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Di acqua, di terra, di luce: tre voci che toccano il tempo presente

Plaquette in tre pillole di bellezza: poesie premiate di Rosa Maria Di Natale, Giovanna Lojacono e Valentina Pasquon che esplorano elementi, destino e solitudine

23 Maggio 2026, 20:04

Di acqua, di terra, di luce: tre voci che toccano il tempo presente

S’intitola “di Acqua, di Terra, di Luce”. È un’originale plaquette che accoglie «voci capaci di toccare il tempo presente con grazia e profondità», versi di Rosa Maria Di Natale, Giovanna Lojacono e Valentina Pasquon (vincitrici del Premio Letterario Città di Leonforte, sezione “Poesia”, 2024).

«Questo primo libretto, della collana “Luce obliqua”, pubblicata da “Sikè”, contiene tre pillole di bellezza, preparate da tre speziali, donne, un po’ maghe e un po’ scienziate. Abbiamo deciso di scegliere alcune poesie di tre autrici, geograficamente e poeticamente distanti, ma accomunate dal richiamo degli elementi: acqua, terra, aria. I loro testi raccontano la vita che a questi elementi è da sempre connessa, che da essi nasce, che di essi si nutre, che in essi si risolve», chiarisce la curatrice Daniela De Liso.

Mobilità del pensieroogni goccia tace nel pozzo/ respira sui bordi delle pietre»), imprevedibilità del dire, e del dare, audacia narrativa, e figurativa («chi siede è salvo/ chi resta in piedi sparisce»), corrispondenze, addentro pagine di fluida complessità («e l’istinto avvilito fugge/ a forme blande d’incoscienza»), fiamme della purificazione, e della rinascita, attorno «radici immutabili di tutte le cose».

A ciascuna abbiamo chiesto una riflessione (sempre attuale) su poesia, destino e solitudine. Rosa Maria Di Natale dichiara: «La poesia non è una scelta nel senso più semplice del termine. Non è qualcosa che si decide a tavolino, come un mestiere o un progetto. Assomiglia di più a una condizione. A una forma di sensibilità che ti accompagna, a volte anche contro la tua volontà. Scrivere, per me, nasce da una necessità: quando qualcosa non trova spazio nella vita quotidiana, cerca un varco nella parola poetica. In questo senso sì, può essere un destino, ma non in senso grandioso o eroico. Piuttosto un destino quotidiano, fatto di attenzione e di piccoli urti con la realtà. La poesia dà forma alla solitudine. Le permette di respirare, di uscire allo scoperto, di diventare parola.»

Giovanna Lojacono prosegue: «Cosa è il destino? Una mappa. E cos’è una mappa? La rappresentazione grafica di una zona di terreno. La poesia è destino, certamente. Indica tutti i posti in cui chi scrive si è posato, seppure un istante. Mi piace pensare che il poeta non sia necessariamente solo, che la poesia non nasca per forza da un vuoto. Al contrario può nascere dalla connessione con gli altri e, per questa ragione, più che dalla solitudine, dall’amore.»

Valentina Pasquon aggiunge: «Di esperienza in esperienza, la vita offre al poeta appigli e resistenze, ma è nel gesto creativo che queste tracce vengono filtrate, distillate, sottratte alla contingenza. La poesia non coincide con ciò che accade: lo oltrepassa, lo reinventa, talvolta lo contraddice. In questo senso, se la vita può apparire segnata da un destino, la poesia conserva uno spazio di libertà: può scegliere di non obbedire, di deviare, di aprire varchi inattesi. Non è tanto il compimento di un destino, quanto il luogo in cui il destino stesso viene interrogato, e, forse, sospeso. La poesia non elimina la solitudine, ma la espone, la rende condivisibile senza dissolverla

Per concludere, abbiamo chiesto alle autrici di scegliere pochi versi per salutare i nostri lettori. Rosa Maria Di Natale: «Scrivo parole della restituzione/ nei bicchieri rotti/ sulle punte delle dita// scardino porte chiuse nel sonno»; Giovanna Lojacono: «Il disfarsi di meccanismi/ nel lento fluire dell'acqua/ è un'attesa priva di affanno/ di gesto»; Valentina Pasquon: «non sono i pori a farsi insidiosi/ ma sete e attese dentro le rughe/ serragli paladini dei volti passati».