Tra miraggio e realtà
Jannuzzo al Teatro Pirandello: "Fata Morgana" è l'abbraccio magico di Gianfranco alla sua Agrigento
Il mattatore torna in scena il 9 e 10 maggio con uno spettacolo sospeso tra mito, risate e riflessione profonda
C’è un sottile filo invisibile che unisce lo Stretto di Messina alle distese della Namibia, il mito di Re Artù alle contraddizioni dell’Italia moderna. Quel filo si chiama Fata Morgana, ed è il titolo della nuova, attesissima sfida teatrale di Gianfranco Jannuzzo. Il mattatore agrigentino torna a "casa", nel tempio del Teatro Pirandello, sabato 9 maggio (ore 21:00) e domenica 10 maggio (ore 17:30), con un’opera che promette di essere molto più di uno spettacolo: un viaggio sciamanico tra risate, musica e riflessioni esistenziali.
Scritto a quattro mani con Angelo Callipo e diretto dallo stesso Jannuzzo, Fata Morgana esplora quel fenomeno ottico e leggendario che trasforma l’orizzonte in un miraggio. Ma per Jannuzzo, Morgana non è solo un’illusione: è la sorella guerriera che ci spinge a sognare, la forza che ci permette di immaginare un futuro oltre la siepe del quotidiano.
In scena, l’istrionico attore non sarà solo. A tessere la trama sonora dello spettacolo ci saranno le musiche originali del maestro Francesco Buzzurro, eseguite dal vivo da un ensemble di eccellenza: Angelo Palmeri (oboe), Chiara Buzzurro (chitarra), Alessio La China (violoncello) e Nicola Grizzaffi (tastiere). Un connubio tra parola e note che trasforma il palco in un mosaico di emozioni.
"Perché Fata Morgana?", si chiedono gli autori. La risposta risiede in quel senso di "spiazzante meraviglia" che proviamo quando inseguiamo un desiderio. Lo spettacolo diventa così una metafora dell'Italia stessa: un Paese nato da sogni di unità e dalle mille diversità dei suoi popoli, un'identità costruita tra vittorie e sconfitte. Jannuzzo si muove tra il serio e il faceto, tra l'aneddoto personale e la poesia, ricordandoci che «inseguire sogni è il modo più sicuro per vivere nella realtà».
Con le scene evocative di Salvo Manciagli, Jannuzzo invita il suo pubblico a togliersi la maschera della finzione per riscoprire, nel buio della sala, la luce dei propri sogni. Un appuntamento che profuma di appartenenza e di magia, nel cuore della città che lo ha sempre amato.