Cultura
Ibla meeting art: quando l'arte diventa memoria, incontro e cura
Caratterizzata da un grande successo la quarta edizione dell'appuntamento ideato da Amedeo Fusco
A volte l’arte non si limita a riempire una sala: la attraversa, la accende, la trasforma in un’unica voce. L’ultima giornata di Ibla Meeting Art – quarta edizione è stata esattamente questo: un lungo, ininterrotto abbraccio collettivo. «È stato tutto… tutto veramente fantastico», racconta l’organizzatore Amedeo Fusco, ancora con l’emozione addosso, riferendosi a domenica scorsa. «Una sala piena dall’inizio alla fine, un’energia che non si può spiegare, solo vivere.» La mattina si era aperta con l’estemporanea di pittura, un modo per far respirare Ibla già dalle prime ore. Ma dal pomeriggio in poi la giornata ha preso un ritmo che nessuno avrebbe più dimenticato. Il primo a salire sul palco è stato Marco D’Avola, musicista raffinato e schivo, uno che ama più comporre che esporsi. Eppure, domenica scorsa, grazie a un clima di ascolto raro, Marco si è aperto come non accade spesso: ha parlato dei suoi concerti negli organi più importanti del mondo, del suo rapporto intimo con la musica, della sua timidezza trasformata in forza. «È stato bellissimo, davvero. Lo hanno riconosciuto tutti, anche sua moglie Linda», dice Fusco.
Poi il viaggio è proseguito con Giovanni Di Stefano e don Giuseppe Antoci, che hanno riportato il pubblico nella Ragusa delle origini, tra chiese rupestri e santi scolpiti nella roccia. Subito dopo Antonino Navanzino ha raccontato la ceramica di Caltagirone, una città che vive nella sua argilla cotta, nella sua storia modellata a mano. Il tempo si è fermato quando Tina Schembari ha recitato «A jastima» di Serafino Amabile Guastella: un momento forte, intenso, che ha attraversato la sala come un brivido. Una delle ovazioni più lunghe, quella che ha fatto vibrare le pareti, è arrivata con Sergio Cimbali. Ha parlato del suo modo di intendere l’arte, del rispetto per l’ambiente, del dolore trasformato in bellezza. Ha ricordato la scultura dedicata al fratello Tommy, voluta dal padre Cesare, installata nella scuola che entrambi avevano frequentato. Riflettori puntati, poi, sull’altra scultura installata all’aeroporto di Comiso, ulteriore momento iconico per l’artista. Quando è stato proiettato il video delle sue opere, la sala si è alzata in piedi. «Cimbali era visibilmente commosso», racconta Fusco.

Poi è arrivato Gerardo Sacco, e la sua storia ha toccato corde profonde: l'infanzia povera, la madre rimasta vedova, i primi passi nel mestiere, gli incontri con Zeffirelli, Liz Taylor, Glenn Close, De Niro, Sofia Loren.
E il momento più intimo: il ricordo delle loro mogli, la sua e quella di Fusco che lo ha intervistato, entrambe scomparse, entrambe con lo stesso nome: Anna.
Un attimo di silenzio, poi un applauso lunghissimo, quasi liberatorio. A Sacco è stato consegnato un ritratto realizzato da Dania Minotti.
A chiudere, il Coro femminile Muse InCanto, diretto dal maestro Emanuele Calvo, una conclusione luminosa, solenne. E infine la parola di Fusco, la sua chiusura annuale, accolta ancora una volta con la sala in piedi.
Ibla Meeting Art, che ha visto la partecipazione dell'amico di sempre, il grande operatore culturale Rosario Sprovieri, non è solo un evento. È un luogo dove l'arte diventa memoria, incontro, cura. E domenica scorsa, più che mai, lo ha dimostrato.