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I LUOGHI DEL FAI

«U muturi ranni» e la falda dell'Etna: il motore che dissetava 700 ettari di limoneti sta tornando alla luce

Il Consorzio delle acque di Santa Tecla ad Acireale: pompe a vapore, un pozzo romano e un archivio ancora tutto da esplorare

16 Marzo 2026, 22:18

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«U muturi ranni» e la falda dell'Etna: il motore che dissetava 700 ettari di limoneti sta tornando alla luce

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Ciao a tutti! Voglio raccontarvi una storia che ha dell’incredibile. Sono un luogo fatto di pietra e di acqua, immerso in uno sterminato orizzonte verde ricco di limoneti che degrada dolcemente verso l’azzurro mare di Acireale, con alle spalle la maestosa presenza del vulcano da cui tutto dipende: sono un sito di archeologia industriale denominato Consorzio delle acque di Santa Tecla. Per molto tempo sono rimasto in silenzio, caduto nell’oblio, ma con le voci degli uomini e delle donne che hanno lavorato e vissuto tra le mie mura ancora risuonanti come in un ieratico canto lontano, perché sono stato un luogo di comunità, di lavoro e di vita. Ma oggi, finalmente, sto riprendendo a vivere.

La mia avventura è iniziata più di cento anni fa, precisamente il 12 agosto 1915, davanti al notaio Biagio Scuderi. Sono nato come il Consorzio per l’irrigazione «Acque Santa Tecla», con uno scopo ben preciso: dissetare le terre del versante nord-est della Timpa di Acireale, fino alle frazioni di Guardia e Scillichenti. All’edifico antico che riporta la scritta sulla facciata principale è stato aggiunto un altro edificio negli anni ’40. Il mio primo Presidente è stato il Cavalier Carlo Grassi Vigo. Era un uomo del 1881, nato nel cuore di Acireale, in Corso Savoia. Nel 1931, tra le mie mura, è stata posta una lapide per ricordarlo, un segno indelebile del legame tra la mia struttura e la famiglia Grassi.

Come consorzio delle acque sono stato il cuore pulsante dell’agricoltura di questa zona, un vero e proprio motore di vita e di benessere in quanto ho garantito l’irrigazione di oltre 700 ettari di agrumeti della zona nord-est di Acireale. Quest’area è naturalmente vocata alla produzione dei limoni e del verdello, recentemente riconosciuto anche con il marchio di qualità IGP quale “limone dell’Etna”. Vuoi ammirare le distese dei limoneti sul versante della Timpa tempestate in questo periodo dalle “gemme d’oro” dei limoni? Allora devi assolutamente affacciarti dal terrazzo che sovrasta il mio edificio. Non te lo puoi perdere.

Ma da dove viene tutta questa forza, tutta questa energia? Sotto di me scorre un tesoro nascosto: una falda acquifera sotterranea di straordinaria qualità, alimentata direttamente dal bacino di accumulo dell’Etna. Non si tratta di una riserva statica, ma di un sistema dinamico in perenne equilibrio. Devi sapere che l’acqua dolce che scorre nel sottosuolo non ristagna e quella che non viene estratta dal sottosuolo per scopi agricoli defluisce naturalmente verso la costa, riemergendo nelle sorgenti fredde di Santa Maria La Scala, Pozzillo e delle “cocole” (ciottoli) proprio a S. Tecla.

Se visiterai la mia stazione di pompaggio dell’acqua a nord di Santa Tecla, farai un viaggio nel tempo e potrai osservare l’evoluzione della tecnologia. Nei primi del ’900, per tirar su l’acqua dalla falda, usavo pompe a vapore alimentate a carbone; conservo ancora i grandi depositi che servivano a stivarlo ed alcuni ordini di acquisto dei carichi, provenienti dal mio archivio storico che deve essere ancora esplorato e studiato. Successivamente, ho ospitato un immenso motore di derivazione navale alimentato ad olio combustibile. Aveva dimensioni ciclopiche, tanto che la gente del luogo lo chiamava “U muturi ranni”, cioè il “motore grande”. Dalla metà degli anni ’90, il mio battito è diventato elettrico.

Ho due sistemi di pompe posizionati su una cavità vulcanica e su un vero pozzo romano, dove l’acqua resta stabile a soli 4 metri di profondità. Voglio ancora dirti che il Consorzio possiede una rete acquedottistica che, partendo dalla stazione di pompaggio posta a valle, spinge l’acqua su per la ripida parete della Timpa di Acireale fino alla frazione di Santa Maria Ammalati e che questa rete si estende per circa 10 km.

Il futuro che vorrei: si potrebbe far confluire la mia sorgente nel patrimonio delle fonti cittadine, valorizzando questo dono dell’Etna sia per l’irrigazione dei campi che per l’uso potabile delle vostre case. Ma il mio sogno è, soprattutto, quello di trasformare questo luogo da polveroso sito di archeologia industriale, pur con una storia incredibile, in un vibrante centro policulturale, luogo per mostre, convegni, ma anche punto di partenza per escursioni nei meravigliosi percorsi verdi sparsi in mezzo alla Timpa di Acireale.

Per scoprire questa meraviglia, vi aspettiamo con il racconto dei nostri Apprendisti Ciceroni, nelle giornate del 21 e 22 marzo in occasione delle Giornate FAI di Primavera, presso il Consorzio delle acque di Santa Tecla. E chissà quante altre storie nascoste aspettano di rinascere e di venire raccontate!

Ic “Primo Istituto Comprensivo” di Acireale