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cinema

Arriva "Michael", il biopic del re del pop tra musica e guerre in famiglia

A Berlino la premiere del film di Fuqua, con Jackson interpretato dal nipote Jaafar

12 Aprile 2026, 09:25

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Arriva "Michael", il biopic del re del pop tra musica e guerre in famiglia

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Debutto cinematografico di peso per Jaafar Jackson, nipote del re del pop e figlio di Jermaine: al 1996 appartiene la sua classe anagrafica, e oggi accetta la sfida di interpretare Michael Jackson in Michael, kolossal biografico da 155 milioni di dollari diretto da Antoine Fuqua.

Il film è stato presentato in anteprima mondiale con una global fan premiere a Berlino e arriverà nelle sale dal 22 aprile con Universal.

Nel cast figurano, tra gli altri, Colman Domingo nel ruolo di Joe Jackson, Kat Graham in quello di Diana Ross, Nia Long come Katherine Jackson, Kendrick Sampson nei panni di Quincy Jones, Miles Teller in quelli dell’avvocato John Branca e Juliano Krue Valdi nei panni di Michael bambino.

Il racconto, che si arresta cronologicamente all’apice dell’era Bad, potrebbe proseguire con sequel in caso di ottimi risultati al botteghino.

A coprodurre sono Graham King (Bohemian Rhapsody) insieme a John Branca e John McClain della Michael Jackson Estate, che gestisce diritti, beni e lascito dell’artista scomparso nel 2009 a 50 anni.

«Ricordo la prima telefonata con Graham King – ha raccontato Jaafar Jackson a Berlino – quando mi ha parlato del progetto. Non avevo mai recitato prima, non avevo mai voluto farlo, quindi ero molto in dubbio perché non ero sicuro di esserne davvero capace. Così ho iniziato a lavorare con un acting coach e volevo davvero imparare cosa significasse recitare prima di cercare di impersonare Michael. Mi sono preparato così per circa un anno e poi ho iniziato a studiare davvero, con i video di Michael, i suoi testi, tutto di lui». Un materiale «che ho usato per una full immersion, lasciando che lui si incanalasse in me».

Del celebre zio, morto quando lui aveva dodici anni, Jaafar conserva «pochissimi ricordi diretti e risalgono tutti a quando ero molto piccolo. Uno dei miei preferiti è la prima volta che l’ho visto esibirsi sul palco a New York… è stata l’esperienza più bella della mia vita».

Per Antoine Fuqua, regista pluripremiato e autore di titoli come Training Day, Southpaw e la trilogia di The Equalizer, «il mondo ha bisogno di amore in questo momento, ed è proprio questo che rappresenta Michael Jackson». Sulla scelta di affidare il ruolo principale a Jaafar, osserva: «Se l’è meritato, pur essendo il nipote di Michael. Ha passato due o tre anni a studiare il personaggio e il ballo, ancora prima di aver avuto ufficialmente la parte».

La celebrazione berlinese, segnata da eventi e incontri con stampa e fan, ha messo in luce anche le fratture familiari che circondano il progetto. Sul red carpet c’erano numerosi membri della famiglia Jackson, tra cui i due figli di Michael, Prince e Bigi, oltre ai fratelli Jackie, Jermaine e Marlon. Assenti, invece, Janet Jackson — che ha scelto di non partecipare al progetto — e soprattutto Paris Jackson, figlia dell’artista, critica fin dall’inizio del film.

Paris ha definito la sceneggiatura «edulcorata e disonesta» e ha contestato la Michael Jackson Estate per le ingenti spese sostenute, compresi 15 milioni di dollari destinati a nuove riprese.

Secondo Variety, il ritorno sul set sarebbe servito a sostituire l’intera parte finale, già girata, che affrontava anche le accuse di molestie su minori emerse nel 1993 — accuse sempre respinte da Jackson, assolto poi nel 2005 da dieci capi d’imputazione — a causa di un ostacolo legale legato a un accordo transattivo stipulato alcuni anni fa con uno degli accusatori.

Resta alto l’entusiasmo del cast. «Tutto quello che volevamo fare era onorare e celebrare Michael — ha spiegato Nia Long —. L’eredità che ha lasciato è il suo amore per l’umanità, il suo impegno per la famiglia, per i suoi fratelli, per se stesso. Vedrete il percorso che lo ha portato da bambino prodigio a star adulta. Credo che la differenza tra noi e lui sia che milioni e milioni di persone lo guardavano mentre cercava di affrontare quel processo di scoperta di sé, che è difficile per chiunque».