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6 maggio 2026 - Aggiornato alle 13:55
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Venezia

Buttafuoco alla Biennale ringrazia Meloni e Giuli e poi incalza su libertà, audacia e no alla censura preventiva

La Biennale 2026, ha detto il presidente, deve essere considerata come un «giardino di pace» aperto al confronto

06 Maggio 2026, 13:26

13:30

Pietrangelo Buttafuoco

Pietrangelo Buttafuoco

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Nel corso della conferenza stampa al Teatro Piccolo dell’Arsenale, a Venezia, per la presentazione della Biennale Arte 2026 — che aprirà al pubblico il 9 maggio — il presidente della Fondazione La Biennale di Venezia, Pietrangelo Buttafuoco, ha rivolto dei ringraziamenti istituzionali, dopo le polemiche dei giorni scorsi. 

«La presidente del Consiglio Giorgia Meloni alla domanda sulla partecipazione della Russia ha detto "la Fondazione Biennale di Venezia è autonoma. Con la doverosa premessa non sono d’accordo, ma"... proprio in quel ma e la ringrazio, ha confermato la libertà e l’autonomia e quindi la libertà e l’audacia che sono il fondamento della civiltà del diritto", ha detto il presidente. "La civiltà del diritto è cosa ben diversa dagli statuti etici dove la legge è uguale per tutti diventa per tutti quelli che la pensano come noi, per come vogliamo noi» ha sottolineato.

«Grazie al Ministero della Cultura, nella persona di Alessandro Giuli, a tutte le istituzioni del territorio, alla città di Venezia e a ogni singolo cittadino di questo territorio, alla Regione del Veneto, alla Soprintendenza e ai nostri vicini di casa, la Marina Militare».

Buttafuoco ha poi richiamato il messaggio del Capo dello Stato: «Andare avanti, avere audacia, sviluppare in libertà i vostri progetti. Questo lo raccomanda il Presidente della Repubblica. Il Capo dello Stato, a cui dobbiamo riconoscenza e rispetto, ha detto qual è il mandato dell’arte e della cultura: libertà e audacia. Ebbene, eccoci».

Accolto dagli applausi, il presidente ha ribadito la linea della manifestazione:

«Non intendiamo barattare 30 anni di storia che hanno sempre raccontato così il mondo. Questa è una Biennale che non vuole risolvere, ma mostrare, aprire alle domande. Qui l’unico veto è l’esclusione preventiva. Mi preoccupano la censura anticipata, le dichiarazioni che piovono da ogni dove costruendo un verdetto prima del confronto. La Biennale non è un tribunale. È un giardino di pace. Alle istituzioni chiediamo dialogo, non carte che girano. Proviamo insieme a guardare la luna».