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23 marzo 2026 - Aggiornato alle 23:15
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Musica

I dolori di Giovanni Allevi: "Sono come la Sicilia, cado ma mi rialzo sempre"

Il pianista e compositore torna nell'Isola per due concerti e racconta la sua malattia, la forza di volontà e il gusto per la vita

23 Marzo 2026, 21:00

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Giovanni Allevi

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Cavaliere della Repubblica Italiana per meriti artistici e culturali, Stella d’Oro al Valor Mozartiano “per aver riportato la musica classica agli antichi splendori”, Premio Falcone e Borsellino, Ambassador di Save the Children, European Ambassador dell’Earth Day European Network per il suo impegno accanto ai giovani nella tutela del pianeta, insignito del Golden Opera Awards – Oscar della Lirica. E se tutto questo non bastasse a definirlo, c’è un dettaglio che forse dice più di ogni altro la dimensione del suo percorso: la NASA gli ha dedicato un asteroide. Ecco, forse è da lì che bisogna partire per raccontarlo.

Perché Giovanni Allevi è molto più di un elenco di titoli e riconoscimenti. È un artista dalle mille sfumature, capace di attraversare linguaggi diversi: dalla musica alla scrittura, fino al cinema. La sua autobiografia “La musica in testa”, diventata un best seller, gli è valsa il premio letterario Elsa Morante; il suo ultimo libro, “I nove doni – Sulla via della felicità”, scritto durante la malattia, è una riflessione intima e profonda sulla fragilità e sulla possibilità di trasformarla in forza.

E poi c’è il cinema: il docufilm “Allevi – Back to Life”, presentato alla Festa del Cinema di Roma, racconta il suo ritorno alla musica e alla vita dopo un periodo complesso, restituendo il ritratto di un artista che ha fatto della vulnerabilità una forma di consapevolezza. Con cui oggi, dopo anni di silenzio forzato e intensa introspezione, torna sul palco con il Piano Solo Tour, una tournée che attraversa l’Europa e l’Italia e che il 7 e l’8 aprile farà tappa anche in Sicilia, al Teatro Duemila di Ragusa e al Teatro Vittorio Emanuele di Messina, prima di proseguire tra Verona, Firenze, Trento, Torino, Lugano, Parma, Bergamo, Genova.

Un ritorno essenziale in cui il dialogo con il pubblico passa attraverso il suo strumento più intimo, il pianoforte, con cui Allevi esegue le composizioni che lo hanno reso celebre nel mondo – da Come sei veramente a Go with the flow, fino a Our Future – e nuovi brani nati in questi anni di riflessione.

Dopo gli appuntamenti internazionali in Giappone, California e Germania, il Piano Solo Tour arriva in Sicilia con due tappe molto attese, a Ragusa e Messina. Che tipo di energia si aspetta da questa terra e cosa rappresenta per lei suonare qui, in una dimensione così intima?

«Mi avvicino alla Sicilia con grande rispetto, una terra meravigliosa martoriata dall'emergenza idrica e prima ancora dai devastanti cicloni. In un clima emotivo non facile per molte persone mi chiedo cosa possa mai aggiungere la mia presenza. Poi mi accorgo che anche io, nel mio piccolo, sono caduto e sto cercando con tutte le forze di risollevarmi. In questa umana condivisione trovo il senso dei concerti in Sicilia».

La Sicilia è una terra di contrasti forti, di luce e inquietudine, di bellezza e fragilità. Ritrova queste stesse tensioni anche nella sua musica e nel percorso che sta vivendo oggi?

«Con la scoperta della malattia incurabile e del dolore fisico, sono entrato in una nuova bolla esistenziale in cui la gratitudine e la speranza hanno preso il posto dello spavento iniziale. Durante il concerto sarà come rivivere il passaggio dal buio alla luce».

Questo tour nasce dopo un periodo molto intenso, umano oltre che artistico. In che modo il ritorno al pianoforte, da solo sul palco, cambia il suo dialogo con il pubblico rispetto al passato?

«Questo tour è per me una sfida psicofisica nuova perché è difficilissimo suonare il pianoforte con uno sfiancante dolore alla schiena e le mani che tremano per via dei farmaci. Ma è cambiato tutto: non salgo più sul palco per mostrare una abilità o far ascoltare la mia musica. Ora sono animato da una missione ben più importante: celebrare insieme la gioia della vita e dimostrare che anche dall'imperfezione può nascere la meraviglia».

Oltre alla musica, lei si esprime anche attraverso il cinema e la scrittura. Come cambia il suo modo di comunicare tra questi linguaggi? E cosa riesce a dire con uno che non riuscirebbe con gli altri?

«In un mondo dominato da logiche di potere, sopraffazioni e derive autoritarie, voglio inseguire la strada opposta della delicatezza, della umana compassione per chi soffre, della scoperta dell'immensità dentro e fuori di noi. Lo faccio attraverso le note, la riflessione filosofica o le immagini cinematografiche ma lo spirito resta lo stesso».

Da anni il suo lavoro contribuisce ad avvicinare nuove generazioni alla musica classica. Secondo lei, oggi, qual è la chiave per renderla viva e accessibile senza snaturarla?

«Questo è un merito che mi viene spesso attribuito nel quale però non mi ritrovo se non indirettamente. La musica classica è da sempre l'oggetto della mia venerazione e da lei parte il mio tentativo di innovazione, ma non ci sono scorciatoie: per avvicinarsi a lei occorrono anni di studio e forse è giusto che mantenga un minimo di inaccessibilità».

Nei suoi concerti e nei suoi libri torna spesso il tema della fragilità come forza. Se dovesse lasciare al pubblico siciliano un pensiero, quasi un “dono” prima di salire sul palco, quale sarebbe?

«Il concerto inizia per me il giorno prima, con lunghe sessioni di meditazione, respirazione profonda, stretching dolce e magari un'ora di camminata veloce avanti e indietro dentro la camera d'albergo. Tutto in silenzio. Quando finalmente sto per salire sul palco il pensiero è: vorrei che chi è venuto ad ascoltarmi esca dal teatro con il cuore colmo di gioia di vivere».