L'intervista
I Tiromancino tornano in Sicilia: «Sarà una tournée intima ma anche molto suonata»
La band di Federico Zampaglione il 15 maggio al Teatro Metropolitan di Catania e il 16 al Golden di Palermo: «Mi sono innamorato di Battiato da ragazzino. L'Isola è una terra molto rock»
«Con la Sicilia ho un bellissimo rapporto, è un posto che amo e dove veniamo a suonare spessissimo. Ci sono stato anche tante volte in vacanza, è una terra che mi piace tantissimo e mi piacciono tantissimo i siciliani». Con questo entusiasmo Federico Zampaglione si prepara a riportare i Tiromancino in Sicilia con due appuntamenti del “Quando meno me lo aspetto tour”: il 15 maggio al Teatro Metropolitan di Catania e il 16 maggio al Teatro Golden di Palermo.
«Musicalmente la Sicilia è forte – aggiunge il frontman dei Tiromancino, che ha recentemente pubblicato il nuovo album “Quando meno me lo aspetto” -. Una delle collaborazioni che ho più nel cuore è quella con Carmen Consoli, con cui è nato uno dei duetti più belli dei miei dischi. E poi sono stato fan sfegatato del Maestro Battiato per tutta la sua carriera. Me ne sono innamorato da ragazzino con “La voce del padrone” e da lì ho sempre seguito e amato il suo lavoro. La Sicilia è una terra molto rock».
A proposito di rock: questo tour teatrale sembra pensato per un ascolto più raccolto, quasi confidenziale. Cosa cambia nel modo di stare sul palco rispetto ai live, appunto, più “rock”?
«Chiaramente il teatro ha un’atmosfera molto particolare. Questo tour è intimo ma anche molto suonato e l’ultimo disco ha portato in scaletta molti pezzi ritmati, con una matrice più rock e più blues che comunque viene mantenuta nei concerti teatrali. Poi c’è l’apporto del quartetto d’archi – sul palco con lui oltre alla band composta da Francesco Stoia (basso), Marco Pisanelli (batteria), Antonio Marcucci (chitarra) e Fabio Verdini (tastiere) - che crea dei momenti molto suggestivi. Ma non è un concerto tutto in punta di piedi, è un live molto suonato dove c’è spazio per la musica, per l’improvvisazione, che ha dei momenti di grande atmosfera creati insieme agli archi. È un live che spazia a 360°. Credo che alla fine sia uno dei più intensi dei Tiromancino degli ultimi anni, perché le canzoni nuove e quelle storiche si sono amalgamate benissimo e non è sempre così scontato».
Dopo tanti anni di carriera è più emozionante pubblicare un disco nuovo o sentire un teatro che canta un brano uscito vent’anni fa?
«Sono fasi di un percorso. Quando senti che le persone cantano pezzi di vent’anni fa è una bella soddisfazione, soprattutto vedendo che spesso la musica che esce oggi viene dimenticata nel giro di poco. Per cui quando cominci a renderti conto che “Stanno cantando tutte queste canzoni di vent’anni fa” pensi che evidentemente qualcosa di buono è stato fatto. Ma bisogna sempre capire come legare i pezzi storici con quelli attuali. A volte succede che si leghino meno bene di quello che ti aspettavi, in questa occasione invece sento una miscela molto uniforme tra passato e presente e mi sto divertendo molto a suonare in questo concerto, che mi impegna molto anche chitarristicamente. Ho undici cambi di chitarra, suono tutti i tipi di chitarra, dal mandolino alla chitarra Dobro a quelle elettriche. È un concerto molto complesso e impegnativo per me, in cui spaziamo dal pop al funk al reggae, da momenti più sospesi e acustici ad altri molto d’impatto. In mezzo, ovviamente, ci sono le canzoni che tutti cantano. È un bel carosello di emozioni».