Contese
Sull'eredità di Pino Daniele è ancora scontro, dopo 10 anni, tra la seconda moglie e il figlio primogenito
Respinti i ricorsi presentati da Fabiola Sciabbarrasi e Alessandro Daniele: al centro della disputa restano i diritti d’autore e i diritti connessi alla produzione dell'artista napoletano
Nulla di fatto nella querelle tra Fabiola Sciabbarrasi, seconda moglie di Pino Daniele, e Alessandro Daniele, primogenito dell’artista napoletano morto il 4 gennaio del 2015. A più di 10 anni dalla scomparsa, si discute ancora sull’eredità dell’artista, oggetto di controversia tra gli eredi. In particolare a far discutere sono i diritti connessi, ovvero le tutele economiche e morali, distinte dal diritto d’autore, riconosciute a chi contribuisce alla produzione, diffusione o interpretazione di un’opera.
Il 1 aprile la Corte d’Appello di Roma ha rigettato il ricorso presentato dalla donna e quello incidentale, presentato a seguire, da Alessandro. Al centro della disputa - nello specifico - ci sono i diritti d’autore e i diritti connessi, legati alla figura di Daniele come artista, interprete ed esecutore e al suo immenso patrimonio discografico. A fare chiarezza sulla vicenda è l’avvocato Marco Mastracci, legale di Alessandro, che all’ANSA spiega come l’azione legale non sia partita dal suo assistito e che quest’ultimo non ha tantomeno avanzato alcuna richiesta di risarcimento economico.

Tutto ha avuto inizio - spiega l’avvocato - dai dubbi sull'interpretazione del testamento di Pino Daniele. Il documento olografo fu depositato dal musicista nel 2012 davanti a un notaio e fu poi pubblicato il 12 gennaio 2015, pochi giorni dopo la morte dell’artista. L’articolo 7 prevedeva che i diritti d’autore e quelli connessi fossero equamente divisi tra i suoi 5 figli (Alessandro e Cristina avuti dalla prima moglie, Sara, Sofia e Francesco dalla seconda); l’articolo 9 recitava poi che liquidità, immobili società e - di nuovo - diritti d’autore fossero divisi tra i 5 figli con l’aggiunta della seconda moglie Fabiola (aspetto che trovò anche un accordo tra le parti con Alessandro Daniele che firmò a SIAE un atto alla Sciabbarrasi per la divisione in sei parti dei diritti d’autore). Questo creò un problema di interpretazione sfociato in un contenzioso che il primo grado ha risolto valutando la volontà di Daniele di affidare ai figli i diritti connessi e poi includendo anche la donna nei diritti d’autore, oltre al resto dell’eredità.

Sciabbarrasi ha quindi impugnato la sentenza, ricorrendo in appello per rivendicare la sua quota anche per i diritti connessi. Per la settima sezione della Corte d’Appello di Roma a fare testo resta il testamento e i giudici si sono espressi confermando così la decisione del primo grado di giudizio.
Il contenzioso era iniziato nel 2017, si era chiuso in primo grado nel 2022 ed è arrivato ora alla sentenza della settima sezione civile della Corte d’Appello di Roma. Alessandro Daniele, da parte sua, esclude l’ipotesi di un ricorso in Cassazione, possibile per eventuali questioni di legittimità.