Cantautori scomparsi
Gino Paoli e i gatti: compagni di vita, alter ego e manifesto di libertà
Da "La gatta" ai "Gatti si difendo così" il cantautore genovese aveva dedicato diversi pezzi ai mici della sua vita
Li amava. Tantissimo. Tanto da dedicare loro ben due pezzi: "La gatta" e "Matto come un gatto". Il rapporto che Gino Paoli aveva con i gatti era quasi “filosofico”: li vedeva probabilmente come creature misteriose, libere e portatrici di una saggezza diversa da quella degli uomini. In quel primo celebre pezzo, il cantautore genovese scomparso oggi, racconta un periodo della sua vita insieme ad una gatta, Ciacola, che viveva con lui in una soffitta vicino al mare a Boccadasse durante gli anni un po' bohémien della sua esistenza. In quella canzone del 1960 il micio è quasi un alter ego: sullo sfondo di una vita povera ma piena di poesia, l’animale diventa un compagno silenzioso che condivide il rifugio, la chitarra e quel minuscolo miracolo fatto di stelle, fusa e finestra sul cielo. Con nostalgia Paoli, più avanti cantautore affermato, rimpiange la semplicità di quel tempo.
Paoli racconta anche che la vera gatta della canzone fu una delle prime “compagne di viaggio” quando se ne andò da casa, segno che, per lui, il legame col felino era inscindibile sin dalla nascita del suo percorso artistico.

Nel 1991 il titolo Matto come un gatto diventa manifesto di un intero album, dove il gatto non è solo un animale domestico ma un’immagine di lucidità mascherata da follia. In brani come Matto e vigliacco e in altri testi del disco, Paoli contrappone la natura degli animali – che uccidono solo per fame – alla follia umana delle guerre, promovendo l’idea che essere “matto come un gatto” significasse in realtà essere più saggio o più coerente degli uomini.
In questa prospettiva il gatto assume un ruolo quasi etico: è l’altro che, proprio perché non conforme, mette in crisi le nostre certezze e ci restituisce un senso più autentico di libertà e responsabilità.

I gatti si difendono così
Nel 1995 nell'album "Amori dispari", ai suoi adorati amici a quattro zampe Paoli dedica "I gatti si difendono così": un omaggio alla sensibilità dei mici che sembrano distaccati da tutto soltanto apparentemente "come se il loro cuore non ascoltasse niente, come se una carezza non fosse poi importante". Aveva scelto il modo migliore per "sentirli" e descriverli, esattamente come fossero stati umani. O forse meglio.