"riflessi culturali"
"Ero un bullo": al Palacongressi la vera storia di Daniel Zaccaro tra rap e riscatto
Il dramma ripercorre la discesa agli inferi e la risalita di Daniel, oggi educatore
Riparte domani pomeriggio, domenica, alle 18 al palacongressi del Villaggio Mosè, con la piece “Ero un bullo”, la rassegna “Riflessi Culturali” finanziata dall’Ente Parco Valle dei Templi, diretta da Gaetano Aronica. Si tratta di un evento teatrale di forte impatto sociale e formativo.
Lo spettacolo “Ero un bullo”, una produzione firmata da Fondazione Aida ets, affronta con coraggio e autenticità il tema del bullismo e del riscatto sociale ed è tratto dall’opera omonima di Andrea Franzoso, che racconta la vera storia di Daniel Zaccaro.
Lo spettacolo, diretto da Lucia Messina, vede in scena gli attori Lorenzo Feltrin, Giulia Lacorte e Nicolò Bruno. Attraverso la tecnica del teatro d'attore e l'uso di elementi scenografici simbolici curati da Federico Balestro, la messa in scena si propone di coinvolgere emotivamente il pubblico, stimolando una riflessione profonda sulla comunità e sulla creazione di ambienti sicuri e rispettosi.
La narrazione ripercorre le tappe fondamentali della vita di Daniel, descrivendo un'escalation di trasgressioni e una ricerca di risposte spesso insoddisfatta, tra momenti di euforia e cadute profonde. La vicenda trova il suo compimento nella scelta di Daniel di cambiare rotta, maturando la decisione di diventare educatore per accompagnare altri ragazzi lungo lo stesso cammino di crescita. L'esperienza teatrale è arricchita da citazioni di musica rap contemporanea, mezzo caro al protagonista, che rafforzano il messaggio centrale della pièce: nella vita non esiste un copione già scritto e fino all'ultimo è possibile decidere di cambiare il finale.
Con una durata di 70 minuti e un'età consigliata a partire dagli 11 anni, “Ero un bullo” si configura come un vero e proprio progetto educativo, soprattutto per la volontà della direzione artistica di inserirlo nel calendario ordinario della rassegna “Riflessi culturali”.
“Uno spettacolo di impegno civile, di formazione oserei dire” – commenta Gaetano Aronica – “che tutti, giovani e meno giovani, dovrebbero vedere”.