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18 aprile 2026 - Aggiornato alle 11:30
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Società

Modica, il sacro e la cultura barocca della Contea

Il professor Giuseppe Barone ha tenuto una dotta relazione su iniziativa dell'Unitre

18 Aprile 2026, 11:16

11:21

Modica, il sacro e la cultura barocca della Contea

L'intervento del professore Barone

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Nella prestigiosa cornice della Fondazione Grimaldi si è svolto un nuovo, atteso appuntamento del ciclo “I Giovedì dell’Unitre”, promosso dall’Università delle Tre Età. L’incontro, introdotto dal vicepresidente Ignazio Pagano Mariano e seguito da un pubblico numeroso, ha avuto per protagonista il prof. Giuseppe Barone, stimato storico e fine conoscitore della realtà locale, che con questa conferenza ha concluso un apprezzato percorso dedicato alla storia della città.

Al centro della relazione, dal titolo “Geografia del sacro e cultura barocca”, l’analisi puntuale dello sviluppo di Modica a partire dal XVI secolo e del modo in cui la spiritualità abbia modellato non soltanto l’architettura, ma anche l’intero tessuto sociale del territorio.

Il prof. Barone ha illustrato l’espansione del centro ibleo lungo due direttrici: quella della parte bassa, incentrata sulla chiesa di San Pietro, e quella della zona alta, identificata con la chiesa di San Giorgio, oggetto – a partire dal Cinquecento – di ben tre ricostruzioni fino all’attuale configurazione.

Di particolare rilievo le considerazioni sulla grande pestilenza del 1577, ricostruita attraverso documenti d’epoca consultati dall’accademico presso gli archivi della chiesa di San Giorgio. Le carte attestano il ruolo cruciale svolto dagli ordini monastici, in primis i Carmelitani, nell’assistenza alla popolazione colpita dal morbo, che causò circa 6.000 vittime.

Il professore ha inoltre sottolineato come le reliquie abbiano storicamente determinato la “gerarchia” dei luoghi di culto. A Modica, la contesa simbolica tra le chiese di San Giorgio e San Pietro, in atto fin dal Cinquecento, si è giocata anche attraverso il possesso di oggetti sacri e di simulacri che, durante le processioni, fungono da “reliquie viventi”.

In questo confronto spicca la chiesa di San Giorgio, che custodisce reliquie di otto santi, la testa e l’omero di San Giorgio con il suo vessillo, nonché l’intero corpo di Sant’Ippolito, giunto nel 1685. Alla loro venerazione è intitolata la Chiesa Madre, dedicata congiuntamente al santo cavaliere e a Sant’Ippolito.

L’appuntamento si è concluso con un vivace dialogo tra il relatore e i presenti, a conferma del profondo interesse della comunità per la storia e la cultura cittadina.