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teatro

La paura che fa ridere: "Non è vero ma ci credo" con Gino Astorina

La commedia di Peppino De Filippo diretta da Giampaolo Romania mette in scena la superstizione con ironia e umanità, sabato 6 giugno a Giarre

05 Giugno 2026, 22:56

23:00

La paura che fa ridere: "Non è vero ma ci credo" con Gino Astorina

“Non è vero ma ci credo” è il nuovo, atteso appuntamento della stagione teatrale “Kallipolis”, diretta da Alfio Zappalà e promossa da ArchiDrama con il patrocinio del Comune di Giarre. L’allestimento approda al Cine Teatro Garibaldi di Giarre sabato 6 giugno, con doppia replica alle ore 17.30 e alle 20.30, nell’ambito di una rassegna che si svolge tra lo storico e rinnovato Cine Teatro Rex e il Garibaldi.

Assoluto protagonista Gino Astorina, brillante interprete del classico di Peppino De Filippo, per la regia di Giampaolo Romania. Tra i titoli più amati del teatro comico partenopeo, l’opera affronta con arguzia il tema della superstizione, trasfigurando la fragilità umana in un ritratto universale di debolezza e comicità.

Composta nel 1942, la pièce racconta la vicenda del commendator Gervasio Savastano, imprenditore preda della malasorte, convinto che ogni rovescio sia il frutto di un destino avverso. Intorno a lui si addensano equivoci, paure e trovate esilaranti che mettono a nudo la forza corruttiva dell’irrazionalità.

La regia di Giampaolo Romania restituisce alla commedia il suo battito naturale, puntando su una comicità di parola e di gesto, fedele al lessico defilippiano e, al contempo, in dialogo con la sensibilità di oggi. Nel ruolo principale, Gino Astorina offre una lettura personale e incisiva di un uomo in bilico tra timore e autoironia: un moderno Don Chisciotte alle prese con le proprie ossessioni.

A sostenerlo, un ensemble affiatato che riunisce in scena Eduardo Saitta con Ramona Polizzi, Verdiana Barbagallo, Salvatore Casella, Gianni Fontanarosa, Bianca Caliri e Maria Chiara Pappalardo, per un gioco corale di tempi comici e sguardi in cui precisione e leggerezza si intrecciano. Scene firmate da Salvo Manciagli.

“Il Commendatore Gervasio Savastano – leggiamo nelle note di regia -, vive un’esistenza scandita da un’unica, asfissiante ossessione: la superstizione. Convinto che il declino della sua azienda sia causato dalla nefasta influenza del contabile Malvurio, decide di licenziarlo, sperando di spezzare l'incantesimo della sfortuna. La sua vita sembra svoltare quando bussa alla sua porta Alberto Sammaria, un giovane aspirante ragioniere dotato di una vistosa gobba, simbolo che la tradizione popolare elegge a talismano di prosperità. Sotto l’influsso di questo “portafortuna vivente”, gli affari riprendono quota e l'armonia torna persino tra le mura domestiche: Rosina, la figlia del Commendatore, rinuncia apparentemente a un amore osteggiato dal padre per legarsi proprio al provvidenziale Sammaria. Tuttavia, l'idillio si trasforma in un nuovo incubo quando il timore che la gobba possa essere ereditaria inizia a corrodere la mente di Gervasio. Solo l’ironico epilogo svelerà che il destino non è scritto nei segni del corpo, ma è una trama abilmente tessuta dal sentimento. De Filippo indaga l’abisso di un uomo che, pur saldo nel benessere materiale, smarrisce ogni coordinata razionale. La messa in scena trasforma il palcoscenico in uno specchio della psiche distorta di Gervasio: un mondo dove gli oggetti quotidiani si caricano di presagi e il ritmo della commedia accelera fino a farsi nevrosi. Savastano non è una maschera ridicola, ma il ritratto tragicomico di chi teme l’imprevedibilità del domani. In un’epoca dominata dall'incertezza, la superstizione diventa l'estremo, disperato tentativo di addomesticare il caos. Una commedia che diverte per l’arguzia delle situazioni, ma che interroga il pubblico sulla fragilità di chi preferisce credere all'invisibile piuttosto che affrontare la realtà.”