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30 marzo 2026 - Aggiornato alle 15:26
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Attualità

Ragusa, il carretto siciliano diventa uno scooter d'autore

L'incontro tra il mondo dell'industria e l'artigianato dà vita a un progetto di grande richiamo

30 Marzo 2026, 15:12

15:21

Ragusa, il carretto siciliano diventa uno scooter d'autore

La realizzazione artistica su due ruote all'ombra del duomo di Ibla

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La storia che nasce da questi palazzi barocchi non è solo un progetto artistico: è un atto d’amore verso la Sicilia, verso le sue mani sapienti, verso quella memoria che non si lascia archiviare. Al centro ci sono due uomini, due maestri che non hanno bisogno di presentazioni tra chi conosce davvero l’anima dell’isola: Biagio Castilletti e Damiano Rotella, i custodi di Cinabro Carrettieri, l’ultima bottega che ancora oggi porta avanti l’arte del carretto siciliano come fosse un rito sacro.

Il loro laboratorio a Ragusa Ibla è un luogo sospeso nel tempo. Le pietre antiche, le volte barocche, la luce che filtra lenta: tutto sembra proteggere un sapere che rischiava di perdersi. Qui, tra pigmenti naturali pestati a mano, pennelli consumati e legni che profumano di storia, Castilletti e Rotella continuano a raccontare la Sicilia come si faceva un tempo: attraverso immagini, colori, simboli che parlano più delle parole.

È in questo spazio che TVS Motor Italia ha scelto di far nascere un progetto che non è un semplice esercizio di stile, ma un ponte tra mondi. L’industria che incontra l’artigianato. La velocità che si inchina alla lentezza. La tecnologia che ascolta la memoria. Tre scooter Jupiter 125 sono diventati tele vive, trasformati in opere d’arte in movimento grazie alla mano dei due maestri.

Il primo richiama l’energia del carretto catanese: rossi intensi, blu profondi, fiori che sembrano sbocciare, e soprattutto i Paladini di Francia, eroi dell’Opera dei Pupi che da secoli combattono battaglie che non finiscono mai. Il secondo respira la luce di Caltagirone, con motivi ceramici che raccontano il Mediterraneo, le sue onde, la sua calma, la sua armonia. Il terzo affonda nel barocco siciliano: mascheroni solenni, volute che sembrano scolpite dal vento, un omaggio alla ricostruzione artistica nata dopo il terremoto del 1693, quando la Sicilia seppe rialzarsi trasformando il dolore in bellezza.

Tre visioni diverse, ma unite da un’unica verità: la mobilità può essere identità. Può essere racconto. Può essere emozione. Non è solo un mezzo per andare da un punto all’altro, ma un modo per portare con sé ciò che si è.

Quando il progetto è stato presentato a Milano, nelle Officine del Volo, non è stato un semplice lancio. È stato un incontro tra culture. Un riconoscimento del valore di un’isola che non smette mai di ispirare. E Ragusa, con le sue pietre dorate e le sue botteghe silenziose, è diventata il cuore pulsante di questa storia.

Perché tutto parte da lì: da due maestri che hanno scelto di non lasciare morire un’arte. Da un barocco che non è solo architettura, ma respiro. Da una Sicilia che continua a parlare, anche quando nessuno la ascolta.