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Oscar 2026, dove era Sean Penn e perché non c'era alla cerimonia degli Academy Awards
Premiato come miglior attore non protagonista per “Una battaglia dopo l’altra”, l’interprete ha disertato la cerimonia, lasciando che fosse Kieran Culkin a presentare la categoria e a ritirare la statuetta a suo nome
Al Dolby Theatre di Hollywood si apre la busta, ma il vincitore non c’è. La 98ª edizione degli Academy Awards, andata in scena il 15 marzo 2026 con la conduzione di Conan O’Brien, passerà alla storia come la notte in cui Sean Penn ha trasformato la propria assenza in un messaggio politico di rara potenza.
Premiato come miglior attore non protagonista per “Una battaglia dopo l’altra”, l’interprete ha disertato la cerimonia, lasciando che fosse Kieran Culkin a presentare la categoria e a ritirare la statuetta a suo nome. Con un guizzo di ironia, Culkin ha scandito dal palco: “Non è qui stasera, forse non ha potuto o non ha voluto”, innescando subito il rimbalzo mediatico e il dibattito sulle piattaforme social.
La defezione non è stata un capriccio dell’ultimo minuto: Penn aveva già imbastito una “stagione in sottrazione”, saltando BAFTA e Actor Awards. Secondo indiscrezioni del New York Times, riprese da testate come il Daily Beast ed El País, l’attore era in viaggio verso l’Ucraina proprio nelle ore della kermesse.
Una scelta coerente con il suo profilo apertamente militante, rafforzatosi dall’inizio dell’ invasione russa del 2022. In questi anni Penn ha documentato il conflitto con il film “Superpower”, ha incontrato i soldati e ha compiuto gesti simbolici di forte impatto: dal prestare un suo Oscar al presidente Volodymyr Zelenskyy alla minaccia, nel 2022, di fondere le proprie statuette se al leader ucraino non fosse stato concesso di intervenire alla cerimonia.
Rinunciare al pulpito più ascoltato del mondo è, per lui, un modo per restare laddove il cinema incrocia la realtà più cruda.
Pur segnata dall’assenza del suo protagonista più discusso, la serata ha consacrato definitivamente “Una battaglia dopo l’altra” (intitolato anche “One Battle After Another”) e il suo regista, Paul Thomas Anderson. L’opera, dalla forte carica politica e spettacolare, ha dominato la stagione dei premi e ha fatto incetta di riconoscimenti, aggiudicandosi sei Oscar tra cui miglior film, miglior regia, sceneggiatura non originale e montaggio.
Questa edizione ha inoltre segnato un passaggio storico con l’introduzione del nuovo premio per il miglior casting. Il riconoscimento inaugurale è andato a Cassandra Kulukundis, storica collaboratrice di Anderson, a riprova di quanto la direzione degli attori e l’alchimia fra interpreti siano risultate decisive nell’architettura narrativa del film.