Arte
Scicli, Vincenza Trovato e la mostra che pone al centro l'essere
Domani l'inaugurazione della kermesse artistica ospitata a palazzo Busacca e curata da Amedeo Fusco
Non un semplice appuntamento espositivo, ma un invito all’ascolto silenzioso. Domani, sabato 28 marzo alle 18, negli spazi di Palazzo Busacca, si terrà il vernissage della personale di Vincenza Trovato, intitolata "La materia come preghiera".
La rassegna, curata da Amedeo Fusco e realizzata con il sostegno di Francesco Migliorino, commissario straordinario dell’ente dell’Assap Pietro Di Lorenzo Busacca, resterà aperta fino all’11 aprile, dalle 17.30 alle 21.00, con chiusura nella sola domenica di Pasqua.
Il ritorno dell’artista nella sua terra assume il valore di un passaggio simbolico: ogni tela sembra riportare con sé un segmento di viaggio, una tappa di un cammino interiore che finalmente trova dimora.
Fusco parla di opere che "non cercano il centro della scena, ma il centro dell’essere": una dichiarazione d’intenti che racchiude l’essenza di un percorso lontano dall’effetto e vicino alla profondità.
Le immagini oltrepassano la superficie e si fanno soglia, varco, interrogazione. "Ogni lavoro è una traccia, un passaggio, un frammento di esperienza trasformato in forma", sottolinea ancora il curatore.
Nulla è affidato al caso, nulla è urlato. Le figure emergenti non reclamano interpretazioni, chiedono un incontro. Sono presenze discrete, portatrici di un segreto che non si svela d’un tratto.
Oro, stratificazioni, abrasioni: elementi materici che non abbelliscono, ma custodiscono, come reliquie di un tempo interiore consegnato alla tela.
Esporre nella propria città, osserva Fusco, significa "misurarsi con radici profonde".
Eppure ciò che Trovato propone non è un diario privato, bensì un linguaggio capace di parlare a chi sia disposto a fermarsi, a sostare, a farsi raggiungere da un ritmo più lento.
Su questa linea si colloca anche il commento di Rosario Sprovieri, che definisce la prima personale nella città natale un atto di coraggio: l’artista che espone, afferma, è anche l’artista che si espone.
Le opere chiedono "uno sguardo lento, quasi devoto", perché sono luoghi di meditazione, spazi d’ascolto, piccole stanze interiori in cui il visitatore è invitato a entrare senza fretta.
"La materia come preghiera" si annuncia, dunque, come un’esperienza prima ancora che una mostra: un percorso che reclama attenzione, silenzio, disponibilità. Un’occasione per ritrovare, attraverso la pittura, un differente modo di stare davanti alle cose.