L'intervista
Roberto Lipari e Annandrea Vitrano: «Nell’indole del siciliano c'è la ribellione, dai Moti del '48 ai Fasci. I morti per mafia sono tanti perché l’abbiamo combattuta la mafia»
«La Sicilia? Siamo seduti sull’oro e non ce ne accorgiamo». «Dobbiamo liberarci dalla mentalità di dover sempre essere più furbi degli altri». I due autori e attori palermitani protagonisti del film di Francesco Mandelli “Cena di classe”
Sono la felice coppia che vive in (quasi) tutti i licei. Ci si conosce tra i banchi, ci si sposa e dopo vent’anni si è ancora insieme. Ma una notte imprevedibile, delirante e comica cambierà le loro esistenze. E’ un tuffo nella goliardia, nei riti dell’adolescenza la nuova agrodolce commedia corale di Francesco Mandelli “Cena di Classe” – in arrivo il 26 marzo - che vede Roberto Lipari e Annandrea Vitrano, palermitani, nei panni della coppia, apparentemente idilliaca, composta da Marco e Laura. Il progetto nasce da Lipari e Andrea Pisani - protagonisti con Beatrice Arnera, Herbert Ballerina, Giovanni Esposito, Nicola Nocella, Giulia Vecchio, Francesco Russo e la Vitrano - amici di Riccardo Zanotti dei Pinguini Tattici Nucleari, che avevano immaginato un film ispirato alla canzone omonima.
Si narra la folle rimpatriata di ex compagni di liceo ritrovatisi, 17 anni dopo la maturità, al funerale di uno di loro, l’ex filmmaker del gruppo, che aveva documentato i loro sogni e speranze da adolescenti. Segue una notte tragicomica in cui il gruppo assume, senza saperlo, una sostanza stupefacente.

E il set, così nutrito di comici, deve essere stato piuttosto effervescente. Per Lipari e Vitrano, raccontano all’unisono, «magico, di grande divertimento», in cui si è creato «un clima bellissimo, alla fine eravamo davvero una classe, abbiamo pure un gruppo whatsapp». E Mandelli «grande direttore d’orchestra». «Le scene più esilaranti? Quelle con Giovanni Spositola, vedovo, che vede la moglie nella pecora Marisa».
«L’idea del funerale iniziale viene da un’esperienza vissuta da Francesco, una cena di classe dopo la morte di un ex compagno di liceo - dice Lipari - Da lì è venuta la domanda che dà il via alla storia: “Se domani finisse tutto, che vita avremmo vissuto?”».

Chi è il suo personaggio? E cosa succede alla coppia?
«Ho avuto l’onore di scriverlo e ho costruito una coppia che è l’opposto della mia. Ho una relazione da 14 anni, una lunghissima vita di coppia e sono da poco diventato papà. Nel film invece questa coppia ha costruito un gigante con i piedi d’argilla, non ha affrontato le criticità. I due si rendono conto di stare recitando un ruolo, una parte».
Gli ex compagni si scatenano nella loro vecchia scuola creando situazioni tragicomiche.
«E’ una shakerata, uno scossone alle vite dei protagonisti. Forse a un certo punto della loro esistenza sarebbe avvenuto comunque, si accelerano solo i tempi. I due hanno fatto finta di niente, non si sono interrogati, magari perché girando nella ruota come criceti delle nostre vite non avevano avuto il tempo, la voglia, di fermarsi a riflettere».
Non solo goliardia ma una riflessione su disillusioni e nostalgia. Al bivio per entrare nell’età adulta.
«Una commedia ma non frivola, che mostra sentimenti più complessi, scava delusioni, desideri mai realizzati, con un doppio registro. E anche un’esperienza straordinaria poter lavorare in una squadra di comici. Nel momento in cui ci veniva una battuta ce la passavamo, ci costruivamo sopra».

Annandrea Vitrano, per tanti anni è stata in coppia con Claudio Casisa ne “I soldi spicci”.
«Ecco! Un ruolo al cinema da sola e sono in coppia con un amico - scherza – Il film è un manifesto della generazione dei millennial, dà voce a quella generazione di mezzo, che non è quella vecchia, coccolata dalla storia, né quella Z dei giovanissimi. Viene fuori il ritratto di ragazzi che avevano tanti progetti, tanti sogni, distrutti dal quel “passaggio”. Le cose non sono andate come volevano, sono diventati gli adulti che non si aspettavano di essere. Ma la cosa più bella, più importante del film è il non piangersi addosso».
La coppia scoppia.
«Sono rimasti insieme per tanti anni, per tutti sono la coppia felice, ma si capisce presto che ci sono crepe profondissime. Una coppia in difficoltà che non riesce a dirsi le cose come stanno fino alla rivelazione epifanica. Il mio personaggio mi piace, mi ha dato la possibilità di esplorare tanti sentimenti, tanti linguaggi. All’inizio sono perfettina, ordinata, precisa, la moglie che fa tutto come deve essere fatto, ma Laura è anche buffa, piange, è divertente».
Che rapporto ha con la Sicilia? Cosa ama e cosa non sopporta?
«Il mio rapporto è come quello che hai con la tua amica di infanzia. Siete cresciute insieme, vi siete scoperte, avete gioito, avete pianto e durante questa evoluzione il cambiamento è naturale. Quindi così come con quell’amica, cerchiamo di costruire un equilibrio per continuare ad amarci».
Luci e ombre di Palermo.
«Amo il sentirmi sempre protetta, so che in qualsiasi parte della città se dovessi avere bisogno di una mano, ci sarebbe qualcuno a tendermela. Odio non potermi muovere serenamente con i mezzi pubblici».
Da cosa si dovrebbe affrancare l’Isola?
«Dalla mentalità di dovere sempre essere più furbo dell’altro».
La Sicilia in tre aggettivi.
«Aspra, maharía, orgogliosa».

Cos’è la Sicilia per Roberto Lipari?
«Sono cresciuto con l’immagine di una Sicilia in cui siamo sempre seduti a non voler fare una mazza, a non voler cambiare le cose. Invece, secondo me, l’indole del siciliano è la ribellione. I Moti del ‘48 sono nati nella mia Palermo, la prima forma di sindacato sono stati i Fasci lavoratori in Sicilia, così come i morti per mafia sono tanti perché l’abbiamo combattuta la mafia. La Sicilia mi ha dato nel sangue la voglia di cambiare le cose. Da comico porto sempre la voglia di prendere in giro il potere perché credo che la possibilità di ribaltare le cose sia ancora viva».
Nel suo primo film “Tuttapposto”, si parlava di corruzione, di università “bandita”. La Sicilia è irredimibile?
«Il sistema elettorale con le liste bloccate è il terreno per fare crescere il clientelismo, noi - siamo troppo generosi, forse? - ci aiutiamo... La Sicilia a volte sembra surreale. L’Ars dà meravigliosi assist a un autore comico».
Il suo rapporto con Palermo?
«A Palermo devo tutto, non sarei me stesso se non fossi nato qui, ma so pure che ha tantissimi difetti. E' complicata, ho incontrato il sindaco Lagalla, e gli ho detto che io ho una figlia femmina e che vorrei che camminasse serena in questa città e con quello che sento non è proprio così. Non bisogna negare che esista un problema di delinquenza dall’altra parte non si deve neanche pensare che sia tutta delinquenza perché non è così».
Pregi e difetti della Sicilia?
«La cultura. Ovunque vada quando dico che sono siciliano nessuno mi associa a qualcosa di buzzurro, tamarro, tascio, zaurdo, come pensiamo noi. Anche chi non ha avuto la possibilità di studiare sente puzza di Archimede e di Pirandello, ce lo portiamo dentro. Lo capisco parlando con la gente. Cultura non vuol dire avere tante nozioni ma con quelle che hai creare un ragionamento. Il difetto è che spesso ce ne dimentichiamo della cultura grande che possediamo e che dovremmo difendere più di ogni altra cosa. La perdiamo, non la curiamo, non investiamo su di lei. Siamo seduti sull’oro e non ce ne rendiamo conto».
LA LOCANDINA
Il film “Cena di classe”, regia di Francesco Mandelli, sarà nelle sale dal 26 marzo. Prodotto da Roadmovie e Medusa, sceneggiatura di Roberto Lipari, Francesco Mandelli, Tiziana Martini, Andrea Pisani, Ignazio Rosato. Con protagonisti Beatrice Arnera, Herbert Ballerina, Giovanni Esposito, Roberto Lipari, Nicola Nocella, Andrea Pisani, Giulia Vecchio, Francesco Russo e Annandrea Vitrano. Nel cast anche Ninni Bruschetta, Debora Villa, Francesco Villa, Giulia Melillo, Giordano De Piano, Federico Russo.
