Da lì nasce Franco Vito Gaiezza, compositore e organista di fama europea, docente al Conservatorio di Ribera, morto improvvisamente a 63 anni per un infarto mentre era ospite di un amico a Parma, proprio alla vigilia di un ricovero. Una fine shock che ha scosso la comunità musicale siciliana, dove Gaiezza era considerato un patrimonio vivente, e ora spinge amici e colleghi a lanciare un appello disperato: riportiamolo a Palermo, la sua vera casa.
Era il 1962 quando nacque a Roma, ma fu la Sicilia a forgiare il suo talento. Diplomato in organo e composizione al Conservatorio "V. Bellini" di Palermo nel 1986, Gaiezza si perfezionò con maestri come Antonio Fortunato e Jean Guillou, con cui tenne la prima mondiale di un'opera a Parigi nel 2007. La sua carriera fu un turbine di emozioni: fondò l'Associazione musicale Albert Schweitzer a Palermo nel 1990, portando la musica sacra in tour europei; compose gemme atonali come i "3 Canti di morte" per soprano e piano, la toccante "Sonatina per Milo" dedicata all'amico pianista Giovanni Vetrano, o "Sicilia Bedda" per organo solo, un inno alla sua terra adottiva. Non mancò nemmeno il cinema: lo vediamo nel film cult "Il ritorno di Cagliostro" di Ciprì e Maresco, accanto a Robert Englund, impersonando un misterioso organista sotto pseudonimo Anton Phibes. Registrazioni per Radio Rai 3, collaborazioni con stelle come Vincenzo La Scola e Giovanna Casolla: la sua musica, ispirata a Satie e Chopin ma sempre personale e tormentata, rifletteva un'anima pura temprata dalle avversità.
La notizia della morte, rimbalzata da Balarm.it, ha scatenato un'onda di cordoglio. "Una vita per la musica: addio a Franco Vito Gaiezza, organista conosciuto in tutta Europa", titolano i media siciliani, e non è un'esagerazione. Dal Conservatorio di Ribera, dove insegnava con passione, alle chiese barocche palermitane dove i suoi improvvisi all'organo incantavano fedeli e critici, Gaiezza era un vulcano creativo. Ora, la sua dipartita improvvisa lascia non solo un vuoto artistico, ma un problema pratico: come riportare le sue spoglie nella sua Palermo? Entra in scena Antonio Ortoleva, giornalista e amico fraterno: "Facciamo un appello al sindaco Roberto Lagalla affinché copra le spese del trasporto della salma e della sepoltura di un grande artista della nostra città". Una raccolta fondi è già partita tra amici, musicisti e ammiratori, per non lasciare che un figlio della Sicilia riposi lontano. È un grido d'amore per un uomo che, orfano due volte, ha trovato nella musica una famiglia eterna.
Mentre il web si riempie di tributi – dalla sua biografia ufficiale al video della "Sonatina per Milo" su YouTube – resta l'eredità di un artista che ha trasformato il dolore in armonie celesti. Palermo, Ribera, l'Italia intera piangono Franco Vito Gaiezza, ma il suo organo continuerà a risuonare nei cuori di chi lo ha amato. Chissà, forse presto un concerto commemorativo sotto le volte di un'antica chiesa siciliana chiuderà questo capitolo con la nota più giusta: la gratitudine.