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13 aprile 2026 - Aggiornato alle 14:07
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Dai Bronzi di Riace un ponte di cultura: il MArRC presenta il piano strategico 2026–2028

13 Aprile 2026, 13:51

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Dai Bronzi di Riace un ponte di cultura: il MArRC presenta il piano strategico 2026–2028

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Mentre il dibattito sul Ponte d’acciaio e cemento riempie le cronache, ne esiste un altro di marmo, bronzo e argilla che collega da sempre la Sicilia e la Calabria, due regioni divise solo da pochi chilometri di mare ma unite da millenni di storia magnogreca. È il ponte della cultura: infrastruttura storica e identitaria, che esiste già da secoli.
Il MArRC - Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria ha presentato il proprio Piano Strategico 2026–2028, uno strumento organico che definisce la visione, le priorità e le azioni da intraprendere nel medio periodo, con l’obiettivo di rafforzare il proprio posizionamento nel sistema museale nazionale e internazionale. Il documento guarda al consolidamento del ruolo del museo come spazio culturale vivo, capace di dialogare con il territorio e con una comunità ampia, fatta di visitatori, studiosi e cittadini. Un’occasione per conoscere da vicino le linee di sviluppo di una delle istituzioni culturali più rappresentative della Calabria. D’altronde i musei sono presidi di cultura, e quello di Reggio Calabria è custode di un patrimonio unico al mondo, a partire dai Bronzi di Riace che ne fanno il punto di riferimento internazionale per la storia e la civiltà della Magna Grecia.

Nato in una fase cruciale della vita dell’Istituzione museale – a circa due anni dall’insediamento del direttore Fabrizio Sudano – il Piano Strategico risponde all’esigenza di dotare il MArRC di una programmazione strutturata, capace di orientare in modo coerente e sistemico le scelte strategiche, evitando frammentazioni e discontinuità.

«Il Piano rappresenta per il Museo uno strumento fondamentale per programmare il futuro con consapevolezza e coerenza - ha dichiarato Fabrizio Sudano, direttore del MArRC - Nasce dall’esigenza condivisa di superare interventi frammentari e costruire una visione unitaria, capace di integrare le diverse progettualità e valorizzare appieno il potenziale del Museo. Vogliamo rafforzare il ruolo del Museo come luogo di ricerca, dialogo e sviluppo, aperto alla comunità e proiettato in una dimensione nazionale e internazionale, in grado di affrontare con strumenti adeguati le sfide della digitalizzazione, dell’accessibilità e della sostenibilità». L’idea di presentare un programma con degli obiettivi triennali è cosa rara nel panorama nazionale, perché vuol dire giocare al tavolo con le carte scoperte. E sono in pochi quelli che sanno incassare le critiche per l’eventuale mancato raggiungimento dei target. Per questo motivo, la scelta della direzione è da lodare.

Un percorso corale e fortemente condiviso ha visto impegnato un team di lavoro di alto profilo, guidato dal direttore Fabrizio Sudano, protagonista in prima persona delle fasi di analisi, ascolto e elaborazione strategica e arricchito dalla prefazione del professore Massimo Osanna, direttore Generale Musei del Ministero della Cultura. Fondamentale il contributo della consulenza scientifica e metodologica del professore Ludovico Solima dell’Università della Campania “Luigi Vanvitelli”. Il progetto triennale si inserisce inoltre nel quadro delle richieste di crescente trasparenza, capacità progettuale e accountability provenienti dal Ministero della Cultura e dagli enti finanziatori, ponendo le basi per una gestione sempre più efficace, autorevole e orientata ai risultati. 

«Il Piano è uno strumento fondamentale per orientarne lo sviluppo, chiarire le priorità e rafforzarne il ruolo culturale, scientifico e territoriale - ha affermato il prof. Ludovico Solima, che ha collaborato alla stesura del documento - Non si tratta di un adempimento formale, ma di un dispositivo di governo che consente al Museo di definire obiettivi chiari, valorizzare le proprie risorse e consolidare il rapporto con i pubblici, il territorio e gli stakeholder. Il Piano nasce da un percorso rigoroso, basato sull’analisi dei dati, sull’ascolto e sulla capacità di tradurre la progettazione in azioni concrete e sostenibili, valorizzando il patrimonio, la funzione pubblica del Museo e la sua proiezione nel contesto mediterraneo».