TELEVISIONE
Pippo Baudo, il documentario slitta: perché la Rai rinvia l’omaggio per i 90 anni del re della tv
Il 7 giugno 2026 non arriverà il docu-film atteso sul grande maestro del piccolo schermo
Era atteso in onda proprio il giorno del 90° compleanno del conduttore — nato a Militello in Val di Catania nel 1936, scomparso a Roma il 16 agosto 2025 — ma Rai Documentari ha comunicato che i lavori non saranno completati in tempo. Il motivo indicato è la quantità di materiale disponibile e la complessità del montaggio. La nuova data di messa in onda non è ancora stata fissata.
Non è un inciampo di produzione qualunque. Nel caso di Baudo, l'archivio è quasi un labirinto: Rai Teche conserva documenti che risalgono alla Rassegna di Canzoni Natalizie del 1962 dall'Antoniano di Bologna, e da lì si apre una linea quasi continua di presenze, programmi e invenzioni che attraversa sessant'anni di televisione italiana. Tredici edizioni del Festival di Sanremo, Settevoci, Canzonissima, Domenica In, Fantastico, Serata d'onore. E poi i talenti lanciati o rilancati: Lorella Cuccarini, Heather Parisi, Andrea Bocelli, Giorgia, Laura Pausini, Fabrizio Moro, Beppe Grillo, Barbara D'Urso. Ogni scelta taglia inevitabilmente fuori qualcosa. Quando il protagonista è uno che ha accompagnato generazioni intere, ogni esclusione pesa il doppio.
Che il percorso non fosse lineare si era intuito già nelle settimane precedenti. L'8 aprile scorso Fiorello, intervenendo a La Pennicanza, aveva smentito le voci che lo volevano coinvolto come filo conduttore di uno speciale in prima serata su Rai 1. «Non ne so niente», aveva detto lo showman, raffreddando una delle indiscrezioni circolate attorno al progetto.
Il 7 giugno non passerà comunque sotto silenzio. Rai 1 manterrà un omaggio in palinsesto con uno speciale costruito sul meglio delle edizioni di Domenica In condotte da Baudo, previsto nel pomeriggio dopo la conclusione di stagione del contenitore domenicale. La prima serata sarà invece occupata dall'amichevole Grecia-Italia, in programma al Pankritio Stadium di Heraklion, a Creta, con fischio d'inizio alle 21:00: una concomitanza che ha ridisegnato la geometria dell'omaggio televisivo, spostando la memoria al pomeriggio e rinviando il racconto più strutturato a data da destinarsi.
Il documentario, quando arriverà, non nasce solo come celebrazione anagrafica. Baudo non è stato soltanto un conduttore di successo: è stato un mediatore tra cultura popolare e gusto generalista, un creatore di linguaggio prima ancora che un cerimoniere impeccabile. La stessa Rai, nel giorno della sua scomparsa, lo aveva definito un «inventore» di televisione. Molti meccanismi della conduzione contemporanea — il rapporto con l'ospite, la centralità del ritmo, la funzione narrativa del presentatore — discendono ancora da lì, spesso senza che il pubblico più giovane se ne accorga.
In questo senso il rinvio, paradossalmente, può diventare un'occasione. Il rischio di un prodotto costruito in fretta sarebbe stato quello della celebrazione oleografica: il repertorio scintillante, gli ospiti illustri, i ricordi commossi e poco altro. Prendersi il tempo necessario significa scegliere bene, mettere in ordine una carriera che molti conoscono a frammenti, spiegare perché conti ancora. Un conto è presidiare una data; un altro è costruire un racconto destinato a restare.
Il calendario televisivo ha le sue urgenze. La memoria, no.