la querelle
Mic nega fondi al documentario su Giulio Regeni: «Una scelta politica», denuncia il produttore
Il film premiato continua a essere proiettato in università e al Parlamento europeo
Niente finanziamenti pubblici del Mic per il documentario su Giulio Regeni, il ricercatore italiano rapito, torturato e ucciso in Egitto nel 2016. È quanto riporta l'edizione del quotidiano La Repubblica in edicola oggi, raccogliendo la denuncia di uno dei due produttori, Domenico Procacci di Fandango, che parla di «una scelta politica».
Il documentario, dal titolo 'Giulio Regeni, tutto il male del mondo', diretto da Simone Manetti e vincitore del Nastro della Legalità 2026, non riceverà nulla dei 14 milioni di euro di contributi selettivi distribuiti dai quindici esperti della commissione del Ministero della Cultura alle opere cinematografiche e documentaristiche che si siano segnalate per "interesse artistico e culturale» e «identità nazionale italiana».
«Bocciare un progetto del genere non puoi vederla come una scelta artistica. È una scelta soltanto politica», commenta Procacci (che ha prodotto il lavoro insieme a Ganesh di Mazzarotto), «ed è incredibile che lo sia, perché la storia di Giulio dovrebbe ferire e indignare non soltanto una parte del Paese, ma tutti quelli che hanno un minimo di umanità: la ricerca di verità e giustizia.»
Il docufilm è già uscito e settantasei università italiane hanno già aderito all’iniziativa promossa dalla senatrice a vita Elena Cattaneo per proiettarlo negli atenei, mentre il 5 maggio è prevista anche una proiezione al Parlamento europeo. «Sono sicuro che il pubblico premierà ancora questo lavoro. Sarà visto e continuerà a essere visto».