Nuovi linguaggi
Addio ai vecchi salotti tv: Fedez e Mr. Marra sono i “rivoluzionari” del talk
Dietro le quinte del successo di “Pulp Podcast”. «Negli ultimi trent’anni non è cambiato nulla, adesso ci rincorrono. La nostra forza è la community, non abbiamo un pubblico passivo»
Non si rivolgono a un pubblico, ma a una community. Non inseguono l’Auditel, se ne fottono allegramente perché hanno metriche diverse. Sì, se ne fottono perché è così e perché in questi contesti non si è mai sboccati ma un termine gergale ci può anche stare, cazzo. Una puntata del loro programma dura poco più di un’ora, ma poi ha una seconda, una terza, una quarta vita, insomma è come se non finisse mai perché le interazioni fanno riavvolgere il nastro. E accade ogni volta per ogni contenuto di un palinsesto “verticale”.
Benvenuti a “Pulp podcast”, il talk del futuro che è già presente, il progetto a quattro mani di Fedez e Mr. Marra, ovvero Federico Leonardo Lucia e Davide Marra, a voler semplificare un rapper e un blogger, ma qui soprattutto talentuosi scopritori di terreni di linguaggi altri rispetto ai tradizionali, terreni che si fanno praterie di fronte all’inerzia dei contenitori convenzionali.
Loro due lo sanno e se ne beano, in fuga verso orizzonti di continuo cangianti. Inseguiti dai tanti che provano a stargli in scia e agli altrettanto numerosi personaggi che ambiscono a sedersi al tavolo del loro studio di registrazione, colorato quanto basta per ricordare dove siamo. A “Pulp Podcast”, appunto. Dove è andato, ultimo in ordine di tempo, Paolo Zampolli, in onda da oggi su Youtube alle 13.
Guardare con sufficienza a questa/e realtà sarebbe l’ennesimo errore snobistico di una categoria, la nostra, troppo spesso incapace di mettersi in gioco, presuntuosa, autoreferenziale fino a farsi paurosa. E dunque, perché no?
Fedez e Mr. Marra, sapete già quando verrà a trovarvi Papa Leone XIV?
«Non abbiamo ancora una data», scherza Fedez. «In effetti al Vaticano stanno molto attenti ai nuovi linguaggi e al futuro, non c’è anche una sorta di ministero sull’Intelligenza Artificiale?», gli fa eco Mr. Marra, inconsapevole che proprio oggi la Santa Sede pubblicherà l’attesa enciclica sul tema dell’IA.
In attesa del Papa, i due salgono in cattedra, docenti di new media e dintorni. Sabato, per dire, erano al Festival dell’Economia di Trento, ospiti di Giuseppe Cruciani, altro bel tipo. «I linguaggi sono cambiati e abbiamo trovato la piattaforma utile per sperimentarli. I contenitori tradizionali sono rimasti fermi, non hanno inventato nulla negli ultimi venti, trent’anni. Saranno costretti a farlo. Il talento sta nel capirlo e di arrivare prima degli altri, il resto viene di conseguenza».
D’altronde che a Fedez un palco risultasse stretto lo si era capito quando fece della sua vita familiare una docuserie, “The Ferragnez”, ma il genere sembra già appartenere a un’era geologica fa, tanto va veloce il mondo della comunicazione nella sua accezione più ampia. È come essere davanti a un flipper (ma quelli cresciuti a spritz e playstation lo sanno lo sanno cos’è un flipper?).
Adesso, insieme, pare siate i guru di una community sempre più ampia.
«Che va gestita e seguita. Chi ne fa parte ha una partecipazione attiva al nostro canale, non ci segue in maniera passiva, interagisce, commenta, amplifica», spiega Fede(z).
Fate numeri importanti, ad aprile le views di “appena” sette video sono raddoppiate rispetto a marzo, salendo a 11,5 milioni, e la durata del programma non scoraggia, anzi. “Pulp Podcast”, al di là dell’onda mediatica, rende bene?
«In effetti i nostri sono numeri fuori scala. Non è un punto di arrivo, ma di partenza. Siamo a seimila abbonati, puntiamo ad arrivare a diecimila. E sì, “Pulp Podcast” rende, grazie alla community, alle visualizzazioni su Youtube, riusciamo a restare indipendenti, a non avere una pubblicità invasiva che ammazza il prodotto, è come un coito interrotto, mentre i nostri spot sono “skippabili” (nel banale linguaggio che fu significa che si possono saltare, ndr) dopo pochi secondi. Dopo giugno ci prendiamo una pausa sino a settembre, producendo contenuti soltanto per gli abbonati. Lavoriamo a un vero e proprio progetto editoriale che vada oltre il podcast, premiato dai contenuti e non dagli ospiti. Avremo una redazione e un palinsesto “verticale” ancora più ricco e vario. Noi ci siamo occupati anche del mostro di Firenze...».

La politica s’è accorta di voi, è venuta anche Giorgia Meloni. E si avvicina la stagione delle elezioni per Camera e Senato, al più tardi a settembre 2027...
«Sicuramente la politica è obbligata a seguirci più che sul nostro format, sui linguaggi di questo tempo che viviamo».
Che sia venuta Meloni infatti non è casuale...
«Quella è stata una puntata un po’ diversa da tutte le altre, più breve e con un canovaccio rigido, un perimetro più stretto».
Il più bravo?
«Renzi, per distacco. Il più furbo, dopo il confronto con Vannacci è ritornato in auge».
Visualizza questo post su Instagram
Renzi lesto di pensiero e di lingua (magari non l’inglese). Adesso avete ospitato Paolo Zampolli, che pure vi aveva chiesto cinque milioni di risarcimento per l’accostamento, de relato, agli Epstein Files: che ve n’è sembrato dell’inviato speciale di Trump?
«Furbo, scaltro, intelligenza relazionale fuori dal comune», risponde Fedez. «Personaggio pittoresco, lo vedrei bene in un film di Martin Scorsese», gli fa eco Mr. Marra da cinefilo. «Sa essere enigmatico - continua Fedez - ma credo sia stato utile per lui venire da noi. Ha avuto il minutaggio giusto per spiegarsi e raccontarsi. Report? Attenti, fa giornalismo d’inchiesta, è un’altra cosa». E Mr. Marra: «Non siamo un tribunale, noi facciamo domande, diamo all’ospite la possibilità di rispondere in maniera compiuta e a chi ci segue di farsi un’opinione». «Perché tanto interesse in Italia per Zampolli? È normale che accada, è a un passo da Trump, attraverso lui conosci il presidente. Ha un ruolo, ha una storia con pochi precedenti», osserva Fedez. Ovvero: per restare in tema è un personaggio pulp.

Ora aspettiamo, se non il Papa, i fuochi d’artificio della campagna elettorale prossima ventura. Oh yeah, bro.