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Lutto

Addio a Enzo Annino, anima ironica e gentile di Siracusa: con i Mammasantissima inventò un modo nuovo di raccontare la Sicilia

Il popolare cabarettista fu protagonista con lo swing e l'irriverente reinvenzione della tradizione siciliana

06 Maggio 2026, 17:31

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Addio a Enzo Annino, anima ironica e gentile di Siracusa: con i Mammasantissima inventò un modo nuovo di raccontare la Sicilia

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Siracusa perde una delle sue voci più originali, amate e riconoscibili. Si è spento all’età di 88 anni Enzo Annino, musicista, cantante, attore, cabarettista, uomo di spettacolo nel senso più pieno e autentico del termine. Con lui se ne va non soltanto un artista eclettico e istrionico, ma un pezzo importante della memoria culturale siracusana e siciliana, un protagonista di una stagione irripetibile fatta di ironia, talento, leggerezza e straordinaria intelligenza musicale.

Per tanti Enzo Annino è stato soprattutto l’“anima” dei Mammasantissima, gruppo diventato negli anni una vera formazione di culto, capace di anticipare linguaggi, stili e contaminazioni che solo più tardi avrebbero trovato una definizione compiuta. Furono infatti tra gli antesignani di un genere che oggi potremmo definire folk-cabaret: un modo originalissimo di prendere la tradizione siciliana, smontarla, reinventarla, attraversarla con il jazz, con lo swing, con il teatro comico e con la parodia, senza mai tradirne l’essenza più profonda.

Annino era il frontman naturale di quella esperienza. Ironico, magnetico, trascinante, dotato di tempi comici raffinati e di una presenza scenica rarissima, sapeva tenere insieme musica e teatro, leggerezza e qualità, improvvisazione e rigore. Sul palco non era soltanto un interprete: era un narratore, un affabulatore, un uomo capace di trasformare ogni esibizione in un momento di festa condivisa.

Nato nel 1938, Enzo Annino crebbe negli anni in cui lo swing e il jazz americano entravano nelle case e nell’immaginario collettivo attraverso la radio e i dischi. Fu proprio quella passione, coltivata fin dall’adolescenza, a orientare le sue prime esperienze musicali. Prima ancora di diventare cantante e frontman, fu batterista: un dettaglio non secondario, perché nel suo modo di stare in scena, di entrare nei tempi della battuta e di giocare con la musica, si è sempre avvertita una sensibilità ritmica profondissima. Lo swing, in fondo, non lo ha mai abbandonato: gli scorreva dentro, come un codice naturale, una grammatica del sorriso e del movimento.

Con i Mammasantissima, Annino condivise un’avventura artistica straordinaria insieme a musicisti di grande valore: Aldo Zannelli al pianoforte, Mario Ferrara alla tromba, i fratelli Bruno e Massimo Bianca rispettivamente al contrabbasso e alla chitarra, Turuzzo Filippino alla batteria e Enzo Bongiovanni, oggi rimasto l’ultimo testimone di quella irripetibile stagione, alla chitarra e al banjo. Erano artisti con lo swing nelle vene e la goliardia nel cuore, musicisti veri che facevano del divertimento una cosa seria.

Per almeno vent’anni i Mammasantissima furono presenza costante e amatissima nell’etere e sui palcoscenici. Imperversarono ai tempi pionieristici delle radio e delle televisioni locali, da Sr1 a Radio e TeleRegione, portando nelle case dei siracusani e dei siciliani un linguaggio nuovo, irriverente, sofisticato e popolare allo stesso tempo. Si esibirono nei teatri, nelle piazze, sulle navi da crociera, ovunque ci fosse un pubblico disposto a lasciarsi conquistare da quella miscela irresistibile di musica, satira e sicilianità reinventata.

Eppure, come spesso accade alle esperienze più libere e autentiche, di quella straordinaria stagione rimane relativamente poco dal punto di vista discografico: un album e un 45 giri. Troppo poco, si direbbe oggi, rispetto alla forza innovativa e alla qualità artistica di quel gruppo. Ma forse fu anche questa una parte del loro fascino: i Mammasantissima non nacquero per costruire una carriera nel senso industriale del termine, bensì per il gusto di stare insieme, di suonare bene, di divertire e divertirsi. In quella scelta c’era tutta una filosofia, molto siracusana e molto umana, fatta di talento vissuto senza pesantezza, di arte senza retorica, di ironia come forma di intelligenza.

Enzo Annino lo ripeteva spesso: «Noi lo facevamo soltanto per divertirci e divertire». Una frase che oggi suona come un testamento poetico. Perché in quelle parole c’è il cuore del suo percorso artistico. Dietro l’apparente leggerezza c’erano invece studio, gusto, ascolto, padronanza dei codici musicali e grande sensibilità scenica. I Mammasantissima sapevano dissacrare la tradizione siciliana proprio perché la conoscevano profondamente; potevano permettersi di piegarla al jazz, al tango, al varietà, al nonsense, senza mai farne caricatura superficiale.

Brani come I beddi peri, trasformati in piccoli gioielli di reinvenzione musicale e teatrale, raccontano bene il loro metodo: prendere un materiale popolare noto, smontarlo con intelligenza, contaminarlo con citazioni, ritmo, cabaret e immaginazione. In quell’operazione si possono intravedere echi del Quartetto Cetra, di Fred Buscaglione, di Nicola Arigliano, di Renato Carosone, di Nanni Svampa, di Lino Patruno, perfino di un certo umorismo surreale che più avanti avrebbe trovato altre strade. E, allo stesso tempo, in quella esperienza si possono leggere i semi di ciò che in seguito, su scala più ampia, avrebbe rappresentato anche l’Orchestra Italiana di Renzo Arbore: il recupero della tradizione attraverso il gioco, la competenza e la modernità.

Ma ridurre Enzo Annino al solo ruolo di cantante o capocomico sarebbe ingiusto. Fu anche un simbolo di un’epoca in cui la provincia non significava marginalità, bensì laboratorio creativo. Siracusa, grazie anche a figure come la sua, seppe esprimere un’energia culturale sorprendente, capace di tenere insieme il dialetto e il cosmopolitismo, la memoria popolare e le suggestioni internazionali, il varietà e la qualità musicale. Annino rappresentava perfettamente questa sintesi: era profondamente siracusano, ma mai chiuso nel localismo; anzi, sapeva rendere universale il colore della sua terra.

La sua scomparsa lascia un vuoto profondo non solo tra quanti lo hanno conosciuto personalmente, ma anche tra coloro che hanno avuto la fortuna di ascoltarlo, vederlo in scena, incrociarne l’umanità gentile e il talento sorridente. Se ne va un artista che apparteneva a quella generazione capace di fare spettacolo con eleganza, senza volgarità, senza narcisismo, senza bisogno di strafare. Bastava la sua presenza, bastava una battuta, una cadenza, un tempo musicale, per creare immediatamente un clima, una complicità, una memoria.

Resta il rimpianto per tutto ciò che avrebbe meritato una più ampia documentazione e valorizzazione. Ma resta soprattutto l’eredità di uno stile e di una lezione artistica: quella di chi ha saputo fare cultura facendo sorridere, di chi ha trasformato la leggerezza in un’arte nobile, di chi ha dato voce a una Siracusa viva, spiritosa, colta, popolare e modernissima.

Oggi Siracusa saluta Enzo Annino con affetto, gratitudine e commozione. Lo saluta una città che in lui ritrova una parte della propria anima migliore. E mentre il ricordo corre alle note swing, alle risate, ai palchi, alle radio locali, alle sere di teatro e alle trovate geniali dei Mammasantissima, resta netta la sensazione che non se ne sia andato soltanto un artista, ma un modo di essere artisti.