l'intervista
Thony tra set e disco: «Torno a fare musica nella mia Palermo, ho comprato casa»
«A 19 anni sono scappata, ma poi ho sentito l'appartenenza alla città. Vorrei creare un home studio aperto ad artisti e musicisti». L'attrice e cantautrice è tra i protagonisti della serie "In utero" con Castellitto
Palermo andata e ritorno. Non si va mai via davvero dalla Sicilia. E nella sua città è tornata Thony, ovvero Federica Johanna Victoria Caiozzo, attrice e musicista di talento e grande personalità, tra le protagoniste di “In Utero”, nuova serie Hbo Max nata da un’idea di Margaret Mazzantini, con la regia di Maria Sole Tognazzi e Nicola Sorcinelli.
«Interpreto Dora una giovane donna che si trasferisce a Barcellona e inizia a lavorare in una clinica per la fertilità - racconta Thony - È una patient assistant: accompagna i pazienti nel loro percorso all’interno della clinica, come un cicerone, un caronte, qualcuno che li assiste emotivamente. La vediamo crescere nel corso delle puntate. È l’unico personaggio che segue una linea di commedia».
Non è la prima volta che ha a che fare con la maternità, già in “Tutti i santi giorni” di Virzì si parlava di procreazione assistita.
«Nel film di Paolo non era il tema centrale, si raccontava l’amore di una giovane coppia di disadattati al mondo. Però quel film del 2012 anticipava i tempi, la società. Adesso se ne parla di più, ma non abbastanza. E’ ancora un tabù, c’è pudore ma anche un po’ di vergogna, come se ci si sentisse inadatte al ruolo di madre quando la biologia lo nega. Dora, invece, fa una scelta diversa, decide che la sua famiglia siano i suoi amici».
Le donne sembrano vergognarsi sia quando non vogliono figli, sia quando non riescono ad averli.
«C’è un sottofondo culturale profondo. Essere genitore è considerato la forma d’amore più alta, sentirsi negare questa possibilità può sembrare negarsi un amore totale. Dall'altro lato, chi sceglie di non avere figli deve comunque giustificarsi. Parlarne fa capire che non si è soli. Il mondo sta cambiando velocemente, cambia l’idea stessa di amore e di famiglia. Nella serie ci sono donne sole o persone dello stesso sesso che vogliono diventare genitori».
Tema scottante, in Italia ci sono molti limiti.
«La serie è ambientata in Spagna per questo motivo. Mi sono resa conto di quanto sia importante parlare di questi temi. Nella serie non c’è un giudizio: si racconta con delicatezza il percorso intimo di varie coppie, ogni puntata ha storie e protagonisti diversi. Segue con amore percorsi, alti e bassi, di queste varie forme di famiglia. Una serie che apre al dialogo e a molte riflessioni».

Virzì l’ha lanciata nel cinema da protagonista.
«Suonavo dal vivo, e nel circuito indipendente si parlava di questa ragazza con la chitarra. Simone Lenzi, musicista e autore del libro da cui è tratto il film, mi suggerì a Paolo per scrivere delle canzoni, lui mi scelse anche come attrice. Mi ha fatto innamorare di questo lavoro».
Com’è il suo rapporto con Palermo?
«Sono scappata da Palermo. Per me è un posto affascinante sotto ogni punto di vista. C’è casa mia, c’è la mia famiglia. Ma quando ho deciso di andare via a 19 anni, ho tagliato di netto. Ho vissuto in Inghilterra. Tornavo una volta ogni tanto e per pochi giorni. Avevo paura di essere inglobata. Però quando vedi le cose da lontano inizi a sviluppare un altro senso. Con il tempo mi sono avvicinata, ho iniziato a sentire la mancanza e l’appartenenza alla città. L’anno scorso ho comprato una piccola casetta e quest’anno ne ho presa un’altra vicina: vorrei farne un home studio, un luogo in cui artisti, musicisti compositori, possano ritrovarsi. Durante l’estate porterò i miei strumenti. Vorrei registrare il mio prossimo disco a Palermo coinvolgendo altri musicisti della città. La città per me è una grande fonte di ispirazione. C’è fermento artistico, culturale, musicale. E poi amo i palermitani: sono le persone con cui rido di più».
La città è molto cambiata.
«È cambiatissima. Ero venuta per Manifesta e ho visto che tutto si stava trasformando con un balzo enorme. Ne sono felicissima. Leggo di star internazionali che scelgono di visitarla, di sposarsi, di nomadi digitali che si trasferiscono... Non vorrei che somigliasse a una meta esotica!».
Con un centro storico solo di b&b e ristoranti...
«Spero veramente che mantenga una sua integrità, nelle persone, nei luoghi, nel tipo di vita. Ho comprato le case a Borgo vecchio, un tempo un quartiere difficile, quasi inaccessibile per chi non viveva lì. Mi piace l’idea di dover ancora conquistare le persone, di un luogo dove si creano rapporti giornalieri al bar, alla bottega».

Ha un luogo del cuore?
«La Marina, tutta la zona della Cala, del mare. Amo quella parte della città. L’ultima volta in cui sono stata a Palermo sono salita a Santa Rosalia dove non andavo da quando ero piccola. Che meraviglia! Ho fatto tutta l’acchianata ed è stato bellissimo».
Noi siciliani non ci accorgiamo della bellezza che ci circonda?
«Penso valga per ogni città. Vivo a Roma e ci si abitua a tutto, alla bellezza, alla bruttezza. Per ogni cosa c’è il rischio di perdere di vista la bellezza».
Cosa ama e cosa non sopporta dei siciliani?
«Amo moltissimo l’ironia e l’autoironia. È una cosa che ci salva sempre, ci permette di non essere “rosiconi”, come si direbbe a Roma. L’autoironia è sapere di essere fallibili, e questo permette di rispettare di più anche l’altro. Non mi piace la prepotenza, un aspetto che purtroppo abbiamo. E, poi, siamo un popolo che ha una grande cultura, una storia, abbiamo avuto dominazioni importanti».
Quanto c’è di Sicilia nella vita di Thony?
«È una presenza fortissima in tutto, io parlo, litigo, in palermitano. Ho una parte polacca che viene da mia madre, ma sono nata e cresciuta a Palermo e questa parte si vede tutta. Il rapporto con il mare per esempio: è il posto dove mi sento più centrata e ispirata. Da sempre abbiamo una casetta a Vulcano, alle Eolie, che sto cercando di riprendere. Vulcano è un’isola potente, che tira fuori tutto il tuo sentire, positivo e negativo. C’è un’energia incredibile, qualcosa che ribolle. Perché noi siciliani, sotto sotto, ribolliamo».

La Biografia
Thony, pseudonimo di Federica Johanna Victoria Caiozzo) è una cantautrice e attrice nata a Palermo nel 1982. Trasferitasi a Roma, si diploma in Sound Design allo IED. È nota per aver composto ed eseguito la colonna sonora del film "Tutti i santi giorni" di Paolo Virzì, in cui ha debuttato come protagonista, che le è valsa il David di Donatello per la Miglior canzone originale nel 2013. Ha recitato nei “Ho ucciso Napoleone”, “Momenti di trascurabile felicità” con Pif, “Una relazione”, “Una figlia”, “Unicorni”, e in tv “Tutto può succedere”, “Summertime”, “Maschi veri”. Thony è tra i protagonisti della serie su Hbo Max “In utero” che racconta le storie di Ruggero (Sergio Castellitto), ginecologo fondatore di una clinica di fecondazione assistita, di Angelo (Alessio Fiorenza), giovane trans, biologo. Accanto a loro Teresa (Maria Pia Calzone), fondatrice con il marito della clinica, e Dora (Thony), la nuova patient assistan. Thony sarà in teatro con “Storie della buonanotte per bambine ribelli".