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Libri

"Carlo e le sue donne", il Re raccontato dallo “specchio rosa” di Ilaria Grillini

Presentato anche in Sicilia il libro sul sovrano d’Inghilterra visto attraverso le figure femminili che ne hanno segnato la sua vita, dalla madre alle mogli

22 Aprile 2026, 20:32

20:40

"Carlo e le sue donne", il Re raccontato dallo “specchio rosa” di Ilaria Grillini

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“Chiacchierando” al telefono con Ilaria Grillini, nota giornalista della Rai e autrice di “Le donne di Carlo”, edito da Rai Libri, si ha quasi l’impressione di parlare di un uomo comune, più che del Re d’Inghilterra. Il suo libro va oltre la corona e oltre le donne che, nel tempo, lo hanno talvolta oscurato, talvolta contrastato, talvolta amato: al centro c’è lui, Carlo III, un uomo profondamente umano e anche molto più intelligente di quanto spesso si creda. Appassionato del bello, è legato anche alla Sicilia. Il libro è stato presentato oggi a Oalermo, a Villa Tasca, con Gianfranco Miccichè e Bernardo Tortorici di Raffadali, con l'introduzione di Giuseppe Tasca d’Almerita.

Il Re d’Inghilterra, dunque. Tra le figure chiave della sua vita emerge innanzitutto Anna del Regno Unito, la sorella minore, nata diciannove mesi dopo di lui. Meno esposta, lontana dai riflettori, ma solida e costante, la sua consigliera più fidata. Si parla poco della Principessa Reale, eppure è una delle presenze più influenti nella vita del sovrano. Poi la “queen mum”, la nonna amorevole, Elisabeth Bowes-Lyon, che ha rappresentato per Carlo un porto sicuro, un sostegno caloroso, supplendo alle distanze affettive della madre, Elisabetta II: una donna che, prima ancora di essere madre e moglie, è stata Regina. Poi ci sono le mogli.

La prima, Diana Spencer, perfetta solo in apparenza: fragile, giovanissima, impreparata al ruolo e profondamente sola. La nonna di Lady D era la dama di compagnia della Regina Madre Elisabetta. Il loro matrimonio fu, per molti versi, un’occasione mancata, per tutti. Non nacque da una libera scelta, ma da logiche e convenzioni della famiglia reale: Diana era giovane, vergine e di origine aristocratica, quindi “adatta”. Un modello che già allora mostrava tutta la sua inadeguatezza, ignorando la dimensione personale e sentimentale. Più che una favola, una prigione dorata. «Carlo non amava davvero Diana, né Diana amava davvero Carlo», osserva Grillini. «Fu piuttosto l’infatuazione di una ragazza molto giovane per il Principe del Galles».

Catapultata a soli diciotto anni in un sistema rigidissimo, Diana non era pronta a sostenerne il peso. I suoi sentimenti più autentici sembrano emergere altrove, forse nel legame con Hasnat Khan, o in altre relazioni segnate però da fragilità. Diversa è la seconda moglie, Camilla Shand: lucida, resistente. La “roccia” di Carlo. Per l’opinione pubblica è stata la “rovina famiglia”, l’antagonista della principessa del popolo. Ma andiamo, oltre. La loro è una storia lunga decenni, fondata su affinità profonde e su un sentimento autentico, ben diverso da quello che aveva caratterizzato il primo matrimonio di Carlo. Una scintilla nata sin dalla loro prima partita di polo del 1970. Sette anni più tardi Carlo conoscerà Lady D. Alla fine, è con Camilla che il sovrano ha realizzato ciò che desiderava fin dall’inizio. E l’amore ha trionfato quel 9 aprile del 2005, data delle loro nozze. E poi ci sono le nuore, nettamente diverse. Due poli opposti. Catherine Middleton è entrata a Buckingham Palace in punta di piedi, costruendo nel tempo una posizione solida: intelligente, equilibrata, quasi la figlia femmina che Carlo non ha mai avuto. Kate non è nata principessa ma incarna il ruolo perfettamente, con grazia e soprattutto cervello. Meghan Markle, al contrario, è arrivata come un ciclone ed è uscita allo stesso modo, senza trovare una collocazione stabile all’interno della famiglia reale. Se non come la donna della discordia. Per comprendere davvero Carlo, però, bisogna andare ancora più a fondo.

Primogenito maschio, con un destino già scritto. Diventa re a 73 anni ma vive tutta la vita preparandosi a quel ruolo e per quel ruolo. Cresciuto con genitori freddi e distaccati, Filippo di Edimburgo ed Elisabetta II, Carlo ha subito un mondo che si aspettava da lui la perfezione, senza chiedersi come lui si sentisse veramente. Paradossalmente, anche il difficile rapporto con Diana ha contribuito a renderlo più vicino alle persone. Oltre l’abito della discordia, l’intervista del 1995 alla bbc e quei bikini troppo appariscenti per una principessa, episodi che sintetizzano bene come il loro matrimonio fosse più una tensione continua che una vera unione, Diana ha comunque lasciato un segno in Carlo: lo ha reso più empatico. Una prova di ciò arriva alla morte della regina: davanti a Buckingham Palace, il gesto spontaneo di Jenny Assiminios, un bacio al nuovo sovrano, rompe una distanza rimasta intatta per tutta la vita. È un segnale di umanità che contribuisce a renderlo finalmente più comprensibile agli occhi del pubblico. Nessuno si sarebbe mai permesso di toccare Elisabetta II, Carlo si. Per anni, l’attuale Re è rimasto in secondo piano, oscurato da figure femminili fortissime.

Il rapporto con Diana fu anche una sfida mediatica: lei comprese presto il proprio potere e lo utilizzò, finendo spesso per sovrastarlo. “La vita reale è un mestiere”, sottolinea Grillini. “Comporta privilegi, ma anche vincoli severi, esposizione continua e pressioni enormi”. Quanto a Catherine, “è perfetta: non è nata principessa, ma è intelligente e ha fatto una lunga ‘gavetta’ prima di entrare davvero a corte”. Su Meghan, invece, il giudizio è netto: il paragone con Diana non regge. “Diana era giovanissima, inesperta, quasi ingenua. Meghan sapeva esattamente dove stava andando. Quando ha capito di non essere al centro, ha scelto di andarsene. Ma questo non è un ruolo ‘part-time’: è per tutta la vita”. Un esempio emblematico del senso del dovere richiesto dalla monarchia si ebbe durante i funerali di Diana: davanti a Buckingham Palace, Elisabetta II abbassò il capo non per affetto nei confronti dell’ex nuora, ma perché consapevole delle aspettative dei sudditi. È questo, in fondo, il significato più profondo dell’essere sovrano. Prima il ruolo e poi la persona. Oggi, secondo Grillini, Carlo merita di essere compreso e di poter regnare con serenità, nonostante le difficoltà personali e familiari.

Infine, uno sguardo alla Sicilia. Il legame tra la famiglia reale britannica e la Sicilia è antico. All’inizio del Novecento, Mary di Teck e Giorgio V del Regno Unito visitarono Palermo, soggiornando a Palazzo Gangi.

Il racconto di quel viaggio affascinò la loro nipote Elisabetta II, che nel 1980, durante una visita ufficiale in Italia, volle aggiungere una tappa privata proprio lì, tornando nello stesso palazzo per una colazione con la famiglia che aveva accolto i nonni. Un gesto personale, suggellato da una lettera di ringraziamento.

Anche oggi Carlo III conferma questo legame: tra le regioni italiane che ama di più, la Sicilia resta una delle sue mete del cuore, insieme alla Toscana. La Sicilia è arte, storia, tradizioni e Carlo si sa che è un grande estimatore delle cose belle.

Foto da Instagram