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vittima della mafia

"L’ultima estate di un uomo perbene": Carmelo Sardo racconta il giallo dell’omicidio di Giuseppe Tragna

Attraverso gli atti giudiziari e le rivelazioni dei pentiti, l'autore fa luce su un delitto punito per anni dalle calunnie. Una narrazione potente che restituisce dignità a un funzionario integerrimo ucciso per aver fatto il proprio dovere

23 Maggio 2026, 11:49

11:50

Giuseppe Tragna

Giuseppe Tragna

Il 18 luglio di 36 anni fa veniva assassinato Giuseppe Tragna, direttore dell’Agenzia 2 della Banca Popolare Sant’Angelo di via Cicerone ad Agrigento. Il funzionario, che aveva 49 anni, venne freddato con due colpi di pistola, in via Gela, a San Leone, di fronte alla sua villetta estiva, mentre stava parcheggiando l’auto.

A 36 anni di distanza da quei fatti, il giornalista e scrittore agrigentino Carmelo Sardo manda in libreria un volume sulla vicenda, dal titolo “L’ultima estate di un uomo perbene” con sottotitolo “Una storia dimenticata, una verità negata” (Zolfo Editore, Collana “Le storie”, 248 pagine, 17 euro).

Il volume, in uscita il 5 giugno, racconta in forma romanzata la vicenda che aveva scosso non poco la comunità locale, avvalendosi degli atti giudiziari e dei resoconti scaturiti dai diversi processi che ne seguirono. L’autore si avvale anche delle dichiarazioni rese dai collaboratori di giustizia che contribuirono a chiarire i contorni della vicenda.

Sardo narra soprattutto il lungo e non facile percorso dei familiari di Giuseppe Tragna per riuscire ad ottenere dallo Stato il riconoscimento di “vittima di mafia” del loro congiunto. L’omicidio avvenne durante la pausa pranzo, orario in cui il direttore era solito tornare in famiglia. Il tutto avvenne in pochi secondi tanto che i familiari, già intenti a pranzare, non avvertirono nemmeno i colpi di pistola.

Un omicidio di mafia, accertarono dopo anni i tribunali, connesso all’attività lavorativa dell’uomo, che individuò alcuni assegni trafugati e versati alla banca denunciando il fatto. Un atto che venne punito con la morte, anche se ancora oggi non esiste piena chiarezza sui mandanti dell'esecuzione. Anzi, per anni la memoria di Tragna venne offuscata dalle calunnie, che tentarono di derubricare la vicenda a questioni di tipo personale. Un ulteriore affronto alla memoria di Giuseppe Tragna che, confermeranno invece i giudici dei tribunali, era una «persona integerrima, dedita esclusivamente al compimento dei propri doveri familiari e professionali».

Solo anni dopo l’omicidio, grazie alle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, si accertò che l’esecuzione fu realizzata a causa dell’intransigenza nell’attività lavorativa del funzionario di banca. Ad oltre 30 anni dalla sua barbara uccisione e dopo 19 anni di battaglia legale condotta dalla famiglia, lo Stato ha poi finalmente riconosciuto Tragna vittima della criminalità organizzata.

«Non è stato facile parlare della morte di nostro padre perché a distanza di tanti anni, quel dolore resta sempre pungente – scrivono nella postfazione del libro Mariella, Gero e Ilaria Tragna. – Desideravamo però che questa storia uscisse dalla fredda cronaca dei giornali, per diventare una vicenda viva».