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26 marzo 2026 - Aggiornato alle 17:19
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IL CONCERTO INTERROTTO

Rosalía sta meglio dopo il malore a Milano. Lo show era da record, i rimborsi restano un rebus

La popstar ha pubblicato una storia su Instagram per rassicurare i fan che però attendono anche comunicazioni sui biglietti

26 Marzo 2026, 17:10

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Rosalía sta meglio dopo il malore a Milano. Lo show era da record, i rimborsi restano un rebus

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Erano passate le 23 quando Rosalía è riapparsa sul palco del Forum di Assago, sbucando da dietro il sipario ancora chiuso, con gli stessi abiti di scena. Quel particolare — nessun cambio d’abito — diceva già tutto. Si è scusata più volte, spiegando di aver vomitato, di sentirsi male, di voler continuare ma di non riuscirci. I 11.500 spettatori, che avevano polverizzato i biglietti in un’ora, l’hanno salutata con un lungo applauso prima di lasciare, increduli, il palazzetto. Il giorno seguente, la storia su Instagram: Rosalía su una barella, flebo nel braccio, pollice alzato. «Mi sento meglio. Grazie mille a tutti quelli che c’erano per l’amore e la comprensione». In basso, la scritta: «Grazie Milano», con un cuoricino.

Fino a quel momento nessun segnale lasciava presagire l’interruzione. L’unico inciampo era stato il ritardo di 45 minuti all’avvio, peraltro prevedibile con artisti di questo calibro. Poi il sipario si era sollevato e Rosalía aveva dominato la scena con la sicurezza di chi conosce ogni dettaglio del proprio disegno. Lo spettacolo, costruito intorno a “Lux”, l’album già da record, era articolato in quattro atti — come i movimenti del disco — preceduti da un’ouverture e intervallati da un intermezzo: una drammaturgia più vicina al melodramma che a un concerto pop. L’impianto visivo appariva essenziale — due scale mobili, drappi cangianti — ma reggeva su un’architettura sonora implacabile. Al centro del parterre, in una fossa orchestrale a croce, venti elementi: archi, fiati, percussioni, musicisti flamenco, pianoforte e coriste.

Nel corso della serata, tredici lingue. Il primo atto si apriva con “Sexo, violencia y llantas”, quindi “Reliquià” — una preghiera glitch per cori e archi — e “Divinize”, che sfociava in un delirio techno orchestrale. Con “Porcelana” arrivava un minimalismo intimo, voce e archi in un crescendo via via più cupo. Il momento più intenso era “Mio Cristo Piange Diamantì”: eseguita in italiano, Rosalía si toglieva il tutù e indossava un velo bianco. A occhi chiusi, la voce che riempiva il Forum come un’aria verdiana evocava la Scala. «Quando ho scritto questa canzone — spiega lei in italiano — Puccini e Verdi sono stati una grande ispirazione per me. Voi ragazzi avete una tradizione musicale spettacolare».

Il secondo atto si schiudeva con “Berghain”, brano ispirato al leggendario club berlinese, di cui incarna anche la sacralità — quella con cui gli habitué ne venerano la soglia. Un testo che alterna tedesco, spagnolo e inglese; orchestrazione che si fonde con i beat techno; intimità che deflagra in potenza cinematografica. È il preludio alla sezione più danzereccia: “Saolo”, “La fama”, “La combi Versace” da “Motomami”, quindi “De madrugà”, con un corpo di ballo sempre al suo fianco. Proprio qui, in questo vortice tra dancefloor e barocco, lo show si è arrestato.

Ciò che avrebbe dovuto seguire lo conoscono bene quanti hanno visto le tappe precedenti del tour, iniziato il 16 marzo a Lione. Rosalía in versione Monna Lisa — incorniciata sul palco — per intonare “Can’t Take My Eyes Off You” di Frankie Valli. Poi “La Perla”, con l’illusione ottica firmata dal regista e coreografo greco Dimitris Papaioannou: guanti bianchi e neri che trasformano Rosalía in una Venere di Milo come quella evocata da Eva Green nei The Dreamers di Bertolucci. Infine il gran finale: morte scenica e rinascita sulle note di “Focu ’rann’i” — cantata anche in siciliano, in omaggio a Santa Rosalia, patrona di Palermo — per chiudere con “Magnolias”, summa dei temi dell’album in un’esplosione orchestrale.

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Il pubblico milanese non ha visto nulla di tutto questo. Resta aperta la questione rimborsi. Al momento della pubblicazione, l’organizzatore non ha indicato né una data di recupero né le modalità di restituzione dei biglietti. I fan accorsi da tutta Italia e dall’estero attendono comunicazioni.

Ciò che rimane, nondimeno, è la potenza di un progetto che — pur durato circa un’ora — ha già mostrato perché Rosalía, a 33 anni, stia un gradino sopra le colleghe. Non c’è Taylor Swift che tenga: le estetiche del passato, i codici dell’opera, le citazioni cinematografiche da Bertolucci a Goya fino a Madonna costituiscono il cuore pulsante dello spettacolo. Un promemoria eloquente che il pop può — e deve — tornare a essere arte e racconto. Anche quando finisce male, con una barella e una flebo. Quel pollice alzato vale più di mille scalette portate a termine.