sicilia secondo me
Dal sogno alla realtà: il designer siciliano che ha conquistato "Il Diavolo veste Prada 2"
Il catanese Paolo Longhitano interpreta se stesso nel film con Meryl Streep e Anne Hathaway nelle sale dal 29 aprile
Una storia da film, dentro un film. Si potrebbe sintetizzare così l’esordio cinematografico di Pietro Paolo Longhitano, 40 anni - designer catanese e direttore creativo di “Coppola e toppo” storica maison di gioielli - finito per caso tra i protagonisti de “Il diavolo veste Prada 2” interpretando se stesso. Un creatore di gioielli e non solo.

Cosa risponde a chi le chiede che lavoro fa?
«Sono un creativo, folle. Ho desiderato da sempre fare un lavoro che nutra la mia anima. Ho sempre odiato fare quei lavori in cui non c’è stimolo, in cui non hai input. sono un creativo, amo sognare e visualizzare le cose ancora prima di averle fatte: le sogno, le visualizzo e le creo. Creazioni che non hanno progettualità, linee guida, parametri, o imposizioni. Parte tutto da un volo pindarico mentale. Nasco come collezionista di oggetti, d’arte. Mi piace il vintage, il retrò, tutto quello che è stato fatto dagli inizi del Novecento legato all’arte e alla moda e da lì prendo ispirazione. Motivo per cui ho voluto riaccendere i riflettori su “Coppola e toppo” perchè alla morte della fondatrice Lidia Coppola nel 1996 gli eredi non hanno continuato la sua storia. Ecco perchè ritengo che l’heritage vada reinterpretato oggi in chiave moderna, ma con un forte Dna ancorato a quell’epoca. Dalle radici ci nutriamo e poi diventiamo contemporanei».

Parla di radici, di un legame che non ha mai spezzato con la Sicilia.
«Da ragazzino ho sempre immaginato la mia vita fuori dalla Sicilia, dall'Italia. Ma non l'ho mai fatto. Sono nato e cresciuto in una famiglia in cui un distacco avrebbe potuto provocarmi lacune. Quindi ho sempre viaggiato in tutto il mondo tra Milano, New York, Dubai, ma sempre restando a vivere in Sicilia, a Taormina. Non per forza è necessario avere questa esterofilia o questa vanità di andare altrove. Restando in Sicilia possiamo assorbire l'internazionalità che questa terra per la sua bellezza e per la sua cultura fa arrivare dal mondo e tramandarla. Noi ci spostiamo nel mondo così come il mondo arriva in Sicilia. Per me la Sicilia non è la terra dimenticata da Dio, ma una delle più ricche che esistano sul piano. E Taormina è un eterno scambio di emozioni è il luogo che mi ha donato Sharon Stone tutta ingioiellata da me in occasione del Festival del cinema ad esempio. Un tornaconto emozionale incredibile».
Come c’è finito sul set del film?
«Tutto parte da “Coppola e toppo” la maison che nasce nel 1948 e che ho rilevato. Ha un corner a New York in questo grande “magazzino del lusso” che si chiama Printemps, nella sede della storica Banca d’America. Il corner è stato notato da Molly Rogers, costumista del “Diavolo veste Prada 2”. è stata lei a scattare con la sua assistente Jessica una fotografia a una delle mie collane. Dopo qualche ora ho ricevuto un messaggio su Instagram con la foto e con la richiesta di avere il gioiello per Maryl Streep, ovvero Miranda Priestley. Sono sincero, all’inizio ho pensato fosse un fake. Sono rimasto folgorato e ho fatto delle ricerche sul web per capire chi fossero Molly e la sua assistente: e ho capito che esistevano davvero. Sono iniziati così una serie di messaggi fin quando una settimana dopo avrei dovuto portare un campionario dei miei gioielli a New York. Ho iniziato la produzione e ho riflettuto che tramite spedizione la collezione non sarebbe mai arrivata in tempo. L’appuntamento era infallibile: c’era la prova dei gioielli su Maryl Streep. Prendo i gioielli, li metto dentro una valigia e parto. Arrivo a NY con un’adrenalina folle. Vado in taxi con Federico, il mio compagno, appuntamento da Kaufman Astoria Studios nel quartiere Queens di New York, fuori città. Entro, mi faccio annunciare e un’assistente mi raggiunge, prende in consegna il pacco con la collezione dei gioielli e mi congeda. Me ne andai deluso».
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E poi?
Dopo neanche mezz’ora, ritornati a Manhattan, mi squilla il telefono e l’assistente mi chiede se sono ancora nei paraggi perché i costumisti compresa la “boss” Molly vogliono incontrarmi. Torno indietro, entro agli Studios e l’ascensore si ferma al terzo piano. Si apre la porta e mi si presenta davanti agli occhi un open space gigantesco. C’era una quantità di stender per abiti e borse Hermès e Chanel inimmaginabile: tutto a disposizione delle costumiste. All’arrivo in salotto su un grande divano a virgola Molly Rogers mi aspettava seduta scalza. Io e Federico eravamo imbarazzatissimi. Molly volle raccontata la mia storia e rimase affascinata dalla follia di avere rieditato lo storico marchio “Coppola e toppo”. Mi chiamava “The sicilian man”. Perché le ho raccontato di questa Sicilia stupenda e del fatto che da questa terra meravigliosa avrei potuto colonizzare i parterre più eleganti del mondo. Quel giorno scegliemmo i pezzi che dovevano essere utilizzati per il film e ci salutammo. E io tornai in Italia. Successivamente iniziò la produzione del film con le scene girate a New York. Fin quando un giorno mi chiamano dalla produzione per dirmi che stanno per arrivare a Milano. Erano passati sei mesi e andai a cena con la costumista Molly. Fu lì che dopo un rendez-vous meraviglioso lei esclamò “Ma tu devi stare dentro il film! Tu e Federico…!” Il giorno successivo abbiamo fatto questo cameo al “Salumaio di Montenapoleone” con Donatella Versace, Anne Hathaway e Emily Blunt. Favolose. Per girare all’interno del ristorante una scena di un minuto lavorammo cinque ore. La cosa surreale è che quando dovevamo prepararci con i costumi di scena io scelsi una giacca anni Ottanta in principe di Galles di Gianni Versace. Sul set non sapevamo ancora quali attrici ci fossero, all’improvviso vidi sullo sfondo i fan e arrivare un van scortato dai body guard. Vidi scendere un capello completamente ossigenato, una figura scheletrica che indossava un tailleur viola, divina, dietro di lei la figlia, il truccatore e il parrucchiere: era Donatella Versace che io conoscevo personalmente da vent’anni. Ci guardammo fissi negli occhi, ci abbracciammo follemente e gli fici vedere l’etichetta della giacca che indossavo: un capo Gianni Versace vintage non sapendo che lei fosse sul set. Eravamo gli unici due ad avere i bottoni dorati con le meduse simbolo della maison...

L’attesa sta per finire, il 29 aprile esce il film in sala…
«Il mio american dream si è avverato. C’è una scena in cui Anne Hathaway, nella redazione di Runway, apre un armadio gigante per scegliere le collane, sono le mie. E anche la modella Ashley Graham indossa un mio orecchino. Stay tuned...».
