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il panel

Jane Campion: “Il cinema sembra essere misogino! Ma è talmente bello avere tante donne sul set"

Attrici, registe, produttrici, esperte di casting a confronto sul ruolo femminile nell'industria cinematografica, ove le opportunità non sono affatto pari

12 Giugno 2026, 22:40

22:50

Jane Campion: “Il cinema sembra essere misogino! Ma è talmente bello avere tante donne sul set"

di CARMELITA  CELI

Diversità è ricchezza ma qui è il caso di dire: abbasso le differenze.

Lo hanno detto forte e chiaro le “donne al Parlamento” del Taormina Filmfestival di Tiziana Rocca al panel “Donne oltre lo sguardo” in cui attrici, registe, produttrici, esperte di casting, unicuique suum, hanno intonato più di un refrain. “Non sono tutte rose e fiori” ma anche “Diventiamo complici” e “Non smettiamo di essere sorelle”.

L’oggetto del contendere è presto detto: con buona pace e tutto rispetto per il Ministero che se ne intesta ruoli e funzioni, le opportunità (tra uomo e donna, s’intende) non sono affatto pari. Non ancora, almeno.

“E’ una vecchia storia di discriminazioni e non solo sul piano economico – dice Anna Valle, attrice – La maternità continua ad essere un problema soprattutto per attrici che non dispongono di potere contrattuale. Per questo, durante la pandemia, abbiamo dato vita all’associazione ‘Unita’ ”.

Una “correzione” di strategia viene da Fernanda Torres, attrice e scrittrice brasiliana: sua madre, l’attrice Fernanda Montenegro, oggi ultranovantenne, fu la prima attrice latinoamericana ad essere candidata all’Oscar. “Il modo migliore per vincere è che le attrici curino i contatti tra loro. A mia madre, diventata sua amica, Lauren Bacall raccomandava di prendere iniziative in proprio senza aspettare di essere ‘invitate’ a festival ed eventi perché il mercato resta maschile. Invece di lamentarsi bisogna produrre il proprio talento”.

“Se parliamo di ‘maschile’ è bene che si sappia che le registe non possono ancora ambire allo stesso budget accordato ai registi – interviene Francesca Archibugi, regista – Senza contare che disponiamo di meno sale e meno pubblicità. E per piacere, che non si cerchino alibi come se le artiste avessero solo doveri! La produzione, i direttori di festival, sono loro che devono svegliarsi. Perché se qualcosa va storto è sempre colpa nostra?”.

Buone notizie dal fronte, almeno una: la direttrice (o direttore) di casting non è più un’ombra, l’Academy infatti ha finalmente istituito il premio Oscar destinato a questo ruolo impegnativo, una sfida assolutamente “demanding”, esulta Francine Maisler, cast director.

Di sorellanza necessaria discute Clotilde Courau (sono trent’anni di recitazione a far storia non l’ex regale consorte che non citeremo di proposito) e aggiunge: “Io sarei francamente positiva dinanzi a set che sono sempre più pieni di donne e in tutti gli ambiti. Quando ho cominciato ne avrò contate tre al massimo. Dobbiamo crederci di più, tutto è possibile, lottando”. “Quando cominciai alla Warner ricordo di aver visto solo due donne e piuttosto agé – si unisce Sue Kroll, produttrice, oggi responsabile di Amazon MGM – Negli ultimi tempi, il numero delle giovani donne si è raddoppiato, se fossi una di loro, oggi, avrei sicuramente molti più riconoscimenti di una volta”.

E’ indubbiamente poliedrica e mimeticamente “poliglotta”, Paola Minaccioni, tra radio, cinema e teatro, eppure… “Nell’immaginario artistico di tutti noi prevale il maschile e confesso che anch’io ne sono stata condizionata, mi sono autogiudicata sposando il pensiero vincente cioè quello dell’uomo. Ho combattuto soprattutto con me stessa! Poi, però, ho deciso di costruirmi la mia identità artistica con produzioni teatrali che rispondevano ai miei progetti e non a ciò che mi si chiedeva e cioè il comico, ho fatto tragedie ed altro repertorio. Il pubblico non ha pregiudizi se si trova davanti ad artisti onesti, chi ha qualcosa da dire e lo fa con responsabilità, può farcela”.

La piccola grande donna di “Lezioni di piano” intona un peana di (quasi) vittoria. Holly Hunter: “Negli States qualcosa finalmente si muove! Succede di vedere  sempre più donne sui set e in molti ruoli! Quando osservo queste ragazze mi chiedo come abbiano cominciato, che cosa esattamente le abbia portate lì e che cosa vogliano fare, poi…”.

Mantiene decisamente, giustamente, fortunatamente i piedi per terra, Donatella Finocchiaro, attrice, non si accontenta di buoni propositi e promesse che non costano nulla: “In Italia il miracolo non si è ancora compiuto, francamente le registe donne non sono poi così numerose. Conto su un cambiamento che provenga dalle giovani generazioni, spero che non si adeguino al patriarcato che noi, invece, abbiamo stentato a rigettare. Il sistema deve riconoscere la complicità tra donne e uomini illuminati che scendano dal trono”.

I suoi capelli sono lunghissimi e bianchi ma sembrano comunque quelli di una ragazza sbarcata a Woodstock. Jane Campion, regista leggendaria e in questo Taofilmfest presidente di Giuria, ha un sorriso tenerissimo e fermissimo mentre dice: “Il cinema sembra essere misogino! Perciò è essenziale che le donne che vi lavorano abbiano una buona base in modo da introdurre sempre maggiori contributi di qualità nel processo creativo di un film. E’ talmente bello avere tante donne sul set, con loro trovo che tutto sia più agevole. Perché sul set tutti hanno bisogno di sentire love and care, amore e cura, e tra gli umani le donne sono le creature più brave a farlo. Love and care, love and care”.

Ricevuto, soldato Jane.