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l'intervista

Francesco Scianna a Catania in "Hospitality Suite": «In scena voglia di successo, fragilità, risate e il profitto che dimentica l'umanità»

L'attore e regista palermitano mercoledì debutta al Teatro Brancati. Poi nel film di Pif e nella serie su Gucci per Sky

15 Marzo 2026, 14:35

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Francesco Scianna a Catania in "Hospitality Suite": «In scena voglia di successo, fragilità,  risate e il  profitto che dimentica l'umanità»

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Ha cominciato a recitare da ragazzino. Un corso di teatro è bastato a instillargli la passione nel cuore per sempre. Dopo l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica e il debutto a 19 anni ne “Il più bel giorno della mia vita” di Cristina Comencini non si è più fermato. E’ stato poliziotto e mafioso, capo della mala e divo sciupafemmine, siciliano e veneto, drammatico e brillante, saltando tra tv, cinema, teatro. Fascino mediterraneo, sguardo scuro vellutato e voce suadente, Francesco Scianna, nato a Bagheria, cresciuto a Palermo, firma ora la regia dello spettacolo “Hospitality Suite” di Roger Rueff al debutto in prima nazionale a Catania mercoledì al Teatro Brancati. Scianna ne è anche interprete con  Sergio Romano, Lorenzo Crovo e Fabrizio Romano.

Dal 2 aprile lo vedremo nel film di Pif “…che Dio perdona a tutti”, poi nel film “Made in Jivu”, e in autunno nella fiction su Canale 5 “Erica”, adattamento della serie di successo franco-belga  dai romanzi di Camilla Läckberg, in cui Vanessa Incontrada scrittrice in crisi indaga su delitti locali con il poliziotto Leonardo interpretato da Scianna, e nella serie Sky "Gucci - La fine dei giochi" firmata da Gabriele Muccino, in cui sarà Maurizio Gucci con Miriam Leone nei panni di Patrizia Reggiani.


“Hospitality Suite” (da cui è stato tratto il film “The Big Kahuna”) si svolge in una lunga  e claustrofobobica notte in una suite d’albergo, dove si incontrano Larry, Phil e Bob, tre venditori che a una convention cercano di agganciare un grosso cliente che potrebbe salvare l'azienda. In questo spazio - ring, lettino freudiano, confessionale - si confrontano ambizioni, fragilità e conflitti interiori in un serrato scambio di battute.


Teatro da camera, tutto in un giorno, tutto in una stanza. Cosa l’ha intrigata di questo testo?

«Sono arrivato a “Hospitality Suite” dopo una lunga ricerca. Mi ha colpito la felice combinazione tra la scrittura contemporanea, con un ritmo cadenzato tra pause e silenzi, e la presenza di temi che mi hanno appassionato. E’ una commedia brillante, dalla provocazione intelligente, una riflessione esistenziale attuale sulla società, il tempo, l’essere umano. Larry, il mio personaggio, rappresenta il modello della società del profitto, del desiderio del successo, di chi viene assorbito fino ad aderire completamente a quella figura sociale. Phil, collega e amico, sta pagando il conto di alcune scelte che ha compiuto. La brama cieca di successo può portare alla perdita della propria essenza, dell’essere “umani”, del senso, del perché siamo qui».


I tre discutono di donne, di amicizia e pure di Dio. Etica e affari si scontrano, lo spirito del venditore contro la spiritualità del novellino Bob, profondamente religioso.

«Bob, in maniera ingenua ma potente, fa da detonatore nella vita degli altri due. Porta in scena un tema importante: stiamo veramente perdendo completamente l’aspetto umano? Chi l’ha detto che quando si esercita una professione la parte umana debba sparire? Il testo punta l’attenzione sulla “società del profitto” dove l’essere “umani” passa in secondo piano, si diventa quasi superflui. C’è una frase soprattutto che mi ha convinto a scegliere il testo, me ne ha fatto sentire la potenza: “Ma allora perché non mandano i robot?”».


La rivoluzione di oggi: lavoratori sostituiti da IA, algoritmi o robot.

«Due anni fa, in Cina, dove giravo un film, ho ordinato un caffè in camera e a me l’ha portato un robot. Mi ha colpito molto. Il capitalismo sfrenato avanza senza tener conto dell'essere umano. Ma non possiamo perdere di vista il fatto che siamo prima di tutto esseri umani. Soprattutto in un momento terribile di guerra come quello che viviamo».

I tre si mettono a nudo.

«Si discute, ci si prende in giro, ci si provoca, ci si ama senza avere il coraggio di ammetterlo. Ciascuno fa i conti con se stesso e con gli altri».

Perché è passato alla regia?

«Ho una formazione teatrale. La mia prima regia "Morte di un commesso viaggiatore", nel 2018, è nata dal  desiderio di condividere con gli attori un percorso di studio, ma parlava anche di qualcosa che stavo affrontando nella mia vita, il rapporto padre-figlio molto forte, volevo anche emanciparmi  da alcuni maestri  con cui mi sono formato. Diventare  autonomo. Qui faccio la regia e sono anche interprete. Mi piacciono le sfide, non sto nella comfort zone. Da regista la difficoltà di “Hospitality Suite” sta nel cercare di esaltare il testo, esaltarne le dinamiche umane e renderle universali. Le domande che si pongono i personaggi sono quelle della tragedia greca: il senso della vita, il rapporto con gli dei».

La svolta nel suo percorso è arrivata da giovanissimo con “Baaria”.

«Un altro sogno che si realizzava a 360 gradi: un film con un grande regista premio Oscar, sulla mia città d’origine e da protagonista. Ti chiedi ma veramente mi sta succedendo tutto questo? Mi reputo fortunato».



La vedremo nel film di Pif e nella serie su Gucci diretta da Muccino.

«Non avevo mai recitato con Pif, è stato bello stare in scena con qualcuno che sa giocare con una commedia intelligente. Muccino? Lo adoro,  sono felicissimo di questo connubio, ho girato con lui tanti cortometraggi anni fa e due stagioni della serie “A casa tutti bene”, è un maestro,  Era uno di miei sogni riuscire ad avere un percorso lungo con un regista, Gabriele è un maestro, quando ci si conosce, si è lavorato insieme basta poco per intuire cosa vuole. Sono felice di girare di nuovo con lui».



E’ stato sul set con Morgan Freeman e Joaquin Phoenix.

«Quando ti trovi davanti la storia del cinema saltano tutte le regole! – ride – Sono mostri sacri. Dissi a Freeman: «Lei è uno dei motivi per cui ho iniziato a recitare. “Le ali della libertà mi ha cambiato la vita”. Ho capito che volevo emozionare come faceva lui con me».

Il debutto nazionale è a Catania.
«Non vedo l’ora, a Catania ho recitato vent'anni fa ne “La signora delle camelie” con Monica Guerritore e non sono più tornato. Sono molto curioso di vedere come sarà accolto lo spettacolo».



Cos’è la Sicilia per lei?

«Un luogo magico perché accoglie in sé una storia importante, un mix di culture bellissime ed è uno dei luoghi più fecondi che abbia mai conosciuto. Se potessi vivrei nell’isola perché è la terra più ricca che c’è. Mi auguro che ci possa essere una vita culturale sempre più attiva, sempre più organizzata».

Luci e ombre della sua Palermo?

«Dopo “Manifesta” si è creato un movimento molto più europeo, tanti artisti si sono innamorati della città. Amo i Cantieri culturali, lo Spazio Franco il cinema De Seta. Mi piacerebbe un giorno creare una mia realtà».

Cosa le manca della Sicilia?

«È una questione epidermica. I miei amici mi dicono che nel momento in cui atterro a Palermo mi cambia la faccia, l’espressione. C’è una forza della natura, l’aria, il sole, il cibo. Mi manca la facilità delle distanze, in 10 minuti dal centro sei al mare».

Cosa non le piace?

«Mi fa arrabbiare profondamente che buona parte dell’acqua che passa nelle condutture si disperda. Questa cosa mi manda al manicomio, è inconcepibile che ancora oggi non riusciamo a rifare, a migliorare, a cambiare le condotte, i sistemi idrici. Non si può perdere l’acqua, si deve fare per la nostra terra».

Ha un luogo  del cuore?

«La zona di mare di Bagheria dove sono nato è per me un luogo molto caro. A Palermo amo Sferracavallo, dove ho anche organizzato una pulizia della costa. Ho messo un annuncio sui social, vennero in dieci. Abbiamo raccolto 80 sacchi di immondizia nel parcheggio della discesa a mare. Senza proclami, mi piace fare».

LA LOCANDINA DI "HOSPITALITY SUITE"

di Roger Rueff

regia e l’interpretazione di Francesco Scianna.

In scena Sergio Romano, Lorenzo Crovo e Fabrizio Romano

traduzione Paola Ponti e Paola Ermenegildo

scene e luci Angelo Linzalata

costumi Stefania Cempini

musiche Paolo Spaccamonti.

La produzione è di Marche Teatro, Goldenart Production, Teatro Biondo Palermo, La Fabbrica dell’Attore –Teatro Vascello di Roma.

TEATRO BRANCATI DI CATANIA

CALENDARIO SPETTACOLI
mercoledì 18 marzo, ore 21
giovedì 19 marzo, ore 17:30
venerdì 20 marzo, ore 17:30
sabato 21 marzo, ore 17:30 e ore 21
domenica 22 marzo, ore 17:30