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“Il piacere dell’onestà”: la regia di Guglielmo Ferro riscopre l’attualità ferocemente moderna di Pirandello

Pippo Pattavina al Teatro Pirandello: tra maschere e verità

24 Marzo 2026, 13:24

“Il piacere dell’onestà”: la regia di Guglielmo Ferro riscopre l’attualità ferocemente moderna di Pirandello

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C’è un sottile piacere nel veder crollare i castelli di carta delle ipocrisie borghesi, specialmente quando a soffiare è il vento gelido della coerenza. Quel piacere ha un nome, un titolo e una sede d’eccezione: “Il piacere dell’onestà” torna a casa, sul palco del Teatro Pirandello, per un appuntamento che si preannuncia come il vertice emotivo della stagione firmata da Roberta Torre.

Il ritorno del Maestro: Pattavina è Angelo Baldovino

Sabato 18 aprile (ore 21:00) e domenica 19 (ore 17:30), i riflettori si accenderanno su uno dei giganti della scena siciliana: Pippo Pattavina. L'attore, interprete poliedrico dalla levatura monumentale, presta il volto e la voce ad Angelo Baldovino, l’emarginato, il disilluso, l’uomo "scacciato" dalla società che viene richiamato per salvarne le apparenze.

Il plot è un meccanismo a orologeria: Baldovino accetta un matrimonio di facciata con Agata (Francesca Ferro) per coprire uno scandalo. Ma il gioco delle parti si ribalta. Quello che doveva essere un patto d’ombre diventa una dittatura della luce: Baldovino decide di essere onesto sul serio, trasformando la finzione in una prigione morale per chi viveva di compromessi.

Una regia contemporanea per un testo senza tempo

La firma di Guglielmo Ferro alla regia sceglie la via della sobrietà. Non c’è bisogno di sovrastrutture quando la parola di Pirandello vibra di tanta attualità. Il regista restituisce al pubblico un’opera che non è solo un classico, ma uno specchio deformante puntato dritto verso la nostra epoca, dove il confine tra ciò che mostriamo sui "palcoscenici" quotidiani e ciò che siamo realmente è sempre più labile.

L’omaggio al Premio Nobel

Come da tradizione, il teatro agrigentino non rinuncia al dialogo con il suo nume tutelare. Inserire quest'opera nel cartellone significa onorare il Premio Nobel siciliano non come un busto di marmo, ma come una forza viva, capace ancora di graffiare le coscienze con l'arma dell'ironia e del paradosso.