omaggio alle vittime di capaci
Bungaro, nel brano “23 maggio” la voce di Montinaro
Bungaro a Parigi per il Festival Canzoni&Parole: memoria di Capaci, il brano '23 maggio' dedicato ad Antonio Montinaro e l'energia del nuovo album Fuoco Sacro.
Un compleanno indimenticabile. Antonio Calò, in arte Bungaro, stasera si esibirà al Les Trois Baudets di Parigi per il Festival Canzoni&Parole. «Un sogno lungo 10 anni - confessa - che arriva in un giorno per me speciale ed in una data che è scolpita nella coscienza di tutti». «Ricordo ogni dettaglio del 23 maggio 1992 - prosegue - compivo 28 anni ma quella sera non festeggiai. La strage di Capaci mi lasciò disarmato, impotente, anche perché la Sicilia ha sempre avuto un ruolo centrale nella mia vita e nella mia musica. Dall'impegno civile ai riferimenti letterari come Sciascia, Bufalino, Pirandello, fino alle tante collaborazioni artistiche che poi sono tramutate in amicizie». Non a caso “23 maggio” è anche il titolo di un brano del tuo nuovo album, “Fuoco Sacro”.
Com'è nato?
«Tre anni e mezzo fa, ad un mio concerto, ho incontrato Matilde Montinaro. Siamo entrati subito in sintonia e mi ha lanciato l'idea di scrivere una canzone sul fratello Antonio, il caposcorta di Giovanni Falcone. Le dissi che non me la sentivo ma un pomeriggio, stavo lavorando in studio con mio fratello Max, l’ispirazione è arrivata. Nel brano si ascolta anche la voce di Antonio, presa da una intervista rilasciata poco prima di morire. Ho proposto a Matilde di registrare una lettera al fratello e in qualche modo li ho riuniti. Nell'album c'è anche una fotografia che ritrae Antonio con Falcone, scattata da Tony Gentile. È come se dal ’92 questa canzone abbia chiuso un filo. È un omaggio ad Antonio ma anche un modo per ricordare tutti quelli che hanno avuto coraggio».
Questa straordinaria ricchezza di storie, di suoni e di incontri caratterizza l'intero album.
Perché il titolo “Fuoco Sacro”?
«È il fuoco che sento dentro, che un po' tutti abbiamo. Il fuoco sacro ti accompagna sempre: a volte dolce, a volte potente, ma non ti abbandona mai. Se lo hai dentro, ti salva. E io voglio che il pubblico senta questa energia, la sua forza emotiva che è alla base della mia musica. Sono stati cinque anni di lavoro intenso, durante i quali ho continuato a scrivere, suonare, dedicarmi al cinema. Ma sentivo che era arrivato il momento di un nuovo album. Ho scritto prima il titolo, poi ho tracciato la mappa di quello che volevo nel disco con un’idea chiara e artisti straordinari come Jovanotti, Paolo Fresu, Omar Sosa, Chico Buarque de Hollanda, Paolo Buonvino e tanti altri. Volevo consegnare al pubblico qualcosa di prezioso, autentico. La qualità, la cura, il tempo che ci metti dentro: è il mio modo di fare musica, di resistere al mondo veloce e usa e getta».
Aspettando il tour in Sicilia, ci sarà una sorta di anteprima a Castelvetrano...
«Sì, il 30 maggio torno in Sicilia per la manifestazione “A nome loro”. Canterò alcuni brani, tra cui appunto "23 maggio"».
Oltre all'omaggio video ad Antonio Montinaro c'è anche una melodia che ti lega a Pippo Baudo.
«È stato uno dei primi ad ascoltare l'album e gli avevo proposto di registrare una introduzione. Chi meglio di lui avrebbe potuto parlare del fuoco sacro? Purtroppo ha iniziato a stare male e le cose sono andate diversamente».