Musica
L'heavy metal perde una leggenda della chitarra
Addio a Phil Campbell, ultimo "axeman" dei Motörhead
La prima volta che ci siamo incontrati, Phil era entrato da poco nei Motörhead. Era il 1987, il tour dell’album “Orgasmatron”, il primo registrato dalla formazione composta da Lemmy Kilmister al basso, Philthy Animal Taylor alla batteria, e dai due nuovi chitarristi Philip Campbell e Mick Wurzel Burston. Due chitarristi, perché Lemmy, dovendo sostituire il precedente axeman, Brian Robbo Robertson, meteora che durò nelle grinfie di Lemmy l’espace di un solo album (Another Perfect Day), non riuscì a decidere chi, tra Phil e Wurzel, gli si addiceva maggiormente, trasformando per un lungo periodo, l’Overkill Trio in un quartetto, così come racconta lo stesso leader della band nel volume “Motörhead in the studio” scritto con Jake Brown. Wurzel così vivace, un folletto capace di catalizzare l’attenzione del pubblico, occhio spiritato, sorriso coinvolgente. Phil sempre un passo indietro, silenzioso, a volte pensieroso, almeno in apparenza. Ma sarà proprio lui (complici le bizze di Wurzel) a conquistare in maniera definitiva il cuore di Lemmy e del pubblico, riportando la band all’originaria forma basso-chitarra-batteria.

Phil Campbell è morto ieri a 64 anni. L’annuncio lo ha dato la famiglia, parte della quale, dopo la scomparsa di Lemmy e il conseguente scioglimento dei Motörhead, suonava con lui nella band che, guarda caso, si chiamava Phil Campbell & The Bastard Sons: «È con grande tristezza che annunciamo la scomparsa del nostro amato padre, Philip Anthony Campbell, che si è spento pacificamente a seguito di una lunga e coraggiosa battaglia in terapia intensiva dopo una complessa operazione chirurgica. Phil era un marito devoto, un padre meraviglioso e un nonno orgoglioso e amorevole, conosciuto affettuosamente come “Bampi”. Era profondamente amato da tutti coloro che lo conoscevano e ci mancherà immensamente. La sua eredità, la sua musica e i ricordi che ha creato con così tante persone vivranno per sempre».
Ci eravamo incontrati tante altre volte. Lui che era rimasto il vero “custode” della legacy motörheadiana portando in giro per il mondo la musica della “sua” band in compagnia dei figli Todd, Dane e Tyla.
Ricorderemo per sempre la sua devozione a Lemmy e alla band, lui “pescato” dall’anonimato dei Persian Risk. Ricorderemo per sempre i suoi riff, da “Orgasmatron” in poi, passando per album “cult” come “Bastards”, “Sacrifice”, “Snake Bite Love” e “We Are Motörhead”, fino all’ultimo “Bad Magic”. Adesso è tutto suo il palco dell’eternità.