I LUOGHI DEL FAI
Ad Acireale c'è un museo che ha aspettato ottantacinque anni per aprire
Palazzo D'Amico, il progetto del vescovo Russo, la guerra e il finanziamento europeo: la storia incredibile del Museo diocesano
Salve a tutti, sono il Museo diocesano di Acireale e oggi voglio raccontarvi la mia storia.
Da diverso tempo le mie sale custodiscono secoli di devozione, cultura e bellezza, al mio interno, infatti, troverete opere che spaziano dal Seicento all’Ottocento ed includono dipinti, paramenti sacri, argenti liturgici, sculture lignee e manoscritti di notevole importanza per la vita del territorio diocesano.
La mia nascita risale al 13 novembre 2009 quando monsignor Pio Vigo, VIII, vescovo della diocesi, con un Decreto ufficializzò la mia esistenza e appartengo alla tipologia di museo diffuso.
Ma la mia storia comincia nel 1930 quando la diocesi di Acireale decide di acquistare l’edificio che mi ospita, un palazzo nobiliare nelle vicinanze della curia e della cattedrale: il palazzo D’Amico. Il vescovo, monsignor Salvatore Russo, pensava di utilizzare il piano nobile per me e gli altri ambienti per attività pastorali della parrocchia e della cattedrale.
Purtroppo lo scoppio del secondo conflitto mondiale fece naufragare il progetto, ma Paolo Randazzo, segretario del vescovo, pensò di raccogliere diverse opere d’arte e di far partire una prima raccolta museale collocandola presso la città del Fanciullo, un istituto di carità fondato in quegli anni ad Acireale.
La mia vita era in pericolo. Avevo ormai perso le speranze di divenire un luogo di cultura. Ma, nel 2000, presero avvio i lavori di ristrutturazione del palazzo con l’obiettivo di rendere le mie sale fruibili al pubblico. Vennero acquistati gli arredi e così, finalmente, nel 2015, grazie ad un finanziamento dell’Unione Europea, ho iniziato ad assumere le mie caratteristiche. I contributi della CEI hanno permesso di attivare delle mostre temporanee che hanno avuto tantissimo successo.
Dopo aver attraversato il portale principale e salita la monumentale scala illuminata da un ampio lucernario, vi ritroverete al primo piano e, tra le mie sale, potrete vedere da vicino una tela di Alessandro Vasta, tele della bottega di Paolo Vasta, i tondi di Michele Vecchio, ma, soprattutto, potrete ammirare la magnificenza dei paramenti sacri realizzati tra il Seicento e l’Ottocento, in taffetà, damasco, gros de Tour.
Ho conosciuto diversi vescovi nel corso di questi anni e, spesso, li ho visti aggirarsi tra le mie sale in cerca di risposte. Oggi è il vescovo Antonino Raspanti che viene spesso a farmi visita. Il segretario don Antonio Agostini, che è anche il mio direttore, coordina le attività scientifiche, culturali e il restauro delle opere che custodisco ed è sempre lui che spesso cura le mostre tematiche che si realizzano nelle mie sale.
Ma Palazzo D’Amico non ospita solo me. Al secondo piano, trovate mio fratello l’Archivio Storico diocesano che rappresenta una risorsa fondamentale per la conservazione della memoria storica del territorio della diocesi e, tra gli svariati fondi, mio fratello raccoglie i registri sacramentali della chiesa madre di Acireale e i censimenti parrocchiali che forniscono una fotografia dettagliata delle famiglie e offrono uno spaccato della vita quotidiana e religiosa della comunità locale.
Io e l’archivio storico raccogliamo secoli di storia della nostra diocesi e, durante le Giornate FAI di Primavera, apriremo le porte per mostrarvi i nostri tesori e i giovani apprendisti ciceroni ve ne racconteranno la storia. Non perdete questa occasione perché ogni sala, ogni singolo quadro, ogni pezzetto di stoffa, ogni documento avranno il potere di farvi fare un viaggio nel passato.
IC “Fuccio-La Spina”, Acireale