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la storia

"Nun lu faciti chiù!": il grido etno-folk di Alessandro D'Andrea Calandra per Don Pino Puglisi

Dalla penna dell'artista agrigentino un nuovo emozionante brano in lingua siciliana per smascherare le bugie sul falso "onore"

13 Giugno 2026, 21:52

21:54

"Nun lu faciti chiù!": il grido etno-folk di Alessandro D'Andrea Calandra per Don Pino Puglisi

La musica può farsi strumento di memoria, radici e messaggi di giustizia. Ne è testimonianza il nuovo percorso di Alessandro D’Andrea Calandra, cantautore originario di Agrigento e da anni residente in Veneto.

 

Ingegnere meccanico e formatore, ha intrapreso da poco la carriera discografica: nel 2024 ha debuttato con “Sicilia vacanti”, un album etno‑folk interamente in lingua siciliana, concepito per mantenere vivo il legame con la cultura della sua terra.

Oggi il suo cammino artistico si arricchisce di un capitolo intenso e dal forte impatto emotivo: una composizione dedicata a Don Pino Puglisi, intitolata “Nun lu faciti chiù". Il testo, scritto in un siciliano evocativo e tagliente, oscilla tra la preghiera che consola e un severo monito.

L’incipit contrappone immagini di quiete all’oscurità e al freddo: “Dormi ca stu scuru di Paci s’adduma”, “Dormi ca sta notti ti trasi nell’Anima”. Ma è alla luce del giorno che, secondo l’autore, “li diavuli” impongono la loro versione dei fatti, spacciando per “onore” ciò che non è che menzogna: “Ca chistu è l’unùri / Ma sunnu farfantarìi!”.

Il brano culmina nel ritornello che ne dà il titolo, un accorato e perentorio invito a fermarsi: “Ma nun lu faciti chiù!”, ricordando che c’è sempre posto nella “Casa del Signore” per chi sceglie la via del vero onore.