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23 aprile 2026 - Aggiornato alle 00:42
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Cultura

Quando la poesia diventa tela: il "Trittico Italiano" di Yannis Ritsos prende forma

Non una semplice traduzione di testi, ma una vera "trasfusione" artistica: 19 talenti contemporanei interpretano i versi del grande poeta greco in una mostra itinerante tra Trapani e Sambuca di Sicilia, indagando le fratture del nostro presente

22 Aprile 2026, 22:12

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Quando la poesia diventa tela: il "Trittico Italiano" di Yannis Ritsos prende forma

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Il mondo è uno”, s’intitola così la mostra, ideata e curata da Francesco Piazza, con la consulenza scientifica di Amanda Skamagka dell'Università di Atene, accolta, fino al prossimo 10 ottobre 2026, dall’Oratorio San Rocco – Museo d’Arte Contemporanea di Trapani (ingresso: martedì e venerdì, 16.30 - 19.30 e altri giorni e orari scelti dai volontari museali); dal 7 novembre 2026 al 7 marzo 2027, la stessa mostra sarà riallestita nello splendido borgo di Sambuca di Sicilia, e sarà visitabile alla Galleria Nomad Art Collective. Un progetto inedito, di ampio respiro internazionale, animato dalla presenza di diciannove brillanti artisti contemporanei: Roberto Amoroso, Paolo Assenza, Marco Bettio, Gianluca Capozzi, Tiziana Cera Rosco, Nicola Console, Luca Coser, Alessandro Di Giugno, Giorgio Distefano, Giovanni Gaggia, Filippo La Vaccara, Andrea Mangione, Simone Meneghello, Stefania Orrù, Alessandro Saturno, Alessandro Signorino, Milena Sgambato, Cécile Donata Soupama e Samantha Torrisi (alcuni artisti e il curatore della foto di Rossella Fernandez). Un progetto “acceso” dal molteplice sguardo di Yannis Ritsos, uno dei maggiori poeti del Novecento, e dal suo «Trittico Italiano», un insieme pieno e potente (ricordiamo che il poeta tra il 1976 e il 1980 attraversò più volte l’Italia — dalla Sicilia a Roma, da Firenze a Milano, da Assisi alla Costiera Amalfitana — dedicandole diversi versi) in cui il paesaggio diventa “spazio di memoria e stratificazione culturale”, il cui linguaggio (universale) è stato “tradotto” su tela (e non solo) da singole (e singolari) cifre autoriali.

«A ciascuno è stata affidata una poesia secondo risonanze biografiche, simboliche ed emotive: non un’operazione illustrativa, ma un processo di trasfusione in cui la parola poetica diventa innesco per un’indagine sul presente. La mostra nasce dall’idea che la parola poetica possa agire come una lente rifrangente. Non ho chiesto agli artisti di illustrare i testi, ma di percorrerli. Il paesaggio che emerge è un campo di forze: luogo in cui si inscrivono bellezza e rovina, memoria e abbandono, resistenza e oblio. L’attraversamento artistico diventa così una pratica di attenzione, capace di far emergere le fratture del nostro tempo — dall’erosione ambientale alla perdita di senso collettivo — insieme alla possibilità di un immaginario alternativo», dichiara il curatore Francesco Piazza. Figura centrale della «Generazione degli anni Trenta», Yannis Ritsos è stato protagonista della resistenza culturale greca contro i regimi autoritari; visse la poesia come strumento di testimonianza civile. Autore di numerose raccolte, nel 1976 ricevette il Premio Lenin per la pace. «Il titolo della mostra, tratto dalla seconda raccolta del “Trittico”, non allude a un’unità pacificata ma a una consapevolezza storica: ogni frammento del reale reca i segni della lotta e della speranza. “Il mondo è uno” si configura così come uno spazio in cui si incontrano Grecia e Italia, parola e immagine, memoria e contemporaneità», aggiunge Piazza.

A ciascuno di voi - abbiamo chiesto agli artisti protagonisti della mostra - è stata affidata una poesia secondo precise “risonanze”. In che modo la parola poetica è diventata “innesco per un’indagine sul presente”? Quale parola (ammesso ce ne sia stata una “specifica”) ha destato la vostra creatività? In che modo la parola poetica agisce come “lente rifrangente”? In che modo avete vissuto e vivete il connubio (sempre più attuale e “inseguito”) tra forma, colore e poesia?

“La poesia di Ritsos dedicata a Catania, assegnatami poiché io sono di quella città, restituisce con i versi suggestioni ricavate da vetrine dei negozi. Stessa cosa avviene nel mio dipinto di grande formato che, come una sorta di scenografia, ci riporta lì dove lo sguardo del poeta è soffermato. L’opera è un punto di coincidenza tra l’esperienza del poeta, dell'artista e dell'osservatore”, dichiara Filippo La Vaccara.

“Il dipinto rielabora i luoghi della città di Catania evocati dalla poesia di Yannis Ritsos e rientra nella serie Location - un insieme che si compone come un set in allestimento. L’immagine accosta frammenti del mercato del pesce, degli archi della Marina e della Villa Alberata vicino al porto, dando origine ad uno scenario in cui memoria, architettura e natura stabiliscono un dialogo intimo. Sulle tracce del poeta, le trasparenze sospese trasformano gli elementi della città in una visione”, dichiara Andrea Mangione.

“Il mio dipinto è ispirato alla poesia tratta dalla raccolta del Trittico Italiano e rappresenta uno scorcio “eterno” di Taormina, prima colonia greca della Sicilia. Il paesaggio evocato non è qui solo un luogo da contemplare, ma una visione poetica da attraversare anche con il pensiero. Così il drappo bianco trasparente che copre gli antichi ruderi, rimanda ad una Grecia senza tempo che si svela e lascia intravedere anche il paesaggio sullo sfondo”, dichiara Samantha Torrisi.

“Partendo dalla poesia che non ha tempo è facile riuscire a trovare il modo di affrontare la realtà, la conoscenza del proprio territorio è un ulteriore facilitazione. Nel caso specifico la parola ‘Atmosfera’ credo sia stata la chiave di tutto, è stato per me il punto focale dell’interpretazione visiva della poesia che mi è stata assegnata. La poetica, per sua natura, agisce come una lente rifrangente che altera, moltiplica e trasforma la percezione, svincolandola da coordinate precise di spazio e tempo”, dichiara Alessandro Signorino.

La poesia prevede un confronto solitario a singolar tenzone, da ultimo al mondo e primo allo stesso tempo. Tran-temporale, quindi non univoca, frutto di sintesi ed immanenza, delizioso viaggio nella soggettiva dell’autore. Autentica, da senso ad ogni domanda qualora gli venga posta. Parole che descrivono passanti che non condividono sguardi sono gli stessi le cui braccia sono poi pesci che nascondono segreti nel fondo del mare. Edificare mondi è conferma del mistero della fede”, dichiara Alessandro Di Giugno.

Più che una singola parola, a guidarmi è stata l’evocazione della visione in sé. Accettare la sfida di lasciarsi ispirare da un testo poetico non è stato semplice, poiché ritengo che la poesia sia una forma creativa che non necessita del supporto di altre discipline per affermarsi. Il mio obiettivo non è stato quello di 'illustrare' i versi, ma di cercare, attraverso un’associazione ipertestuale di riferimenti appartenenti a contesti diversi, di catturare una visione altra di quelle parole”, dichiara Roberto Amoroso.

La poesia di Ritsos è densa di immagini, suggestive e bellissime. Ho pensato, quindi, al mio dipinto come qualcosa che potesse viaggiare in parallelo, come un contrappunto musicale alla poesia. Un’immagine che potesse raccontare delle suggestioni emotive, in bilico tra paesaggio e astrazione. Qualcosa che resta in trasparenza e può essere sovraimpresso alla poesia”, Alessandro Saturno.

La poesia che ho raccontato è ‘Mattutino a Salerno’. La riflessione nasce dal passaggio in cui le strade sono popolate solo da uomini e ragazzi: da qui l’idea di rappresentare il porto di Salerno oggi, con la presenza femminile. In questo modo la parola poetica diventa un innesco per riflettere sul presente”, dichiara Milena Sgambato.

La parola poetica ha agito come scintilla: un dispositivo sensibile capace di attivare letture del presente, trasformando intuizione in forma e urgenza visiva. Vivo il rapporto tra forma, colore e poesia come un dialogo continuo: la parola orienta, il colore espande, la forma trattiene e rende visibile l’esperienza”, dichiara Gianluca Capozzi.

Nelle poesie che mi sono state affidate non è stata una parola specifica a innescare il processo, quanto piuttosto alcuni passaggi nella costruzione dei testi: momenti in cui lo sguardo si solleva, descrivendo immagini o scene sospese sopra la città, e altri in cui scende, aderendo alla vita che scorre tra le sue vie. Da questa dinamica è nata l’idea di due opere concepite come un dittico sovrapposto”, dichiara Paolo Assenza.

La poesia agisce come lente rifrangente perché moltiplica i piani: il jeans diventa gualdrappa, il lavoro manuale si fa visione, il corpo animale misura il sogno. Forma, colore e parola si inseguono così, senza gerarchie, abitandosi reciprocamente. Per la prima volta, ho condotto personalmente l’intera esecuzione: dal cartamodello all’assemblaggio del jeans, dalla cucitura al ricamo, fino agli alamari”, dichiara Giovanni Gaggia.

Le parole poetiche evocano - connotandola - la materia e fanno sì che essa cambi di stato, si trasformi, tornando a essere puro suono. Questo vale per la parola ‘pietra’. Ora è sasso che infrange - quando la lingua si scaglia feroce - ora è sacra reliquia, ancora strumento per edificare. L’attualità del fare, che ispira e guida, è nel movimento costante e imperituro di questa dinamica”, dichiara Giorgio Distefano.

La poesia di Ritsos è interamente presente, pur non essendo più decodificabile: la sovrascrittura con macchina per scrivere la trattiene integralmente, è materia e forma della lettura. La sovrapposizione dell’intero testo sospende il tempo lineare e rende eterno ciò che vive nel temporale, ‘restituendolo’ come simultaneità indivisa. Lavoro sulla soglia: mostro il limite del linguaggio e l’eterno, sospendendo il tempo”, dichiara Simone Meneghello.

La parola poetica non è poi così diversa dalla pittura... la poesia e la pittura possono conversare felicemente, si danno la mano, sono in intimità, guardano lo stesso squarcio sull'infinito, non so cosa si dicano. Irrazionale e solida, la pittura può assorbire la poesia ed emanarla nel suo modo silenzioso, senza raccontarla, e questo credo sia un fenomeno interessante”, dichiara Stefania Orrù.

Non ho cercato di tradurre le parole in immagini. I testi di Ritsos, d’altronde, risuonano nella sensazione senza descrivere, procedendo per rapide associazioni. Ho semplicemente lasciato fluire queste ultime, ripercorrendo dentro di me l’esperienza dell’esiliato”, Nicola Console.

La poesia è il corpo e in quella affidatami si parlava del nudo di una statua. Le statue, anche nella loro integrità, per me sono reperti. Ogni statua è a suo modo invulnerabile, anche il corpo lo è, come pure la poesia e l’arte tutta. Invulnerabili, inverificabili. Tutto appartiene a quello che resta. E di cosa sei fatto se non di te che scompari”, Tiziana Cera Rosco.

Dal greco Póros, passaggio. Póros o état des lieux di un passaggio si presenta come una cartografia pittorica, ispirata al poema L’apertura del tesoro di Yannis Ritsos. Póros è un tentativo di evocare il passaggio di diverse forme d’espressione, quella della scrittura, della poesia e della pittura. La diversità per farne una sola, quella dell’umano. La parola poetica è atemporale, sempre attuale, una finestra sul mondo”, dichiara Cécile Donato Soupama.

La poesia si manifesta quando le parole non riescono più a dire, ha scritto qualcuno. Per Ritsos, per la sua poesia, è così. Per la pittura è così. Per l’arte, tutte le arti. Allora uno lavora su questo, e basta. Connubi, risonanze, indagini sul presente e tutto il resto sono il siparietto, la scena necessaria. Ma è l’osceno che sta sopra e sotto, che vince e perde, che attraversa, tutto ciò che non riusciamo più a dire”, conclude Luca Coser.

Il progetto è patrocinato dall’Ambasciata di Grecia in Italia e sostenuto dalla Fondazione Orestiadi di Gibellina che ha curato l'edizione del catalogo.

È prodotto in collaborazione con Oratorio San Rocco – Museo d’Arte Contemporanea, Trapani e Galleria NomadArtCollective, Sambuca di Sicilia. Produzione e allestimento sono di “Marabù Eventi e Servizi, Palermo” che per la mostra ha adottato soluzioni espositive in cartone riciclabile, materiale leggero e proveniente da filiere rinnovabili, traducendo l’allestimento in una scelta concreta di sostenibilità ambientale.