14 marzo 2026 - Aggiornato alle 21:30
×

il caso

Nel Regno Unito sono convinti di avere scoperto la vera identità di Banksy: ma è davvero lui?

Reuters riapre il mistero sul più celebre e imprendibile street artist al mondo tra indizi d'archivio e analisi forense

13 Marzo 2026, 23:32

23:40

Nel Regno Unito sono convinti di avere scoperto la vera identità di Banksy: ma è davvero lui?

Seguici su

Switch to english version

L’identità del più celebre e imprendibile street artist al mondo torna a catalizzare l’attenzione internazionale. Una nuova inchiesta di Reuters, intitolata "In Search of Banksy" e firmata dai giornalisti Simon Gardner, James Pearson e Blake Morrison, aggiunge elementi al lungo enigma, riconducendo l’artista al britannico Robin Gunningham.

La principale novità emersa dal lavoro è l’ipotesi che Gunningham abbia poi assunto l’alias anagrafico "David Jones".

Il punto di avvio della ricostruzione, rilanciata da RaiNews il 13 marzo 2026, è l’Ucraina segnata dalla guerra. Nell’autunno del 2022, sette murales sono comparsi tra le rovine della regione di Kyiv: una ginnasta in equilibrio a Borodyanka, una ballerina a Irpin, alcuni bambini su una barriera anticarro nella capitale e un uomo che fa il bagno in una vasca all’interno di una casa sventrata a Horenka. Le opere sono state rivendicate dallo stesso Banksy con un breve video pubblicato su Instagram il 17 novembre 2022, attestandone così l’autorialità e la presenza in un’area di conflitto.

I reporter hanno effettuato sopralluoghi scrupolosi e ascoltato i residenti, mostrando loro fotografie di diversi street artist — tra cui Gunningham e il francese Thierry Guetta — per raccogliere eventuali riconoscimenti. Hanno inoltre incrociato dati e confrontato i fotogrammi dei video diffusi sui social con vecchi scatti di Bristol.

A conferma del loro valore artistico e simbolico, quei murales ucraini sono stati successivamente protetti con vetri antisfondamento e sistemi d’allarme wireless, per scongiurarne il furto e preservare una memoria visiva del conflitto.

Il nome di Robin Gunningham, nato a Bristol nel 1973, viene accostato da tempo alla figura di Banksy. Già nel 2008 il "Mail on Sunday" lo aveva indicato come principale sospettato. Nel 2016 alcuni ricercatori della Queen Mary University of London applicarono la "geographic profiling" — una tecnica sviluppata in ambito forense per individuare i movimenti di criminali seriali — alla distribuzione delle opere a Londra e a Bristol, riscontrando correlazioni significative con luoghi legati a Gunningham.

A corroborare questa linea, nel 2023 è riemersa un’intervista radiofonica dei primi anni Duemila in cui una voce, presentata come quella di Banksy, affermava che il suo nome di battesimo fosse "Robbie".

La presunta adozione del nome "David Jones" rappresenta la rivelazione più rilevante del dossier Reuters, frutto di un attento lavoro d’archivio e di correlazione di fonti. Tale alias potrebbe costituire uno scudo amministrativo a tutela della privacy dell’artista, oppure l’ennesimo abile depistaggio dentro una biografia deliberatamente sfuggente.

Mark Stephens, avvocato di Banksy, ha contestato i dettagli dell’inchiesta, ribadendo l’assoluta centralità della pseudonimia, indispensabile affinché la satira possa "dire la verità al potere" senza esporsi a ritorsioni. In assenza di una presa di posizione ufficiale dell’interessato, il mistero resta intatto.

Resta però aperto un interrogativo sostanziale: l’eventuale svelamento del volto dietro lo pseudonimo modificherebbe l’impatto e la percezione dell’opera di Banksy?