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13 aprile 2026 - Aggiornato alle 16:56
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IN CATTEDRA

Jovanotti torna all'Università di Palermo tredici anni dopo: «Cercate la fatica che amate»

Quattrocento studenti in aula, seimila le richieste: l'artista incontra UniPa prima del doppio concerto all'Ippodromo La Favorita

13 Aprile 2026, 15:04

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Jovanotti torna all’Università di Palermo: non un semplice incontro, ma una lezione pubblica su musica, energia e futuro

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L’Aula Magna “V. Li Donni” del Dipartimento di Scienze Economiche, Aziendali e Statistiche dell’Università degli Studi di Palermo si è confermato oggi uno spazio di confronto, di attrito, di curiosità, di collisione tra esperienze diverse accogliendo Jovanotti per un incontro con gli studenti che ha avuto il sapore del ritorno, ma anche quello di una verifica pubblica: quanto può ancora dire un artista popolare a una generazione che vive dentro la simultaneità, la precarietà e l’iperconnessione?

Lorenzo Cherubini ha incontra gli studenti di UniPa a pochi mesi dai due concerti previsti a Palermo il 29 e il 30 agosto 2026 all’Ippodromo La Favorita. Ma il contesto ha reso l’appuntamento più denso di potesse sembrare. Perché non si è trattato di una passerella promozionale in senso stretto. L’incontro è arrivato infatti dentro una fase artistica molto precisa: dopo il ritorno discografico con “Il Corpo Umano Vol. 1”,dopo il PalaJova 2025, che ha segnato il rientro nei palazzetti, e dopo l’uscita di “NIUIORCHERUBINI”, album registrato a New York e presentato come una sorta di colonna sonora del nuovo percorso live del 2026.

All’appuntamento hanno partecipato oltre 400 studenti, ma le richieste erano state 6mila. «Sono un fan della Sicilia e ho molti amici qui. Sono dell’avviso che l’Europa come idea culturale, sociale, politica debba guardare al Mediterraneo come suo centro solare. Guardiamo verso Nord quando parliamo di Europa, invece il cuore dell’Europa non può fare a meno della sua radice profonda che è il Mediterraneo. Perfino il Nord Africa è un interlocutore dell’Europa. Voi non state studiando nella periferia, ma nel cuore culturale del continente». 

«Oggi è una giornata speciale perché Lorenzo rappresenta nel mondo giovanile un esempio di pulizia di linguaggio e di comportamenti. Siamo ben contenti di ospitarlo perché tra l'altro oggi si parlerà di contaminazione musicale e di contaminazione culturale», ha commentato Massimo Midiri, rettore dell’università di Palermo.

«Senza fatica non si ottiene niente, non c'è risultato che potrete ottenere senza fatica, senza allenamento. Cercate la fatica che amate, non quella imposta. Parlo di fatica come gioia. Di fatica che vi scegliete nel mettere il corpo dentro le cose, nel cercare la propria strada, attraverso l’impegno», ha aggiunto il cantautore. Che poi ha scherzato: «Prima mi hanno fatto commendatore, ora mi danno la medaglia della città di Palermo, il prossimo passo è che faccio il presidente della Repubblica. Meglio di no, sarei pessimo».

Jovanotti non ha voluto altri ospiti, nessun professore, soltanto studenti. «Un’occasione di incontro diretto, di scambio di battute e di domande - ha spiegato il rettore - per creare una  dimensione dello studente che racconta un po' più libero da archetipi qual è la condizione di essere in un Ateneo del Sud come il nostro, in crescita, ma con tanti problemi». 

Un ritorno che parla anche di memoria

Per Palermo, e per l’Università degli Studi di Palermo, quello di Jovanotti non è un esordio. Lo stesso artista era già stato ospite dell’ateneo nel maggio 2013, quando aveva incontrato gli studenti in occasione dei suoi 25 anni di carriera. Il ritorno di oggi, dunque, non è soltanto un evento di calendario: è la riapertura di un filo narrativo interrotto, una specie di secondo capitolo. Tredici anni dopo, il ragazzo fortunato del pop italiano è tornato nello stesso punto non per ripetere se stesso, ma per misurare la distanza tra due stagioni della vita pubblica: quella dell’artista celebrativo e quella dell’uomo che, dopo crisi fisiche, cambi di forma e nuove scritture, rimette in gioco il proprio rapporto con il pubblico e con i giovani.

Questa dimensione del ritorno pesa. Pesa perché le università sono archivi viventi: trattengono i passaggi, registrano le trasformazioni, restituiscono il senso del tempo. Nel 2013 l’incontro avveniva nel segno della celebrazione di un percorso già allora lunghissimo. Nel 2026, invece, il baricentro sembra spostarsi: non tanto la retrospettiva, quanto il movimento. Non il bilancio, ma la possibilità di rimettersi in cammino. È probabilmente anche per questo che l’arrivo di Jovanotti a Palermo appare coerente con il progetto di “L’Arca di Loré – Jova Summer Party 2026”, definito dagli organizzatori come un viaggio musicale e simbolico, costruito in sole sette città italiane e pensato come esperienza di festa, incontro, mobilità e trasformazione dei luoghi.