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2 maggio 2026 - Aggiornato alle 14:31
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Venezia

Biennale, "In Minor Keys" pronta ad aprire tra polemiche, dimissioni e i Leoni dei visitatori

La Biennale si prepara tra le dimissioni della giuria, la riammissione di Russia e Israele e le scelte controcorrente di Pietrangelo Buttafuoco

02 Maggio 2026, 14:12

14:21

Biennale, "In Minor Keys" pronta ad aprire tra polemiche, dimissioni e i Leoni dei visitatori

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Operai con il caschetto, ricamatrici, artisti alacremente al lavoro, tra pennelli, pialle levigatrici, aghi, nodi, in vista della prepartura della Biennale d’arte, in programma il 5 maggio: dopo il terremoto dei giorni scorsi - con le dimissioni della Giuria internazionale e la decisione di istituire i Leoni dei visitatori, con la riammissione di Russia e Israele ai premi dopo le polemiche - a Venezia fervono i lavori per la messa a punto dei dettagli di "In Minor Keys", che martedì prossimo vedrà l’apertura dei cancelli per la stampa selezionata. A documentarlo sono i video postati sui social dell’istituzione culturale, che stanno ottenendo un boom di visualizzazioni.

«Dietro le quinte, ogni dettaglio è fondamentale per accordare i Giardini, l’Arsenale e Venezia stessa sulle 'frequenze delle tonalità minorì che daranno vita alla 61. Esposizione Internazionale d’Arte», scrive la Biennale nel post che accompagna le immagini. Tra il 6 e l’8 maggio entreranno gli addetti ai lavori, il 9 - saltata la cerimonia ufficiale - ci sarà l’apertura al pubblico.

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Intanto il presidente, Pietrangelo Buttafuoco, tace ma posta nelle stories di Instagram una lunga intervista-ritratto firmata dalla scrittrice Lila Azam Zanganeh sulla rivista New Voyager, e simbolicamente intitolata 'A Free Man', 'un uomo liberò: «Ci si aspettava che l’intellettuale conservatore Pietrangelo Buttafuoco portasse la sua visione politica alla Biennale di Venezia. Si è rivelato molto più eccentrico - e più libero - di quanto chiunque avrebbe potuto immaginare», si legge nel catenaccio del lungo articolo, in inglese, pubblicato il 30 aprile, proprio nel giorno delle dimissioni della Giuria.

«Al momento della sua nomina - scrive tra l’altro Zanganeh - i commentatori di sinistra temevano che potesse essere pericoloso, pur non riuscendo a spiegarne appieno il motivo. I conservatori, invece, credevano di aver trovato in lui un salvatore che avrebbe difeso i loro valori e promosso l’identità italiana ed europea. Li attendeva una sorpresa: Buttafuoco ha fatto a Venezia scelte completamente in controtendenza rispetto al nativismo e all’ortodossia di destra europei contemporanei. Ha nominato la prima donna africana nella storia del festival, la camerunense Koyo Kouoh, a curare la Biennale d’Arte del 2026. Ha rinnovato il contratto di Alberto Barbera, direttore della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, per un altro mandato. Barbera, un esponente della sinistra che dirige la Mostra (come viene chiamata) da oltre un decennio, ha incluso nell’edizione del 2025 un intervento dal vivo del cardinale Pizzaballa, Patriarca latino di Gerusalemme, che invitava il pubblico a «strappare la narrazione ai radicali e agli estremisti di entrambe le parti. Dobbiamo invece trovare il coraggio di forgiare un’altra storia, un altro linguaggio».

Buttafuoco ha anche nominato l’attore americano Willem Dafoe direttore artistico della Biennale del Teatro, dove alcuni si aspettavano un italiano conservatore».

Buttafuoco, si legge ancora, «forse predilige il regno del divino, ma il suo lavoro quotidiano, almeno per ora, lo obbliga a confrontarsi con il mondo che lo circonda: la geopolitica, le controversie su internet e i dibattiti sul ruolo che l’arte dovrebbe svolgere nella nostra società. La questione della partecipazione (o non partecipazione) della Russia alla Biennale ha raggiunto il culmine a marzo, dopo il mio incontro con Buttafuoco a Palazzo Grazioli. Ho parlato con lui al telefono e la situazione lo preoccupava. Doveva scendere a compromessi politici o scegliere la libertà estetica? Buttafuoco si erge, per così dire, su un’altra sponda. È un uomo quasi estraneo al conformismo di questo momento culturale. L’Europa del dopoguerra ha in gran parte aderito al vangelo liberale, mentre Buttafuoco vive con una visione narrativa anticonformista e fondamentalmente libertaria, nella sfera pubblica, nella vita privata e nella sua narrativa».