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29 aprile 2026 - Aggiornato alle 18:31
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Evento

Catania Book Festival chiude con 13mila presenze: da progetto a festival maturo tra memoria, diritti e nuove narrazioni

Bilancio più che positivo con ospiti internazionali e un programma che ha intrecciato letteratura, memoria, diritti civili e nuove narrazioni

29 Aprile 2026, 18:24

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Catania Book Festival chiude con 13mila presenze: da progetto a festival maturo tra memoria, diritti e nuove narrazioni

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Tredicimila presenze in tre giorni, ospiti di caratura internazionale e un cartellone capace di intrecciare letteratura, memoria, diritti civili e nuove narrazioni. La sesta edizione del Catania Book Festival, andata in scena dal 24 al 26 aprile al Palazzo della Cultura, segna un passaggio decisivo: da progetto in ascesa a rassegna matura, ormai punto di riferimento nel panorama culturale del Mezzogiorno.

“Questa edizione rappresenta una svolta – afferma il direttore e ideatore Simone Dei PieriIl Catania Book Festival non è più soltanto una scommessa, ma una realtà consolidata. I 13 mila partecipanti confermano per la sesta volta che esiste un pubblico attento e fidelizzato, trasversale, desideroso di confrontarsi con libri, idee e temi del presente”.

L’avvio della manifestazione ha messo in dialogo memoria e nuove generazioni. Tra gli appuntamenti più attesi, l’incontro con lo scrittore irlandese Colin Walsh, autore di Kala (Fazi), che ha portato al centro adolescenza, perdita e segreti, riflettendo sul “voltaggio emotivo” universale degli anni giovanili.

Applausi anche per Maria Attanasio, con La Rosa Inversa (Sellerio), e per Claudio Fava, che con Non ti fidare (Fandango) ha richiamato il valore della memoria come tema vivo, non relegato ai libri di storia.

La seconda giornata, coincidente con il 25 aprile, Festa della Liberazione dal nazifascismo, ha confermato la vocazione civile dell’appuntamento. Un pubblico numerosissimo ha seguito Pietro Grasso, che con U Maxi. Dentro il processo a Cosa Nostra (Feltrinelli) ha ripercorso dall’interno una delle pagine decisive della storia repubblicana.

Grande partecipazione anche per Serra Yılmaz, protagonista dell’apertura internazionale con Cara Istanbul (Rizzoli), memoir dedicato alla città, alla memoria personale e alle trasformazioni urbane.

“La presenza di ospiti come Walsh e Yılmaz – continua Dei Pieri – conferma la vocazione internazionale del festival. Ma il nostro obiettivo non è solo portare grandi nomi: vogliamo costruire occasioni autentiche di incontro tra autori e pubblico. Nel corso delle tre giornate, il programma ha attraversato generi e linguaggi differenti.

“Non ci interessa organizzare una semplice sequenza di presentazioni. Il Catania Book Festival vuole essere un laboratorio culturale, un luogo in cui i libri diventano strumenti per leggere la realtà e immaginare il futuro”.

Il cartellone ha spaziato dalla narrativa contemporanea di Barbara Bellomo, Alice Oliveri, Anna Mallamo e Francesca Maccani alle proposte più seguite dai giovani, come quelle di Emanuele Malloru, Cesyro e Riccardo Azzali, insieme a molte altre autrici e autori che hanno arricchito il calendario.

Non sono mancati divulgazione, poesia, grafica, il racconto dei territori e la letteratura per ragazzi, con il caloroso ritorno di Danilo Bertazzi, storico volto della Melevisione.

Una parte rilevante della kermesse è stata dedicata ai diritti e alla partecipazione civica. Gli incontri con Marco Cappato, le attività dell’Associazione Luca Coscioni, i laboratori con Arcigay, Open Catania, Amnesty International e UAAR, oltre alle riflessioni su consultori, educazione sessuo-affettiva, linguaggio inclusivo e memoria storica, hanno trasformato la rassegna in uno spazio di confronto pubblico.

In questa cornice si inserisce anche Libriccino, progetto educativo e di inclusione territoriale che ha portato laboratori e storie nel quartiere Librino di Catania, nato dalla co-progettazione con operatori sociali come Kataniamp, Voci Urbane e Fermento Urbano.

A completare il programma, mostre e progetti visivi di forte impatto: da Resistenza, Responsabilità e Grafica, curata dall’Accademia di Belle Arti di Catania, a Sotto il cielo di Gaza di Omar El Qatta, fino a NoWay! di Fabrizio Spucches, dedicate rispettivamente alla memoria civile, alla guerra e alle migrazioni.

La sfida adesso – conclude Simone Dei Pieri – è continuare a crescere senza perdere identità. Catania ha dimostrato di poter essere una capitale culturale del dialogo, dell’incontro e delle idee. Da qui vogliamo ripartire”.