la storia
I 42 chilometri che hanno salvato Blanco: un viaggio per ritrovare se stesso
Una camminata di undici ore per portare il nuovo disco alla madre. Così Riccardo Fabbriconi fugge dalla "bulimia dei palchi" e ritrova la sua autentica grammatica emotiva
Mappa alla mano, zaino in spalla e passo sicuro. Riccardo Fabbriconi, in arte Blanco, ha intrapreso un percorso di 42 chilometri a piedi, da Cisano a Calvagese della Riviera. Undici ore di cammino, trasmesse in diretta su YouTube, che non hanno nulla dell’impresa sportiva o della strategia promozionale: sono la traduzione fisica del suo nuovo progetto musicale.
L’obiettivo, simbolico e concreto insieme, è consegnare di persona il nuovo lavoro, “Ma’”, alla donna a cui è dedicato: sua madre. In uscita il 3 aprile 2026, “Ma’” segna una svolta intima e radicale nella traiettoria dell’artista bresciano.
Dopo “Innamorato” (2023), Blanco si è imposto quasi tre anni di silenzio operativo, prendendo le distanze dalla bulimia dei palchi e dalle luci abbaglianti del successo. La scelta affonda le radici in un periodo di profondo malessere, durante il quale l’artista “si sentiva davvero male”, e che lo ha spinto a fermarsi per rimettere a fuoco priorità e prospettive.
In un’industria che pretende presenza continua, Blanco rivendica il diritto alla pausa, a sottrarsi al frullatore mediatico e, soprattutto, a fallire: “Se devo fallire, voglio farlo subito e alla grande”, afferma, trasformando l’errore in risorsa vitale e antidoto alla retorica del “sempre on”.
Il progetto si articola in 15 tracce (11 inediti e 4 singoli), con la produzione artistica affidata ai sodali Michelangelo e Stefano Clessi. Non un semplice vezzo sentimentale, ma una lettera aperta che attraversa infanzia, radici, fragilità e slanci luminosi.
Le sonorità cercano la nuda verità del racconto: meno lustrini, più carne viva. Un’autoanalisi che affronta debolezze e deviazioni, come in “Maledetta rabbia” e “Fuori dai denti”, senza smussare gli spigoli e senza scivolare nel vittimismo.
A impreziosire questo diario terapeutico intervengono due ospiti d’eccezione, chiamati per affinità narrativa più che per calcolo. Elisa dona una dimensione cinematografica e radiosa alla ballata “Ricordi”, mentre Gianluca Grignani innerva di rock ruvido e sincero “Peggio del diavolo”.
Sullo sfondo, una dichiarata influenza etica dalla riscoperta di Lucio Battisti: una ricerca di essenzialità che insegna a “stare addosso alla melodia”, puntando a un’emozione pura, oltre le mode.
Con “Ma’”, Blanco disegna una topografia affettiva in cui le figure della madre, del padre e degli amici diventano bussola nei momenti in cui i ritmi si fanno insostenibili. I 42 chilometri verso casa, infine, affermano che prendersi tempo è necessario e che ogni vera partenza, in fondo, coincide con un ritorno.