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Milo Infante lascia la Rai e va a Mediaset, il colpo che ridisegna la cronaca tv (e pesa più di un semplice cambio di rete)
Dietro il passaggio al gruppo del Biscione si muovono equilibri editoriali, ascolti, gerarchie e una nuova idea di informazione televisiva
Dopo le indiscrezioni degli ultimi giorni è arrivata la conferma. Il passaggio di Milo Infante a Mediaset è questione di ore. La conferma è arrivata nelle ultime ore: Dagospia ha ribadito quanto anticipato da Davide Maggio. Infante lascia la Rai con un doppio incarico in tasca — condirettore di VideoNews e conduzione di una nuova prima serata di cronaca, la cui formula è ancora da definire. Non un ingaggio da conduttore qualunque, quindi: un ruolo editoriale dentro una delle strutture chiave dell'informazione del gruppo.
Intanto la Rai ha appena comunicato le dimissioni di Infante con una scarna nota: «Rai comunica che si conclude la collaborazione professionale con Milo Infante, in seguito alla sua lettera di dimissioni formalizzata questa mattina al capo del personale. Nel ringraziarlo per l’attività svolta nel corso degli anni nelle strutture editoriali e produttive della Rai, l’Azienda gli rivolge i migliori auguri per il prosieguo del proprio percorso professionale»
Attorno alla trattativa tra Infante e Mediaset si sono moltiplicate le ricostruzioni, alcune smentite con nettezza. Secondo Il Fatto Quotidiano, non sarebbero mai stati sul tavolo né Quarto Grado, né Dentro la notizia, né una striscia quotidiana. Nuzzi e Viero restano saldamente alla guida del titolo di Rete 4. L'arrivo di Infante nasce da un allargamento dell'offerta, non da un avvicendamento.
Perché Mediaset lo ha voluto è presto detto: i numeri di Ore 14. Il programma di Rai 2 aveva "quadruplicato" i suoi ascolti nel tempo, sfiorando il 9% di share medio. Il 6 maggio scorso ha toccato 1 milione 145 mila spettatori con il 10,9%. La versione serale, il 15 maggio, ha superato Quarto Grado (8,5% contro 7,5%). Dati che spiegano da soli il movimento.
Il trasferimento si materializza dopo una stagione da record, non da una fase di declino. Già l'8 giugno Davide Maggio aveva scritto di dimissioni consegnate all'ad Rai Giampaolo Rossi, con la direzione competente intenzionata a "fare di tutto per trattenerlo". Non è bastato, né sul piano economico né su quello progettuale.
Chiudendo l'ultima puntata, Infante aveva citato Stephen King: "Ci sono altri mondi al di fuori di questo." In quel momento sembrava una frase. Adesso sembra un annuncio.
Sullo sfondo — con la prudenza che il tema richiede — restano le tensioni con Roberta Bruzzone: Open ha riferito il 4 giugno che Infante aveva formalizzato una richiesta di audit al Comitato Etico della Rai sui comportamenti della criminologa. Un capitolo ancora aperto, che contribuisce a rendere più rumorosa la chiusura del suo ciclo in viale Mazzini.
Titolo, rete e assetto definitivo del nuovo programma arriveranno nelle prossime settimane. Il messaggio, però, è già chiaro: Mediaset non ha comprato solo un conduttore. Ha comprato un metodo, un pubblico e una reputazione costruita sui numeri.