I LUOGHI DEL FAI
Quasi seicento anni e non sentirli: l'Università di Catania apre i suoi segreti
Dagli Aragonesi allo scheletro dell'elefantino che ispirò il mito dei Ciclopi: dentro il Siculorum Gymnasium
L’Università di Catania racconta
Ciao a tutti, mi chiamo Università degli Studi di Catania e oggi voglio raccontarvi la mia storia. Da quasi sei secoli osservo la città cambiare, crescere e rialzarsi dopo le difficoltà.
La mia vita ebbe inizio il 19 ottobre 1434, quando il re Alfonso V d’Aragona, detto “il Magnanimo”, concesse alla città di Catania il privilegio di istituire uno “Studio Generale”. Poco dopo, nel 1444, papa Eugenio IV mi diede il nome di Siculorum Gymnasium.
All’inizio avevo soltanto tre facoltà: Medicina e Arti, Giurisprudenza e Teologia. I miei studenti seguivano poche materie, ma avevano un grande desiderio di conoscere. Le prime lezioni si tenevano vicino a Piazza Duomo, allora chiamata Platea Magna. Col passare degli anni i miei studenti divennero sempre più numerosi e io dovetti trovare una nuova casa.
Nel 1684 mi trasferii nei locali dell’antico Ospedale San Marco. Ma il destino aveva in serbo per me una prova terribile. Nel gennaio del 1693 la terra tremò con una violenza devastante: il grande terremoto del Val di Noto distrusse quasi completamente Catania e anche la mia sede venne rasa al suolo. Per un momento pensai che la mia storia fosse finita. Invece i miei studenti e i miei professori non si arresero. Insieme alla città ricominciammo a costruire.
Dal 1696 iniziò la costruzione della mia nuova casa, il Palazzo dell’Università, che ancora oggi mi rappresenta. I lavori durarono molti anni, ma alla fine nacque un edificio elegante e solenne, degno della mia lunga storia.
Il Palazzo dell’Università prende la parola
Salve visitatori, sono il Palazzo dell’Università. Sono nato dopo il grande terremoto del 1693 e porto con orgoglio lo stile barocco siciliano, ricco di forme eleganti e decorazioni. Uno dei miei creatori fu l’architetto Giovan Battista Vaccarini, che nel 1730 progettò il mio chiostro centrale.
Nel corso dei secoli sono cambiato e mi sono trasformato. Nel Novecento le mie decorazioni al pian terreno furono arricchite da motivi floreali in stile liberty grazie all’architetto Filadelfo Fichera. Anche io ho sentito più volte la terra tremare, come nel 1785 e nel 1818, ma ogni volta qualcuno si è preso cura di me, restaurandomi e rendendomi ancora più forte.
Al mio interno custodisco luoghi preziosi. Al primo piano si trova la grande Aula Magna, impreziosita da un affresco realizzato dall’artista Giovanni Battista Piparo. Poco distante si trovano gli uffici del rettore e una biblioteca straordinaria che conserva centinaia di migliaia di libri, alcuni antichissimi. Nei miei archivi sono custoditi anche i documenti più antichi dell’università, tra cui l’atto che racconta la sua nascita.
Ma non sono solo. Accanto a me vive un luogo più giovane che custodisce storie sorprendenti.
Il Museo dei Saperi e delle Mirabilia Siciliane
Buongiorno a tutti, sono il Museo dei Saperi e delle Mirabilia Siciliane. Sono il più giovane della famiglia: sono nato nel 2019, anche se la mia idea esisteva già da molti anni. Al mio interno raccolgo alcuni dei tesori più preziosi del Sistema Museale dell’Università.
Chi entra nelle mie sale può viaggiare tra arte, storia e scienza. All’inizio del percorso mostro oggetti che raccontano la memoria dell’università e della città: il gonfalone con la dea Minerva seduta sull’elefante simbolo di Catania, un grande arazzo realizzato nel 1934 per celebrare i cinquecento anni dell’ateneo e i ritratti di illustri personaggi catanesi, tra cui il compositore Vincenzo Bellini.
Poi il viaggio continua nel mondo della scienza. Tra le mie collezioni custodisco antiche tavole anatomiche, strumenti di fisica come microscopi e bussole, rocce vulcaniche provenienti dall’Etna e preziose gemme. Uno dei miei tesori più affascinanti è lo scheletro dell’elefantino nano preistorico trovato a Cassibile, che un tempo fece immaginare ai Greci l’esistenza dei Ciclopi.
Conservo anche mappe, libri rari e persino una grande bomba lavica dell’Etna, che racconta la potenza del vulcano che domina il paesaggio della Sicilia orientale.
Un invito
Noi tre — l’Università, il Palazzo e il Museo — siamo testimoni di secoli di storia, di studio e di conoscenza. Durante le Giornate FAI di Primavera apriamo le nostre porte per raccontarvi queste storie attraverso la voce degli studenti, gli Apprendisti Ciceroni. Venite ad ascoltarci: ogni pietra, ogni oggetto e ogni sala ha qualcosa da raccontare.
Liceo Artistico Statale "Emilio Greco"