musica
Il jazz senza frontiere di Giovanna Magro: da Lentini all'Europa
Un 2025 da incorniciare per l'artista siciliana: una residenza artistica a Tirana, masterclass universitarie e un nuovo album, "Two/Gether", che celebra la purezza del dialogo tra voce e pianoforte
C’è una linea sottile che separa l’esecuzione dalla narrazione. Giovanna Magro, cantante lentinese di 32 anni, quella linea non la percorre: la supera.
La sua voce non si limita a interpretare il jazz, ma lo abita, lo attraversa con una sensibilità che sembra nascere più dall’urgenza espressiva che dalla tecnica, pur solida.
Il suo percorso accademico - due lauree conseguite con lode al Conservatorio “A. Corelli” di Messina - resta sullo sfondo, quasi a voler lasciare spazio a ciò che davvero conta: una cifra artistica riconoscibile, costruita nel tempo tra palco e ricerca.
L’incontro con il pianista Giovanni Mazzarino segna uno spartiacque, trasformandosi in una collaborazione che oggi appare centrale nel suo sviluppo musicale.
Negli anni, la cantante ha calcato palcoscenici che raccontano già molto della sua traiettoria: dal Teatro Antico di Taormina all’Auditorium Rai di Palermo, fino a esperienze internazionali tra Spagna e Svizzera. Ma più che l’elenco dei luoghi, colpisce la coerenza del percorso: una presenza costante, mai casuale, all’interno di contesti dove il jazz non è intrattenimento, ma linguaggio vivo.
È proprio all’estero, in particolare in Spagna, che l’artista sembra aver trovato un terreno fertile per ampliare il proprio orizzonte. Qui si inserisce in una scena dinamica, dialogando con musicisti e progetti orchestrali che contribuiscono a rafforzare una visione sempre più personale.
Il presente, però, parla soprattutto albanese. La cantante è infatti impegnata in una residenza artistica internazionale a Tirana, dove resterà fino al 25 marzo, dopo essere risultata vincitrice del bando “AIR - Artisti in Residenza 2025”.
Il programma - promosso da MIDJ con il sostegno di SIAE e del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, in collaborazione con Europe Jazz Network - punta a favorire la creazione artistica e la diffusione del jazz italiano all’estero attraverso una rete culturale internazionale.
Durante questo periodo, ospite dell’Istituto Italiano di Cultura di Tirana, che aderisce anche quest’anno al progetto AIR ospitando artisti italiani e promuovendo scambi con le realtà locali, Giovanna Magro sviluppa il proprio lavoro artistico confrontandosi direttamente con la scena albanese.
In questo contesto avvia anche un dialogo con musicisti del territorio, tra cui Gent Rushi, docente presso l’Università delle Arti di Tirana.
L’attività non si limita alla ricerca: questo fine settimana la cantante si esibirà in duo in teatro a Valona, mentre martedì prossimo sarà protagonista di un concerto nella capitale, sempre nell’ambito della programmazione dell’Istituto.
Parallelamente, terrà anche masterclass presso l’Università delle Arti, contribuendo a uno scambio culturale che va oltre la semplice performance.
Un’esperienza che si inserisce in un momento già significativo del suo percorso. Il 2025, infatti, ha segnato una tappa importante anche sul piano discografico con l’uscita di Two/Gether, progetto in duo con Mazzarino.
Più che un semplice album, si tratta del naturale sviluppo di una collaborazione nata in ambito accademico e cresciuta nel tempo attraverso un lavoro costante, da cui era già scaturito Composit, il primo disco della cantante. Two/Gether si colloca come un punto di maturità: un progetto essenziale che mette al centro la relazione musicale e il jazz come spazio di incontro, ascolto e co-creazione.
Il formato - voce e pianoforte - espone tutto senza filtri. Nessun arrangiamento superfluo, nessun artificio: solo una lettura diretta del repertorio.
Lo stile lirico ed essenziale di Mazzarino crea il contesto ideale per la vocalità di Giovanna Magro, limpida e attenta al dettaglio melodico.
Il disco attraversa standard e pagine del grande songbook americano, con aperture verso il repertorio latino e contemporaneo: da Charlie Mingus a Burt Bacharach, da Hoagy Carmichael a Johnny Mercer, fino a Sinhá di Chico Buarque e João Bosco.
Ogni brano diventa uno studio sull’equilibrio tra voce e pianoforte, in una dimensione cameristica che privilegia l’ascolto reciproco.
L’uscita dell’album è accompagnata anche da un video di Sinhá, che restituisce visivamente questa idea di essenzialità: due musicisti, un pianoforte, nessuna sovrastruttura. Solo musica.
Parallelamente, la cantante continua la sua attività didattica in Sicilia, mantenendo un legame concreto con il territorio, mentre la sua traiettoria artistica guarda sempre più oltre.
E forse è proprio in questa dimensione internazionale, fatta di residenze, concerti e incontri, che la sua voce trova oggi la sua espressione più compiuta: lontana dal rumore, ma sempre più vicina a un’idea di musica come spazio condiviso, vivo, in continuo movimento.